L’AQUILA – La legge elettorale e le norme sulle incompatibilità agitano il Popolo della libertà in Regione.

Non è passata inosservata, infatti, la presenza ieri all’Emiciclo del coordinatore abruzzese dei berlusconiani, il deputato Filippo Piccone, che ha riunito lo stato maggiore del partito per discutere della data della scadenza della legislatura (tra novembre 2012 e marzo 2013), delle modalità tecniche per esercitare il voto e del programma di fine mandato.

Nel dibattito è intervenuto con una nota scritta rivolta direttamente al governatore, Gianni Chiodi, il numero due del Pdl, Fabrizio Di Stefano, vice e collega di Piccone a Montecitorio.

Di Stefano ha chiesto che sia assicurata la possibilità di esercitare la doppia preferenza di genere, quella che consente di mettere due nomi sulla scheda purché di genere diverso, “è uno slancio qualificante per la politica e per il governo regionale”, ma soprattutto ha chiesto di allentare la stretta sulla ineleggibilità e le incompatibilità, che così com’è oggi impedirebbe la candidatura ai sindaci e ai componenti delle giunte provinciali, a meno di dimissioni anticipate di diversi mesi.

“Votai anch’io questa legge – ricorda Di Stefano, all’epoca consigliere regionale di Alleanza nazionale – ma riconosco che la stessa ha dei limiti. La logica che ci mosse era in particolar modo rivolta all’incandidabilità dei sindaci delle grandi città. La possibilità di competere da primo cittadino, con la visibilità e il ruolo che questo incarico conferisce, avrebbe squilibrato in partenza la competizione elettorale”.

Però, ha detto ancora Di Stefano, “è anche del tutto evidente, che il risultato al quale si è giunti estendendo la legge, per esempio, a un sindaco di un paese di 400 abitanti o a un assessore provinciale o a un componente di un consiglio di amministrazione, distorce, a mio avviso, lo spirito della norma stessa, rendendola palesemente troppo restrittiva”.

“Capisco che in Consiglio regionale possano esserci resistenze, perché si allarga la schiera dei possibili competitori – ha ammesso il deputato pidiellino – ma sono altrettanto certo che tu converrai con me che questa non può essere una buona ragione, per eludere il cambiamento”.

“Le mie ragioni nascono anche da una riflessione prettamente legata alla nostra parte politica. Tutti gli assessori delle quattro province abruzzesi sono espressione della nostra parte politica – ha concluso – limitarne il coinvolgimento in una campagna elettorale, varrebbe a ridurre tutto il potenziale che la nostra classe dirigente potrebbe mettere in campo. L’unica cosa che va garantita, a mio avviso, è una coalizione forte, fatta dei migliori uomini e delle migliori donne”.

Sulla legge elettorale è andato in scena anche lo scontro tra il capogruppo del Pdl, Lanfranco Venturoni, e l’omologo del Partito democratico, Camillo D’Alessandro, con riferimento alla modifica dello Statuto che prevederà l’incompatibilità tra consiglieri e assessori, sulla scorta di quanto accade nei comuni con più di 15 mila abitanti.

Per Venturoni “una scelta bipartisan frutto della condivisione con i colleghi dell’opposizione”, ma per D’Alessandro non è così: “voteremo contro e daremo battaglia in aula”. Oggetto del contendere le nuove cinque poltrone che si creerebbero (nel prossimo quinquennio lo Statuto prevede che un assessore possa essere comunque esterno).

A D’Alessandro ha controreplicato Venturoni: “Nessuna modifica salva-poltrona, al contrario, con il combinato disposto delle riforme portate avanti dalla maggioranza Pdl si concretizza un taglio netto quanto inequivoco dei costi complessivi di funzionamento del consiglio e, con la riduzione del numero dei consiglieri da 46 a 31, un risparmio per la prossima legislatura pari a oltre 10 milioni di euro”.

DI STEFANO: “ELIMINARE ALCUNE INELEGGIBILITÀ” 
 
“Caro Gianni, ti lascio per iscritto le mie considerazioni in merito alla legge elettorale che in più occasioni, ti ho espresso personalmente a voce. Capisco che avendo emergenze di gran lunga più cogenti da dover quotidianamente affrontare, quali la sanità, il lavoro, il terremoto, deleghi al gruppo e al capogruppo simili tematiche. Ma poiché la partecipazione dei cittadini alla vita democratica delle istituzioni rappresenta il metro e la misura del livello di maturità di un’istituzione come la Regione, forse, un attimo di attenzione da parte tua anche a questa tematica contribuirebbe a qualificare il lavoro di tutto il Consiglio regionale. Soprattutto oggi, in cui vengo a sapere, che ci sarebbe l’intenzione di non modificare in nessun punto la legge elettorale e in maniera minimale, la norma sull’ineleggibilità e incompatibilità”.

