L’AQUILA – Il capogruppo di Api in Consiglio regionale, Luigi Milano, ha presentato oggi un’interpellanza indirizzata al presidente della regione, Gianni Chiodi, e all’assessore regionale al Bilancio Carlo Masci per affrontare il tema dell’equità fiscale in Abruzzo e, in particolare, della rimodulazione dell’aliquota Irpef regionale secondo criteri di progressività.

Milano, alla luce dell’ennesimo aumento dell’addizionale regionale che in Abruzzo passa da 1,4 a 1,73, collocando la regione nel gruppo dei secondi più tassati, ha chiesto di mantenere gli impegni assunti dal presidente Chiodi sul tavolo del Patto per lo sviluppo.

“Le addizionali Irpef – osserva Milano – hanno avuto il loro effetto negativo a partire dalle buste paga degli abruzzesi di marzo 2012 e un ulteriore peggioramento si prospetta, nei prossimi mesi, con l’operatività dell’Imu, mentre si profilano possibili incrementi delle aliquote Iva, che finiranno col pesare soprattutto sui redditi reali medio-bassi. Tutto ciò accade in un periodo di recessione, in cui i consumi interni, già depressi, saranno ulteriormente scoraggiati, in quanto le stime per il 2012 confermano in Abruzzo un’accentuazione della disoccupazione e dell’insicurezza dell’occupazione che si va combinando con una riduzione della produzione industriale e del Pil”.

“In questo quadro – prosegue il capogruppo Api – risulta sempre più improcrastinabile una riforma fiscale che riequilibri il carico della tassazione a favore dei redditi fissi. Lo stesso assessore al Bilancio rinviò ad aprile 2012 l’assunzione di provvedimenti in materia fiscale, così da poter contare preventivamente sulla certificazione del pareggio dei conti della sanità, certificazione che – incalza Milano – essendo a questo punto pervenuta, non consente ulteriori scusanti per non adottare provvedimenti condivisi in materia fiscale, sull’esempio di meccanismi di progressività fiscale già operativi in altre Regioni del centro e sud Italia”.

“Se ciò non accadrà tempestivamente – conclude Milano – saranno ancora una volta lavoratori e pensionati a pagare il prezzo più alto di un’accresciuta e ormai insostenibile pressione fiscale, la quale sta inesorabilmente colpendo il potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni”.