L’AQUILA – Il vice presidente del Consiglio regionale, Giovanni D’amico, chiede al presidente della Regione Gianni Chiodi e all’assessore al Personale Federica Carpineta, attraverso un’interpellanza, “se intendono agire per evitare la paralisi amministrativa della Regione Abruzzo, provocata dalla soppressione di alcuni enti strumentali (Arssa, Aptr, Abruzzo lavoro) che ha comportato un’immissione nei ruoli della Regione di circa 300 dipendenti”.
“Il personale – scrive D’Amico – risulta per buona parte non inquadrato funzionalmente nelle direzioni regionali ed è spesso costretto a rimanere inattivo, mentre, paradossalmente, si riscontra una carenza di organico in diversi settori che hanno una funziona vitale per l’ente. Il mancato inquadramento si traduce dunque in un danno per i cittadini abruzzesi. Inoltre, l’immissione nei ruoli della Regione si risolve di fatto in un danno per i dipendenti della Regione stessa che perderanno una parte di salario accessorio”.
“In un quadro simile – afferma D’Amico – la Giunta regionale sembra non voler svolgere il ruolo che le è proprio, tanto che la procedura di conciliazione attivata dal prefetto dell’Aquila non si è potuta concludere il 16 ottobre scorso, perché al tavolo delle trattative era assente proprio l’organo di governo regionale”.
“Le organizzazioni sindacali – spiega D’Amico – chiedono un urgente processo di riorganizzazione delle competenze e delle professionalità esistenti tra i dipendenti e i funzionari della Regione Abruzzo e propongono per l’anno 2013 di utilizzare una parte dei risparmi di gestione conseguiti con la soppressione degli enti per evitare il taglio del salario accessorio. Sono inoltre disponibili a siglare un accordo sulla produttività 2013 solo a condizione che ci sia un impegno politico e amministrativo concreto da parte del presidente Chiodi e della Giunta regionale”.
“Alla luce della posizione delle organizzazioni sindacali, chiedo al presidente della Giunta e all’assessore competente se intendono svolgere il loro ruolo istituzionale per evitare la paralisi amministrativa della Regione Abruzzo e se intendono farlo accogliendo le richieste stesse”, conclude D’Amico.






