PESCARA – È stato rinviato in commissione per ulteriore approfondimenti il progetto di legge, in discussione oggi in Consiglio regionale, “Nuove norme in materia di commercio”, che mira a riportare a 44 le aperture domenicali della grande distribuzione. Al progetto erano stati presentati 266 emendamenti, alcuni dei quali proposti da Maurizio Acerbo (Prc) e Antonio Saia (Pdci).
Nei loro interventi in aula sia Acerbo che Saia hanno chiesto di ritirare il provvedimento e di riportarlo in commissione per ridiscuterne con le organizzazioni sindacali e di categoria.
Da parte sua l’assessore al commercio Alfredo Castiglione ha replicato sostenendo che in realtà sono state molte delle associazioni di categoria a chiedere di riportare le aperture domenicali a 44.
“Voglio difendere – ha detto Castiglione – i piccoli, i medi e la grande distribuzione. Ho sempre detto che i grandi centri commerciali non dovrebbero più nascere sul territorio, sono già troppi. Ma quelli che ci sono devono pur vivere”.
Ma in una nota velenosa gli ha risposto lo stesso Acerbo, per il quale la posizione di Castiglione “coincide pedissequamente con le richieste della grande distribuzione”.
Intanto, in una nota Confesercenti plaude al ritorno in commissione e chiede di essere ascoltata.
ACERBO: ”CASTIGLIONE PARLA COME LA GRANDE DISTRIBUZIONE”
PESCARA – “Gli emendamenti di Rifondazione e Comunisti Italiani hanno sventato il tentativo dell’assessore Castiglione e del Pdl di aumentare il numero delle aperture domenicali e festive per i centri commerciali”.
Lo afferma in una nota il capogruppo Prc in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo.
“Il nostro muro di emendamenti ostruzionistici – attacca – ha costretto l’assessore a convenire sulla nostra richiesta di rinvio del provvedimento in commissione. Rimane il fatto che l’impostazione ribadita dall’assessore è quella verso un aumento delle deroghe e una totale deregulation volta a favorire i centri commerciali”.
“Oggi, in aula – accusa Acerbo – Castiglione, oltre ai soliti luoghi comuni contro i comunisti che non si adeguano al pensiero unico bipartisan, ha esposto compiutamente una posizione che coincide pedissequamente con le richieste della grande distribuzione. Su questa strada l’assessore incontrerà sempre la nostra ferma opposizione”.
“Ci dispiace che, come per Mirafiori e Pomigliano, il Pd abbia invece scelto una linea filo-confindustriale”, aggiunge maligno. “Proseguiremo la nostra battaglia – prosegue il consigliere – in difesa del piccolo commercio, del diritto al riposo per i lavoratori della grande distribuzione e della vivibilità dei centri urbani”.
“Riteniamo indispensabile modificare la legge vigente – conclude – ma nella direzione di un’ulteriore riduzione delle aperture festive e domenicali, dopo quella che abbiamo imposto nella finanziaria e, soprattutto, di un definitivo stop all’apertura di nuove strutture della grande distribuzione in Abruzzo”.
CONFESERCENTI: ”NO A CAVALLI DI TROIA, DIFENDERE L’ACCORDO”
PESCARA – “Siamo l’unica associazione del terziario che, per statuto, non associa la grande distribuzione, e per anni abbiamo combattuto praticamente in solitudine il Far West che ha portato l’Abruzzo a diventare l’eldorado dei centri commerciali”.
Lo afferma la Confesercenti abruzzese.
“Solo grazie alla nostra testardaggine – spiega in una nota l’associazione di categoria – a maggio 2010 è stato raggiunto faticosamente un accordo fra piccole e medie imprese, grande distribuzione, sindacati e consumatori che consente di bloccare per due anni l’apertura di nuovi centri commerciali e riportare nelle conferenze dei servizi le decisioni sugli orari commerciali: è stata una conquista di civiltà e di trasparenza”.
“Chi prova ad aprire brecce in questo quadro – accusa Confesercenti – si assume la responsabilità non solo di calpestare le regole, ma anche di prestare il fianco allo smantellamento degli accordi, aprendo di fatto una nuova stagione che manda al macero il confronto con le imprese, la regolamentazione e la programmazione”.
“Proprio per evitare quelle fughe in avanti che in passato hanno penalizzato la piccola e media distribuzione – prosegue la nota – abbiamo pubblicamente apprezzato il messaggio del consigliere Maurizio Acerbo, contestandone però il metodo: il suo tentativo, giusto, di ridurre le aperture domenicali rischiava di consegnare l’alibi a chiunque di poter presentare, come egli ha fatto, proposte che all’improvviso e senza la necessaria concertazione smantellano le regole faticosamente scritte”.
