L’AQUILA -Il Consiglio regionale, su proposta dei consiglieri Cesare D’Alessandro (IdV) e Lorenzo Sospiri (PdL), ha approvato all’unanimità, ormai da alcuni mesi, l’introduzione nello Statuto regionale della dicitura che “assicura il carattere pubblico dell’acqua, quale bene comune dell’umanità”.

La modifica allo Statuto è stata pubblicata sul Bura numero 63 del 10 ottobre; trascorsi tre mesi, sarà effettiva a tutti gli effetti e costituirà legge fondante della Regione Abruzzo.

D’altro canto il referendum popolare, a una larghissima maggioranza, ha già spazzato via ogni velleità di privatizzazione della gestione dell’acqua.

“Siamo, quindi, a dir poco meravigliati”, dichiara Cesare D’Alessandro, “che la Regione organizzi presso la sede del Consiglio, a Pescara, un convegno sul tema dell’acqua presieduto dal professor Massarutto”, meglio noto come il più strenuo oppositore al referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

“Il professor Massarutto, in maniera arrogante e disconoscendo il voto della stragrande maggioranza degli italiani – dice l’esponente dell’Idv – ha rilasciato a suo tempo dichiarazioni miserevoli che la dicono lunga sulla volontà dello stesso di rispettare le decisioni assunte dal popolo”.

Dopo aver rimarcato il passo falso compiuto degli organizzatori del convegno, “l’IdV chiede al Governatore Chiodi di voler disporre, da subito, lo scorporo dalle bollette della quota tariffaria del 7% (relativa alla remunerazione del capitale) riportando la legge regionale sull’acqua in Aula per le opportune modifiche, in quanto approvata due mesi prima del referendum”.

“Invitiamo Chiodi, altresì, a confrontarsi non con Massarutto ed i suoi seguaci fautori della privatizzazione, che sono stati clamorosamente smentiti dal Popolo Italiano, bensì con i movimenti e le associazioni che hanno promosso e vinto il referendum e che da anni avanzano proposte concrete per una gestione pubblica trasparente e partecipata del servizio idrico integrato. Parlare di acqua nel ventunesimo secolo”, conclude D’Alessandro, “è come parlare di controllo delle fonti petroliferi nel ventennio. Un problema di democrazia”.