PESCARA – L’inchiesta su Rimborsopoli si allarga dopo i fatti emersi negli ultimi giorni. In particolare è il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ad essere al centro dell’attenzione dei magistrati per quella notte passata in un hotel di Roma in compagnia di una donna. Le spese della stanza sarebbero state addebitate sulle casse dell’ente regionale.

I magistrati Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio vogliono capire bene cosa sia successo nei pagamenti e nei rimborsi per il prestigioso hotel romano, ma anche fare chiarezza sull’incarico che la donna ha ottenuto qualche settimana dopo, alle Pari opportunità della Regione.

Non ci sono al momento indagati in questa inchiesta bis, come riportano Il Centro e Il Messaggero.

Intanto il nome della “dama” di Chiodi ha iniziato a circolare, divenendo di fatto il “segreto di Pulcinella”. Questo giornale ha scelto però di non rendere nota al momento l’identità di questa donna, di fatto non coinvolta ufficialmente nell’inchiesta ma solo in una vicenda che attiene alla sua sfera personale.

Ieri la stessa ha rilasciato un’intervista al Fatto quotidiano, ribadendo che non si dimetterà dal suo incarico, nonostante la presidente della commissione Pari opportunità lo abbia richiesto espressamente, con una motivazione alquanto singolare: “ha gettato discredito nei confronti delle donne, di tutte le donne”, ha detto Gemma Andreini.

“È singolare che chiedano soltanto le mie dimissioni: come mai non chiedono anche quelle del governatore?”, ha detto ancora al Fatto quotidiano la signora che ha dormito con Chiodi.

Lo stesso presidente ha ammesso di aver tradito la moglie, quella notte, ma di non aver favorito la donna, che ha un incarico alle Pari Opportunità regionali dopo la nomina del Ministero del lavoro avvenuta nel 2011.

“Nessuna ombra né per la nomina né per il lavoro svolto – ha detto la donna al giornalista – non ho avuto facilitazioni personali e non sono stati facilitati i miei progetti”.

Per quanto riguarda la notte passata con il presidente, si difende: “Vorrei ricordare che l’adulterio non è più considerato reato e per le considerazioni morali rispondo solo alla mia coscienza e alla mia famiglia”.

La spesa della stanza, addebitata alle casse regionali, per lei potrebbe essere un “errore”. “Conosco Chiodi come una persona onesta e corretta – sottolinea – non so cosa sia avvenuto, posso solo pensare che si sia trattato di un errore”.

Ieri il presidente, in una nota, ha ribadito di non  aver “causato alcun danno alla Regione Abruzzo. Questo deve essere chiaro. Anzi, in questi anni Giunta e Consiglio hanno fatto un lavoro straordinario in condizioni difficilissime” e che “non un solo euro è stato distratto per fini personali e presto sarà dimostrato. Oggi sono in grado di dire che restituisco agli abruzzesi una regione migliore”.

A chiedere con forza che il governatore faccia un passo indietro è stata anche la presidente della commissione Vigilanza della Provincia dell’Aquila, Lucia Pandolfi. “Il problema – ha scritto in una lettera indirizzata al presidente – non è nella scappatella (o almeno non solo in quella); è nell’aver utilizzato soldi pubblici, quindi anche miei, per fini assolutamente privati e lei sa molto meglio di me che è un fatto grave, anzi gravissimo”.

PRESIDENTE PARI OPPORTUNITA’: “VIA LA VINCITRICE DEL CONCORSO, NON CI RAPPRESENTA”

“Come donne ci sentiamo offese da quanto si apprende in questi giorni dai media nazionali quindi chiediamo le dimissioni della donna che risulta coinvolta in questa vicenda”.

Il presidente della commissione Pari opportunità, Gemma Andreini, chiede a gran voce che la donna della “stanza 114” che ha trascorso una notte con Chiodi e che due mesi dopo ha ottenuto un incarico alle Pari opportunità regionali con nomina del ministero del Lavoro, lasci il posto.

“Il suo comportamento ha gettato discredito nei confronti delle donne, di tutte le donne. Il suo ruolo istituzionale è di tutelare le donne contro le discriminazioni e le prevaricazioni. Quello che è accaduto non rende giustizia al serio e rigoroso impegno quotidiano di tutte coloro che sono state nominate nella commissione regionale Pari opportunità e lavorano con impegno e correttezza per educare al rispetto di genere”.

In relazione alle dichiarazioni rilasciate al Fatto quotidiano, sul perché non si chiedano invece le dimissioni di Chiodi, la Andreini risponde: “Nel nostro statuto si parla di tutela delle donne, come commissione non facciamo nessuna azione politica”.

La presidente ribadisce “che nessuna delle componenti nominate (nel 2013 dal Consiglio regionale) all’interno della commissione Pari opportunità è coinvolta in questa vicenda. Precisazione di date e di nomine non trascurabile poiché stando a quanto riportato dal Fatto Quotidiano di martedì 28 gennaio, la donna in questione sarebbe stata nominata dal Ministero nel 2011, mentre le nomine per la composizione della commissione regionale Pari opportunità sono fatte dal consiglio regionale e risalgono al 14 aprile 2013”.

Infine, Andreini conclude: “Le componenti della commissione, nominate nel 2013, prendono formalmente le distanze da questa vicenda e dalla donna in questione chiedendo le sue immediate dimissioni e diffidando ad ogni superficiale generalizzazione che lederebbe l’onore e il decoro di persone non coinvolte in questa vicenda”.