L’AQUILA – Un errore, non una “sveltina”.
Con un colpo di scena arriva la difesa della maggioranza di centrosinistra in Regione Abruzzo dopo l’articolo di AbruzzoWeb che ha svelato il rischio dell’approvazione di una legge che prevedrebbe promozioni senza concorso e la possibilità di aumentare del numero di dirigenti di Giunta e Consiglio, con serio rischio di ricorso per illegittimità costituzionale.
Il presidente della prima commissione (Bilancio), Maurizio Di Nicola di Centro democratico, replica spiegando che spariranno dal testo finale i due controversi passaggi che, assicura, sono stati inseriti nel progetto di legge “per meri errori di trascrizione e per la fretta dovuta dalla necessità di contrastare l’ostruzionismo dell’opposizione”.
Il primo errore, quello che varerebbe promozioni selvagge, sarà dunque cancellato con un emendamento tecnico a firma dello stesso Di Nicola quando, dopodomani, il provvedimento approderà in aula consiliare.
Il secondo errore, i dirigenti riportati da 90 a 120 come prima del taglio, non sortirà nessun effetto e sarà comunque superato con un provvedimento ad hoc.
“Si è trattato di un refuso di trascrizione nella scrittura dei subemendamenti, presentati a firma del consigliere Camillo D’Alessandro del Partito democratico – spiega Di Nicola a questo giornale – Erroneamente è stata inserita la norma non più vigente e che la maggioranza non intendeva assolutamente riproporre”.
Dichiarazione non esplicitamente polemica verso D’Alessandro, ma con la quale al tempo stesso il consigliere Cd pare rievocare la spaccatura anche interna alla maggioranza che ha travagliato e reso infinita la burrascosa riunione della commissione Bilancio che ha licenziato il testo ‘bacato’.
“L’attività di drafting (ossia la redazione tecnica delle leggi, ndr), svolta dagli uffici legislativi regionali, aveva già evidenziato il refuso subito dopo la seduta di commissione durante la collazione del testo normativo e suggerito, conseguentemente, la predisposizione di un emendamento tecnico di pulizia del testo per la discussione in aula”, prosegue Di Nicola.
Una versione sulla quale non sembra troppo convinto il consigliere regionale di opposizione Mauro Di Dalmazio (Abruzzo futuro), che presenterà un emendamento ‘di sicurezza’ con la medesima finalità.
“Se la maggioranza afferma che si è trattato di un refuso – replica – non ci saranno difficoltà a sopprimerlo ed è per questa ragione che ho presentato un emendamento per cancellare un passaggio che c’entra poco con la legge, e la espone al rischio di contrasto con altre norme”.
“I dipendenti regionali di categoria C nominati dalla Giunta regionale come consulenti tecnici di parte per conto della Regione in sede di contenzioso e che svolgono tale funzione da oltre 10 anni – si legge nella normativa contestata – possono essere inquadrati alla categoria D allorché vi siano posti disponibili e riservati al personale interno per la stessa categoria”.
Senza concorso, e contravvenendo palesemente al dettato costituzionale secondo cui, nella pubblica amministrazione, le promozioni possono avvenire solo per concorso. Non sarebbe stato del resto il primo tentativo.
Stesso discorso per l’altro passaggio critico che AbruzzoWeb ha evidenziato nel progetto di legge, al comma 4 dell’articolo 4: “i servizi del Consiglio e della Giunta non possono essere superiori rispettivamente a 11 e 120”.
Ma i dirigenti del Consiglio a oggi sono 9 mentre quelli della Giunta sono 90 e la norma, se approvata così com’è, consentirebbe in linea di principio un nuovo aumento, in tempi di crisi, e in una regione in cui i dirigenti sono già in sovrannumero.
Ma anche in questo caso si sarebbe trattato di un errore di trascrizione.
“A causa del gran numero di emendamenti ostruzionistici – spiega ancora Di Nicola – per velocizzare i tempi della discussione la maggioranza ha risposto con subemendamenti, nella cui predisposizione sono stati trascritti passaggi dalla vecchia normativa al nuovo testo che, sottolineo, per ora focalizza l’attenzione sulla riorganizzazione della macchina al fine di imprimere più efficacia. Interverremo in un secondo momento con un provvedimento ad hoc per aggiornare il tetto al numero dei dirigenti”.
Insomma: per la legge vigente i dirigenti possono essere 120 e 11 ma, assicura Di Nicola, nessuno pensa ad aumentarne il numero fino a che la legge non sarà aggiornata. Si spera questa volta senza refusi.
A scanso di equivoci, però, sempre Di Dalmazio ha pronto un secondo emendamento che fissa il numero massimo dei dirigenti a 9 per il consiglio e 90 per Giunta “al fine di consolidare la politica di riduzione dei costi e razionalizzazione della macchina amministrativa avviato dalla passata Giunta di centrodestra” di cui lui faceva parte.
Di Nicola infine, chiarito l’equivoco, e in attesa dei testi definitivi, difende la bontà complessiva della nuova legge che, salvo sorprese, sarà approvata alla vigilia di Ferragosto. Una norma che introduce la figura del direttore generale e dei commissari ad acta per velocizzare le pratiche, riduce da 10 a 6 l’attuale numero dei direttori o capo dipartimenti, ridisegna le mansioni di ciascun dipartimento.
Le opposizioni daranno battaglia sulla figura dei commissari, di cui non è chiara la funzione e poteri né la loro utilità, visto che ci sarà già un direttore generale, per cui si chiederà un tetto di spesa per la retribuzione, a svolgere il ruolo di raccordo e velocizzazione.
“Siamo aperti ai contributi delle opposizioni – spiega a tal proposito Di Nicola – e confidiamo in un loro atteggiamento costruttivo. Loro dicono che ci saranno aggravi di costi, ma nella legge è scritto chiaro e tondo che così non potrà essere. Inoltre, non è vero che i commissari realizzatori rappresenteranno strumenti di accentramento di potere in mano al presidente della Giunta, il loro ruolo sarà ben definito, e sarà quello utilissimo di registi che intervengono in casi di inerzia, per sbloccare le pratiche nel solo interesse dei cittadini”.
“Ricordo – conclude Di Nicola – che in caso di colpevoli ritardi da parte della pubblica amministrazione vige il diritto di ottenere risarcimenti e indennizzi. Dunque la regione Abruzzo ha il dovere di cautelarsi prevenendo possibili danni all’erario per il malfunzionamento della macchina”.





