L’AQUILA – Ancora polemiche da parte dei lavoratori dei dipendenti della Giunta regionale, calcano la mano sulle “condizioni di sfascio” addebitabili alla “totale assenza di gestione del personale da parte della Giunta regionale Chiodi”.

In particolare, la mobilitazione è legata al fatto che il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e l’assessore al ramo Federica Carpineta non hanno dato ancora risposte sulla mancata ricollocazione dei circa 300 dipendenti delle agenzie regionali soppresse, tra cui Arssa, Aptr e Abruzzo Lavoro, riassorbiti alcuni anni fa dalla Regione, e sulla conseguente mancata ufficializzazione delle economie risparmiate dall’operazione.

Tra i più contestati c’è di nuovo anche il presidente di Confindustria Paolo Primavera, per il quale i dipendenti pubblici hanno poco di cui lamentarsi.

LA NOTA COMPLETA

Pur apprezzando la solerzia del Dott. Primavera, nell’individuare le responsabilità in ordine alle inefficienza della Regione Abruzzo, i dipendenti regionali sono costretti a sottolineare il fatto che lo stesso abbia lasciato inevasa la questione “dell’inutilità e dell’ingiustizia” degli incentivi a pioggia concessi alle imprese peraltro sollevata dal Presidente di Confindustria nazionale Giorgio Squinzi.

Dal presidente di Confindustria Chieti ci si aspetta una risposta chiara. Soprattutto verso i cittadini abruzzesi.

In merito invece alle questioni dell’inefficienza della burocrazia, possiamo dire che siamo tutti d’accordo.
Finalmente anche il Dott. Primavera comincia a capire.

“Bisogna sburocratizzare, razionalizzare gli uffici, aumentare i livelli di competenza, selezione e merito.
Chi merita va premiato, mentre gli incapaci vanno formati o buttati fuori”.

Secondo il Presidente di Confindustria Chieti, teoricamente l’impostazione del sistema è corretta, ma chi ne presidia le decisioni, si domandano i dipendenti?

Il dott. Primavera, in riferimento alle decisioni della Giunta e del Consiglio regionale, dovrebbe sapere che i milioni di euro in giacenza, non sono fermi per un piacere compulsivo dei burocrati regionali, ma spesso per assoluta incapacità programmatoria e qualche volta per totale ignoranza delle più elementari regole amministrative, che invece ogni Paese civile invece dovrebbe rispettare.

In una comunità di diritto, ognuno ha la responsabilità dei propri comportamenti e delle proprie scelte. In questo senso gli ultimi ad avere potere decisorio sul funzionamento organizzativo dell’amministrazione regionale, sono proprio i semplici dipendenti.

L’eliminazione dei cosiddetti “colli di bottiglia” amministrativi, procedurali e organizzativi, anche per i dipendenti, deve essere risolta attraverso la formula magica che il Dott. Primavera citava: razionalizzazione, efficienza, competenza, selezione e merito.

Invece… che dire delle decisioni in materia di organizzazione di questa amministrazione regionale?

Il Dott. Primavera dovrebbe sapere, qualora non ne fosse a conoscenza, che gli attuali vertici politici regionali (che dialogano serenamente con lui), dispongono del potere di nomina:

1. di tutti i Direttori generali, (n. 15 fra Direzioni e Strutture Speciali di Supporto), di cui due di essi sono stati “liberamente” scelti fra le alte professionalità che il mondo del lavoro e delle professioni offre;

2. di un Ufficio di diretta collaborazione del Presidente (alias Segretariato generale della Presidenza), composto da un Segretario generale (equiparato a un Direttore), tre Dirigenti, e svariato personale assunto a tempo determinato per chiamata diretta) a cui si aggiungono tutte le segreterie degli Assessori, che in alcuni casi sono arrivate ad esserne anche due nella stessa città;

3. di tutti i dirigenti regionali nei vari Servizi delle Direzioni che hanno la piena responsabilità sia della gestione del personale che dell’esecuzione delle decisioni assunte dall’organo politico, di cui n. 8 dirigenti con incarico fiduciario dall’esterno (e da svariati anni, senza mai avviare procedure di concorso) sempre con ulteriori oneri a carico del bilancio regionale;

4. e infine, dell’Organismo “indipendente” di Valutazione (O.I.V.) che presiede il sistema di valutazione della performance delle strutture e dei dipendenti.

(alla faccia della spending review).

Sicuramente al Dott. Primavera non saranno sfuggite le conoscenze e la professionalità, in materia di risorse umane, dell’assessore regionale al ramo, e sicuramente è a conoscenza del fatto che dopo aver lasciato trascorrere l’intera legislatura (5 anni e più, vista la posticipazione della data di elezioni a maggio 2014) la stessa non è riuscita a definire nemmeno uno straccio di legge di riorganizzazione, che tutto il personale aspetta da 14 anni.

