PESCARA – Anche l’Abruzzo potrebbe avere la sua capitale della cultura.

È il senso della proposta di legge che l’assessore alle Politiche giovanile, Marinella Sclocco, ha presentato insieme con i consiglieri regionali Lorenzo Berardinetti e Sandro Mariani, che mira ad introdurre in Abruzzo il programma annuale “Città della Cultura”.

La proposta  s’ispira all’esperienza, ormai trentennale, del programma della Commissione europea ‘Capitale europea della cultura’. A cui ha ambito anche L’Aquila, senza però sucesso visto che il prestigioso riconoscimento per il 2019 è stato assegnato a Matera.

“Il progetto di legge – spiega l’assessore – si propone di stimolare una cultura della progettazione integrata e della pianificazione strategica; l’obiettivo è sollecitare le città e i territori a considerare lo sviluppo culturale quale paradigma del proprio progresso economico locale e di una maggiore coesione sociale. Non si tratta tuttavia  di sfruttare meramente il titolo di ‘Città abruzzese della cultura’ a fini di marketing territoriale, per incrementare un turismo che dia effetti immediati in termini di occupazione e reddito, ma di assicurare una stabilità nel medio e lungo periodo”.

Oltre ai grandi eventi, le città e i territori dovranno essere incoraggiati ad integrare le proprie offerte culturali, nonché a valorizzare e sviluppare le industrie culturali e creative.

Che la cultura del resto sia un settore dalle forti potenzialità lo si evince anche dal Libro Verde sulle industrie creative della Commissione europea che lo ha indicato come il comparto produttivo a più lato tasso di crescita, in grado di dare ottimi risultati in termini occupazionali e di generazione di flussi economici e finanziari, nel medio e lungo periodo.

“Un comparto – aggiunge Sclocco – che peraltro è privilegiato anche nel ciclo di programmazione europea 2014-2020 che, riunificando vecchi programmi, ha lanciato il programma ‘Creative Europe’ destinando a questa azione circa 1,46 miliardi di euro. In questo schema, il processo di pianificazione strategica a base culturale, tipico del modello ‘Capitali europee della cultura’, può essere adattato e reinterpretato come l’esercizio di un’opzione di rigenerazione urbana e di riappropriazione di una cittadinanza attiva che, agendo sul vettore della coesione e dello sviluppo territoriale partecipato contribuisce alla crescita economica e alla lotta all’esclusione sociale”.