PESCARA – Oltre quattro ore di duro confronto, nervi tesi e scontri verbali anche accesi e come logica conseguenza nessun ricompattamento della coalizione e nessun accordo sul pacchetto di misure per lanciare la volata di fine legislatura.

Persino la non condivisione all’unanimità della ricandidatura alle elezioni della prossima primavera del governatore, Marco Marsilio, di FdI, in questo caso però solo formale perché non di competenza di un tavolo regionale di maggioranza essendo il placet delegata ai dirigenti nazionali. Che comunque non si sono espressi, forse perché le elezioni della prossima primavera sono considerate ancora lontane.

Dopo il lungo summit di ieri sera, dalle 17,30 circa fino alle 22 circa, si scopre ancora più diviso e litigioso il centrodestra che governa la Regione Abruzzo e che si appresta ad affrontare con il netto favore dei pronostici la consultazione elettorale dell’inizio del 2024. In questo senso anche per la manifesta inferiorità del raggruppamento progressista.

L’impressione è che la bufera giudiziaria scoppiata lunedì al Comune di Pescara, con gli arresti eccellenti per appalti truccati, corruzione e spaccio e con il coinvolgimento del presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, indagato nella stessa inchiesta, come ha più volte sottolineato dallo stesso esponente di Fi, per una cena elettorale di 400 euro, abbia incattivito ancora di più gli animi di un gruppo per la verità non apparso mai coeso in questi oltre quattro anni di governo.

Anche se lo scottante tema dell’ inchiesta, nel corso del duro confronto che si è svolto nella sede del Consiglio regionale di piazza Unione a Pescara, nel palazzo dove c’è l’ufficio di Sospiri, è stato solo sfiorato e non analizzato, naturalmente, nel suo risvolto politico. Quindi, come se per i vertici del centrodestra non avesse un impatto con i propri elettori.

Nelle oltre quattro ore il solito copione: FdI e FI da una parte e la Lega dall’altra.

In questo contesto per l’occasione i battibecchi più duri sono andati in scena tra Marsilio e il coordinatore regionale del Carroccio, Luigi D’Eramo, sottosegretario all’Agricoltura del governo guidato da Giorgia Meloni, che di Marsilio è leader.

Secondo quanto si è appreso, soprattutto dal governatore, quanto mai agguerrito, si è tentato di inscenare un mini processo contro la Lega e tutti i suoi rappresentanti, con l’accusa di essere polemica pubblicamente e troppo poco ‘disponibile’ con gli alleati. E qui, la dura reazione la dura reazione dei salviniani, al tavolo anche con il capogruppo, Vincenzo D’Incecco, che avrebbero stigmatizzato la campagna acquisti, secondo i due leghisti orchestrata da FdI e FI, che ha portato il gruppo consiliare a dimezzarsi, da 10 a 5. E con D’Eramo che si è adeguato volentieri ai toni del suo presiedente.

Per far capire le distanze tra i ‘soci’ di maggioranza, non si è trovata neppure l’ intesa sul comunicato stampa che avrebbe dovuto informare gli abruzzesi sullo stato di salute della coalizione che li sta amministrando da oltre quattro anni e che si ripresenterà per cogliere un secondo, storico, mandato, una continuità che si verificherebbe per la prima volta nella storia della Regione Abruzzo.

La nota, scritta, letta agli astanti e persino corretta, dal coordinatore regionale di Fdi, Etel Sigismondi, non è arrivata ai media ma i protagonisti del summit si sono promessi la solita, ferrea, si fa per dire, consegna del silenzio. Salvo poi ognuno violare l’accordo cinque minuti dopo la fine del summit.

Proprio la comunicazione è stata un altro tema sensibile e al centro del dibattito: perché giudicata insufficiente “nel far conoscere i buoni risultati della maggioranza” sia per l’utilizzo, troppo polemico, degli stessi alleati su provvedimenti è atti della coalizione.

In tal senso è stato fatto l’esempio del no della Lega alla istituzione di una nuova commissione sull’acqua, la cui presidenza sarebbe andata all’ex capogruppo e candidata alla presidenza de M5, Sara Marcozzi, in procinto di passare in Forza Italia.

Nel corso dell’incontro ha fatto la sua bella figura anche il coordinatore regionale di FI, Nazario Pagano, deputato e presidente della commissione Affari Costituzionali, il quale nel confermare che il centrodestra deve comunicare meglio, ha tuttavia affermato di non leggere i giornali e, al solito, apostrofando con opinioni non certo lusinghiere Abruzzoweb accusato di scrivere cose non vere e non belle sul suo conto.

Alla riunione hanno partecipato dicendo la loro con meno foga e toni polemici anche il capogruppo di Fi, Mauro Febbo, il capogruppo di Fdi, Massimo Verrecchia, e per il terzo polo dei moderati, Enrico Di Giuseppantonio. (b.s.)