(L’ultima legge di organizzazione, la L.R. n. 77/1999, si rifà ad un periodo ante Riforma del Titolo V della Costituzione e prima delle riforme sulla Pubblica Amministrazione degli anni 2000, (v. Brunetta e Monti).

Sul piano organizzativo qualche ulteriore riflessione va fatta con il senso della memoria storica che invece il presidente di Confindustria Chieti non sembra tener conto.

In epoche passate, la struttura di supporto al Presidente (oggi Segretariato generale della Presidenza) era gestita da un unico Capo di gabinetto, incaricato su base fiduciaria, dipendente di ruolo della Regione, e quindi senza nessun aggravio di spesa sul bilancio regionale.

Oggi invece nell’organizzazione di detta Struttura sono presenti un Direttore generale e tre Dirigenti, con incarico di consulenza esterna, a chiamata diretta, supportati a loro volta da altro personale sempre a chiamata diretta oltre a quello di ruolo.

Perché non tornare a tali “virtuosismi” degli anni passati, senza scuse per aver trovato in essere il modello attuale?

Evidentemente, secondo i politici, tale tipo di organizzazione dovrebbe essere utile a “semplificare” e a “rimuovere gli ostacoli amministrativi” per agevolare, anche, l’afflusso dei sussidi all’imprese. O no ?

Sempre in ordine alla, “razionalizzazione degli uffici, all’aumento dei livelli di competenza”, che fanno capo sempre all’assessore alle Risorse umane Federica Carpineta, non può essere sottaciuta la triste vicenda della soppressione degli enti regionali Arssa, Aptr e Abruzzo lavoro che hanno portato nelle fila del personale regionale ben oltre 400 nuovi dipendenti.

La maggior parte dei quali “parcheggiata” temporaneamente dal 1 ° gennaio 2012 senza nessun contratto e mansioni, presso la Direzione Agricoltura dell’Assessore Mauro Febbo, facendo di questa Direzione una struttura paragonabile ad un vero e proprio “Ministero” di circa 500 dipendenti.

Sulla questione, nella nostra regione, invece siamo al paradosso, dove l’assessorato all’Agricoltura rivendica il successo dell’operazione di scioglimento dell’Arssa, mentre scarica totalmente la responsabilità dell’organizzazione all’Assessorato alle Risorse umane.

Possibile che al Dott. Primavera non appaia sensato la necessità di dover predisporre prima uno piano di programmazione delle risorse umane a disposizione, e poi definire un chiaro processo di riorganizzazione dell’intera struttura amministrativa della Regione?

In ogni caso, si rammenta che dopo la Riforma del Titolo V della Costituzione, la Regione è solo un ente territoriale di programmazione e legislazione, e non di gestione tecnico – amministrativa.

La decisione di sopprimere l’Arssa, a esempio, ancor prima che della sua valenza sul piano organizzativo, è stata inopportuna ed insensata dato che sono state riassorbite alla Regione competenze tecniche persino sulle analisi fitopatologiche che normalmente sono eseguite, in tutte le regioni d’Italia, da laboratori tecnici di enti satellite della Regione.

Probabilmente anche questo sfugge alla vigile attenzione di chi giudica l’inefficienza tout court della struttura regionale.

Come invece può essere facilmente compreso, anche dal cittadino abruzzese dotato di normale buon senso, la responsabilità dell’attuale “sfascio” dell’intera struttura regionale, non può essere addebitato al dipendente regionale, che subisce le decisioni, ma a tutti coloro che per un verso o per l’altro, hanno poteri decisionali e responsabilità precise sull’organizzazione della macchina amministrativa.

Il risultato delle decisioni assunte durante questa legislatura, ormai a termine, ha generato fra i dipendenti la sensazione che nessuno è parte di un’organizzazione unica, coordinata e gestita.

Mentre si avverte solo la pervicace volontà di giungere a un modello “frammentato” e “autoreferenziale” delle strutture, che operi separatamente senza il comune orientamento teso al funzionamento dell’amministrazione nell’interesse dei cittadini e delle imprese abruzzesi.

I dipendenti regionali, nel condividere pienamente quanto affermato dal Dott. Primavera sul principio che “chi merita va premiato, mentre gli incapaci vanno buttati fuori”, ricordano con una metafora basata uno dei tanti ragionamenti della serva, che “per pulire le scale non si comincia mai dal gradino più basso, ma sempre dalla scala più in alto, a scendere verso l’ultimo”. O no?