L’AQUILA – “Quando ero un politico tutti mi consideravano un tecnico, ora che ho un ruolo tecnico mi fanno pesare di aver avuto un ruolo politico!”.

Rompe il silenzio e si difende con determinazione Giovanni D’Amico, Partito democratico, ex vice presidente del Consiglio regionale e prima ancora assessore che, dopo aver mancato la rielezione alle elezioni del 25 maggio 2014, da un settimana è tornato all’Emiciclo come portavoce di Giuseppe Di Pangrazio, attuale presidente dell’assemblea legislativa.

Guadagnerà 45 mila euro lordi, comprensivi anche delle spese di viaggio.

Una nomina che ha provocato, però, le dure critiche, in particolare, dal gruppo consiliare del Movimento 5 stelle, che ha definito il ritorno “un vero e proprio schiaffo in faccia a tutti coloro che non riescono a trovare, facendo affidamento solo sul proprio impegno e preparazione professionale, uno sbocco occupazionale”.

Lo schieramento grillino ha giudicato soldi sprecati quelli spesi “per una figura professionale inutile, visto che il Consiglio regionale dispone già di un ufficio stampa”.

Dopo le prime polemiche il suo nome è tornato negativamente alla ribalta al momento dell’assunzione part time nello staff dello stesso Di Pangrazio di Donatella Ciaccia, moglie del vice sindaco di Avezzano (L’Aquila) Ferdinando Fiore Boccia, numero 2 dell’altro Di Pangrazio, il sindaco Giovanni. Come dire, a tutta Marsica e a tutta amicizia.

D’Amico ad AbruzzoWeb respinge, però, le accuse.

“Credo si sia equivocato sul ruolo del portavoce – puntualizza – perché esso che non ha nulla a che fare con quello dell’addetto stampa, è infatti una figura di raccordo tra istituzioni e di comunicazione istituzionale, ritengo assolutamente necessaria”.

D’amico spiega infatti che il primo compito che si è assunto è quello di effettuare una ricognizione tecnica su tutta l’attività legislativa, in particolare quella delle commissioni consiliari, con l’obiettivo di velocizzare e rendere migliore la qualità della produzione legislativa.

E dunque, assicura, “è a dir poco demagogico mettere in dubbio la retribuzione da 45 mila euro” che, ricorda, “andrebbe soppesata alla luce della professionalità e della competenza messa a disposizione, e dei risultati che saranno ottenuti. La retribuzione – insiste – va comunque calcolata al lordo, e dunque al netto sarà inferiore a quella di un impiegato di categoria D”.

D’Amico ribatte poi ad altre due accuse particolarmente velenose che gli sono state rivolte.

La prima è di essere un “trombato” che, uscito dalla porta dell’Emiciclo, è rientrato dalla finestra. La seconda, è che non è un caso che D’Amico sia del Pd e avezzanese proprio come Di Pangrazio, come a dire: portavoce… dei paesi e dei partiti tuoi.

“A chi mi accusa di essere una sorta di riciclato – ribatte – ricordo che alle Regionali ho ottenuto 4 mila voti, sono risultato l’undicesimo più votato in Abruzzo e non sono stato rieletto solo per colpa della strana legge elettorale che abbiamo, visto che oggi siedono all’Emiciclo ben 17 consiglieri regionali eletti con meno voti di me”.

E poi il presunto aiutino del “paesano e compagno” Di Pangrazio.

“L’incarico mi è stato conferito a seguito di una deliberazione dell’ufficio di presidenza, votata all’unanimità, anche dai rappresentanti dell’opposizione – conclude D’Amico – Non sono stato nominato direttamente dal presidente del Consiglio. E questo, vorrei aggiungere, dimostra che sono una figura di equilibrio, al disopra delle parti, che una garanzia per tutti”. Filippo Tronca