L’AQUILA – Calma e gesso sul rimpasto della Giunta regionale finché non si sarà chiarita la fronda interna che sta dilaniando il gruppo dei finiani a pochi giorni dalla nascita.

La decisione è del presidente della Regione, Gianni Chiodi, che non vuole fare passi falsi sulla sostituzione dei due assessori coinvolti in bufere giudiziarie, Daniela Stati e Lanfranco Venturoni (ma quest’ultimo potrebbe tornare).

La base di Futuro e libertà per l’Italia (Fli) in Abruzzo è in rivolta contro la nomina piovuta da Roma come coordinatore regionale del partito di Giampiero Catone, parlamentare ex Democrazia cristiana per le autonomie (Dca) e Popolo della libertà (Pdl), pescarese solo di adozione (è nato a Napoli) e non eletto in Abruzzo.

Un… sorpasso a destra ai finiani della prima ora, quelli che c’erano dai tempi di Generazione Italia, che ha provocato le ire del responsabile organizzativo, Emilio Nasuti, e soprattutto del leader regionale di Gi, Alfredo Castiglione, che di Catone non ha saputo nulla finché non lo ha letto sui giornali, e che ora medita un clamoroso ritorno nel Pdl, da cui è appena uscito.

Per ora Castiglione si dice in attesa, nella speranza che da Roma si prenda atto della rivolta abruzzese, destinando Catone ad altri incarichi.

Ugualmente in attesa è Gianni Chiodi, che a seconda delle mosse di Castiglione si regolerà. Se il vice presidente della Giunta tornerà nel Pdl, da un lato si aprirà il problema dell’assenza nell’esecutivo dei finiani, da colmare, dall’altro la pattuglia di Fli diventerà di soli due consiglieri (assieme a Castiglione, che uscirebbe, e Nasuti, c’è Berardo Rabbuffo, che è capogruppo) e quindi molto meno influente rispetto alla quota di cinque che si ipotizzava potesse raggiungere.

Insomma, da una decisione può cambiare anche di molto lo scenario e per questo nessuno sembra voler fare la prima mossa.

“Appena il quadro politico si chiarirà – ha spiegato Chiodi – decideremo il dà farsi, per ora non si possono fare valutazioni perché c’è il pericolo di essere smentiti. E io voglio fare un intervento complessivo e definitivo”.

“Vorrei ridistribuire al più presto le deleghe che ho ereditato – ha ammesso il governatore, che è anche commissario per la ricostruzione e la sanità – perché non ho spazi, viste le competenze che già gestisco. Per ora, in attesa che ci sia un quadro chiaro, mi sacrifico”.