È questo l’incipit della lettera aperta rivolta dal vice coordinatore regionale del Pdl, il deputato Fabrizio Di Stefano, al presidente della Regione, Gianni Chiodi.

“In particolare, ribadisco che ritengo che sarebbe opportuno intervenire sulla questione inerente la doppia preferenza di genere e su alcuni passaggi dell’incompatibilità e ineleggibilità. L’introduzione della doppia preferenza di genere non solo è un atto per conformarsi con la recente normativa nazionale che mira a promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere negli Enti locali – se pur considerando che la Regione non è un ente locale ma un organismo legislativo – ma è uno slancio qualificante per la politica regionale e per il governo che tu impersonifichi”.

“Garantire una maggiore possibilità di coinvolgimento negli organi elettivi della componente femminile, premiando il merito ed evitando le cooptazioni soggettive, non può che essere il nostro punto d’approdo. Sono contro le ‘quote rosa’ sia in Consiglio sia in Giunta, ma favorire la partecipazione democratica alle donne la ritengo un valore aggiunto alla vita politica non solo della nostra Regione, ma dell’intero Paese”.

“Quanto alla norma sulle incompatibilità e ineleggibilità, ricordando che all’epoca votai anch’io questa legge, riconosco che la stessa ha dei limiti. La logica che ci mosse, era in particolar modo rivolta all’incandidabilità dei sindaci delle grandi città. La possibilità di competere da sindaco di una città, con la visibilità e il ruolo che questo incarico conferisce, avrebbe squilibrato in partenza la competizione elettorale”.

“È anche del tutto evidente, che il risultato normativo al quale si è giunti in materia d’ineleggibilità, estendendo la legge, ad esempio, a un sindaco di un paese di 400 abitanti o a un assessore provinciale o a un componente di un consiglio di amministrazione, distorce, a mio avviso, lo spirito della norma stessa, rendendola palesemente troppo restrittiva”.

“Capisco che in Consiglio regionale possano esserci resistenze, perché si allarga la schiera dei possibili competitori, ma sono altrettanto certo che tu converrai con me che questa non può essere una buona ragione, per eludere il cambiamento”.

“Ma le mie ragioni nascono anche da una riflessione prettamente legata alla nostra parte politica. Tutti gli assessori, delle 4 province abruzzesi, sono espressione della nostra parte politica; limitarne il coinvolgimento in una campagna elettorale, varrebbe a limitare tutto il potenziale che la nostra classe dirigente potrebbe mettere in campo. L’unica cosa che va garantita, a mio avviso, è una coalizione forte, fatta dei migliori uomini e delle migliori donne”.

“Perché il nostro il nostro obiettivo è la tua rielezione, per consolidare tutto quello di buono che hai fatto in questi cinque anni e che potrai sicuramente continuare a fare ancora nei prossimi cinque”.

LO SCONTRO VENTURONI-D’ALESSANDRO

“Nessuna modifica salva-poltrona, al contrario: con il combinato disposto delle riforme portate avanti dalla maggioranza Pdl, si concretizza un taglio netto quanto inequivoco dei costi complessivi di funzionamento del consiglio e, con la riduzione del numero dei consiglieri da 46 a 31, un risparmio per la prossima legislatura pari a oltre 10 milioni di euro”.

Così Lanfranco Venturoni risponde a chi, “come Camillo D’Alessandro, sapendo già di perdere alle prossime elezioni regionali e quindi di essere destinato all’opposizione, non ha interesse a che la futura maggioranza consiliare possa avvalersi di quella governabilità che questa legge intende garantire”.

“Con questa legge – spiega infatti il capogruppo del Pdl – vengono rimodulati diversamente e in maniera più funzionale i ruoli di maggioranza tra consiglieri e assessori, coerentemente con i principi fondamentali in materia di cause di ineleggibilità e di incompatibilità dettati dal legislatore nazionale, favorendo una maggiore separazione tra le funzioni, il ruolo e le competenze del Consiglio e della Giunta accentuando il carattere neoparlamentare della forma di governo della Regione, nonché eliminando nella fattispecie il criticabile fenomeno della concentrazione del doppio ruolo o della doppia poltrona in capo ad una stessa persona”.

“Se la posizione di D’Alessandro non fosse palesemente strumentale – continua Venturoni – sarebbe forse utile fargli notare che una delle Regioni rosse da lui sempre sbandierate come modello, la Toscana, ha già introdotto nel proprio ordinamento regionale l’incompatibilità tra consigliere e assessore regionale”.

“È erroneo anche – conclude il capogruppo del Pdl – affermare che tali modifiche non avranno una ricaduta contabile perché l’applicazione del principio dell’incompatibilità sarà integralmente bilanciato con una corrispondente e ulteriore riduzione dei costi della politica regionale, con l’effetto di realizzare, sotto il profilo finanziario, un’operazione a costo zero per i cittadini della Regione”.