L’AQUILA – Il temporeggiare di Gianni Chiodi sul rimpasto di Giunta dopo l’uscita di Lanfranco Venturoni e Daniela Stati non va più bene ai consiglieri del Popolo della libertà, che più o meno sottotraccia gli hanno lanciato l’ultimatum: o vengono fuori i sostituti, altrimenti si va allo scontro.

Non regge più, insomma, la motivazione da sempre addotta da Chiodi, la scarsa chiarezza del quadro politico (le scelte dei finiani) e di quello giudiziario (i destini processuali di Venturoni).

E da quanto si è appreso, i consiglieri pidiellini hanno anche rilanciato, e ora oltre a volere il rimpasto in tempi brevi vogliono pure dire la loro sulle scelte, per rilanciare un’azione di governo che, nonostante una maggioranza schiacciante (anche senza i finiani sono 23 i consiglieri azzurri), ha accusato qualche passaggio a vuoto in Consiglio.

Un primo assaggio di questo clima da resa dei conti il governatore lo ha avuto a Sant’Egidio alla Vibrata, nella convention cui ha partecipato anche il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri: “Chiodi non può più fare finta di niente”, questo il messaggio che è stato recapitato.

A smorzare i toni ci prova il vice capogruppo del Pdl, Emiliano Di Matteo, che annuncia un incontro chiarificatore.

“Ritengo il passaggio con il gruppo opportuno e necessario – ha spiegato – e in linea con la correttezza che Chiodi ha posto sempre alla base del rapporto che ha avuto con ciascuno di noi, fermo restando che tutto ciò che scaturirà da questo incontro non potrà vincolare il presidente, al quale spetta l’ultima parola nella designazione dei nuovi assessori e sull’attribuzione delle deleghe”.

E Chiodi ha capito che non può più fare come Quinto Fabio Massimo, il console romano passato alla storia come il “Temporeggiatore”: in una riunione informale della Giunta regionale sul bilancio a Francavilla al Mare (Chieti), ha assicurato ai colleghi che nel giro di 10-15 giorni risolverà il problema.

Chiara l’agenda politica del presidente: primo passo, annunciare le dimissioni di Venturoni e valutare se tenere la delega alla sanità nelle sue mani (ne è già commissario).

Secondo passo, sbloccare il duello di candidature tra gli aquilani Luca Ricciuti, da lui preferito, e Gianfranco Giuliante, candidato del coordinatore Pdl, Filippo Piccone: uno di questi due prenderà il posto della Stati.

Terzo passo, affrontare finalmente la questione dei finiani che, a oggi, non hanno chiesto un posto in Giunta, ma potrebbero ottenerlo lo stesso come “pegno d’amore” alla maggioranza.