“Ma soprattutto – insistono quelli di Confesercenti – riaprire oggi il dibattito attorno agli orari rischia di mettere in secondo piano quello che invece per noi è il tema centrale: bloccare l’apertura di nuovi centri commerciali. Le Pmi vanno sostenute sempre, non solo quando fanno notizia”.
“Ora – conclude l’associazione – salutiamo con favore il ritorno in commissione, il luogo istituzionalmente eletto per discutere di questa materia, e dove abbiamo già chiesto di essere auditi”.
LA DENUNCIA DEL PRC: VOGLIONO AUMENTARE APERTURE DOMENICALI
PESCARA – Nuovi scontri sulle aperture domenicali dei centri commerciali abruzzesi.
A lanciare l’allarme è il capogruppo di Rifondazione in Consiglio regionale, Maurizio Acerbo, convinto sostenitore di una soglia bassa di aperture: una posizione che piace alla piccola distribuzione.
“Grazie alla nostra battaglia – ricorda Acerbo – è stato ridotto nella legge finanziaria di 6 domeniche lo stratosferico numero di aperture previsto dalla legislazione regionale che, con l’assessore Alfredo Castiglione, era arrivato a 44: si consideri che nelle vicine Marche le aperture sono 28 l’anno”.
“Ora l’assessore Castiglione – accusa – prova a riportare a 44 il numero delle aperture con un emendamento alla sua già pessima leggina sul commercio”. L’emendamento è all’ordine del giorno del Consiglio di oggi che si tiene a Pescara.
Per Acerbo, “l’emendamento di Castiglione è una pugnalata alle spalle al commercio abruzzese e soprattutto della città di Pescara, soffocato e accerchiato da un numero di centri commerciali che non ha pari in Europa”.
Ma la battaglia sulle domeniche aperte con i recuperi di chiusura infrasettimanale e la turnazione tra centri commerciali aperti e chiusi ha fatto discutere per settimane anche nel capoluogo.
L’assessore comunale al Commercio, Marco Fanfani, ha fissato con una delibera in massimo 42 su 52 le domeniche in cui si potrà aprire, purché si recuperi con una chiusura nel corso della settimana, preferibilmente il lunedì.
Per ora non c’è stato adeguamento alla soglia di 38 fissata di recente grazie ad Acerbo, visto che, come ha rilevato Fanfani, “ogni quindici giorni modificano la legge e io non posso fare ogni volta un’ordinanza”.
Ma la piccola distribuzione è in rivolta, perché la regola vale solo per i centri commerciali più grandi di 1.500 metri quadrati, che nel capoluogo sono solo tre: l’Aquilone, Carrefour e Globo. Tutti gli altri piccoli centri o gallerie commerciali potranno stare aperti anche 52 domeniche, e senza recuperi.
Sulla situazione dell’Aquila, Acerbo si è mostrato più tollerante verso la grande distribuzione: “Vista la situazione post-sisma senza centri d’aggregazione – ha detto ad AbruzzoWeb qualche settimana fa – per L’Aquila si potrebbe pensare a una ‘deroga sociale’”.
“Particolarmente grave – prosegue l’esponente Prc – il fatto che tale emendamento venga proposto all’interno di una leggina che cancella le tutele per i lavoratori del commercio, che d’altronde il governo ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale e che la Giunta Chiodi-Castiglione ha deciso di non difendere né migliorare per superare i rilievi”.
Acerbo lancia un appello alla “maggioranza di centrodestra a ritirare l’emendamento voluto da Castiglione e a riportare in commissione la leggina inutile. Daremo battaglia – promette – per un’ulteriore riduzione delle deroghe domenicali e festive”.
Il capogruppo comunista chiude con un altro attacco a Castiglione. “L’assessore – svela – ha convocato nei giorni scorsi le organizzazioni di categoria, chiedendo una firma a supporto della sua iniziativa: firma che ovviamente Confindustria, Federdistribuzione, Lega Coop, eccetera non hanno negato”.
“Stranamente – rileva – anche la Confesercenti regionale ha firmato, mentre la Confcommercio no: credo che i negozianti della Confesercenti debbano chiedere conto al loro vertice regionale”.
“È evidente – conclude – che lobby potenti e trasversali hanno fatto dell’Abruzzo un caso più unico che raro di sviluppo selvaggio dei centri commerciali”.
ARTICOLI CORRELATI:






