L’AQUILA – Ora non ci sono più scuse, né sotterfugi: le nuove norme nazionali faranno si che le 134 auto di servizio della Regione Abruzzo non potranno più essere utilizzate, per scopi personali, al posto dell’autovettura privata.

Anche se scende un metro di neve e si finisce di lavorare in trasferta a notte fonda, quelle auto dovranno essere riportate nel parcheggio dell’ente, da dove sono state prese, e per rincasare bisognerà usare l’auto privata.

In caso contrario, si rischia l’incriminazione per peculato.

La stretta però non vale per le auto di rappresentanza, o “auto blu”, cosa diversa dalle auto di servizio e dotate di autista, che in Abruzzo sono otto e riservate al presidente della Regione Luciano D’Alfonso,  ai cinque assessori regionali, al sottosegretario Mario Mazzocca, al presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio.

In questo caso il beneficiario può essere riportato a casa dall’autista, un piccolo privilegio, quello del servizio a domicilio, cancellato dalla precedente Giunta di centrodestra, a maggio 2014, a seguito dello scandalo politico e giudiziario noto come “Rimborsopoli”, ma reintrodotto, tra le polemiche, nell’aprile 2015 dalla maggioranza di centrosinistra.

Privilegio che non sarà intaccato dal disegno di legge approvato all’unanimità alla Camera dei deputati, la scorsa settimana, su iniziale proposta del Movimento 5 Stelle, con cui si stabilisce che diventa reato penale e, precisamente, peculato d’uso, l’uso delle auto di servizio (non delle auto blu) per il tragitto da casa all’ufficio. 

Finora il dolo doveva essere provato da un magistrato in sede processuale, e il dipendente sotto accusa poteva far valere l’argomento delle “cause di forza maggiore”.

L’uso, afferma ora la legge, è consentito solo ed esclusivamente “per singoli spostamenti per ragioni di servizio, che non comprendono lo spostamento tra l’abitazione e il luogo di lavoro in relazione al normale orario d’ufficio”.

Nella nuova norma, che dovrà passare comunque al Senato e poi essere recepita dalle Regioni, si stabilisce inoltre che  le amministrazioni pubbliche non potranno acquistare nuove autovetture, né noleggiarle, fino al 31 dicembre 2017.

E questo avrà un effetto anche sulle auto blu in senso stretto.

Lontani i tempi, ovvero prima del 2009 e delle leggi sulla spending review di Giulio Tremonti e poi di Mario Monti, quando assessori e anche consiglieri sfrecciavano con fiammanti Audi turbo diesel 2000 di cilindrata, senza troppo curarsi di costi e abusi.

Oggi la “Regione Facile e veloce” di D’Alfonso, così fu definita con il noto slogan in campagna elettorale, si deve accontentare di auto blu meno costose, con cilindrata massima 1600 centrimetri cubici anche usate, visto che quella del presidente D’Alfonso era nella disponibilità della disciolta società dei trasporti Gtm.

E bisognerà tenersele da conto, le auto blu, visto che non potranno essere sostituite almeno fino al 2018.

Lo stesso problema rischia di esplodere con le auto di servizio, che hanno una vita media di 5 anni e centomila chilometri di percorrenza, alcune delle quali prese dalle comunità montane e dalle società partecipate ormai chiuse.

C’è poi un budget fisso stabilito ad inizio anno per carburante, pedaggi e manutenzioni.

Nel 2014 e anche nel 2015 questa soglia è stata sforata, il budget di circa 80 mila euro è finito molto prima del 31 dicembre, con conseguente blocco delle fuel car  e pieno di carburante a carico del dipendente, nella speranza di un rimborso futuro.

Che in Regione, volenti o nolenti, è tempo di tirare la cinghia, lo conferma anche la decisione di vendere 15 le auto di servizio, a cui ne seguiranno altre 34, entro iI 2016.