L’AQUILA – “Quello che abbiamo lasciato è migliorabile, ma anche peggiorabile. I migliori auguri, in bocca al lupo e datti da fare”.
Così il presidente emerito della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, si è congedato dal ruolo che ha ricoperto per 5 anni e mezzo, passando il testimone al suo successore, Luciano D’Alfonso.
“Chiedo di dare una mano a questa classe dirigente che vuole ritrovare l’ambizione regionale. Vogliamo dare ambizione all’ambizione dell’Abruzzo, che è in caduta verticale, qui si pensa che ormai non ci sia più nulla da fare”, la ‘scossa’ di D’Alfonso.
“Le imprese non investono, gli studenti non studiano, i decisori non decidono, la regione con la r maiuscola e minuscola deve ritrovare l’ambizione”, ha ripetuto come un mantra.
Una cerimonia, questa del passaggio di consegne tra presidenti, che non c’era stata nel 2008, “ricordo che non trovai nessuno” ha detto l’uscente, in riferimento alla bufera giudiziaria che aveva spazzato via il presidente Ottaviano Del Turco e buona parte della classe dirigente.
Invece della “campanella” simbolo del passaggio tra premier a palazzo Chigi, Chiodi ha dato a D’Alfonso un “cavaliere” d’argento con la sua nuova carica e tutti i predecessori incisi sul retro, nessuno di questi mai confermato per un secondo mandato.
A D’Alfonso Chiodi ha promesso “un’opposizione competente, perché il presidente della Regione sa di cose regionali” e il neo eletto gli ha reso merito, spiegando di aspettarsi “molto, una collaborazione vigorosa, puntuale e battagliera da parte di un presidente emerito”.
Parlando con AbruzzoWeb, Chiodi ha sottolineato che “molti poteri forti sono stati messi da parte dalla mia amministrazione e si sono schierati in campagna elettorale. Vorrebbero tornare ma noi ci siamo ancora e controlleremo. L’Abruzzo era come un tossicodipendente e noi abbiamo somministrato la cura, ma ora i poteri forti sono in crisi d’astinenza”.
Una punta di polemica Chiodi l’ha messa commentando le prime mosse del neo governatore: “Sono simili a quelle che feci io, come i colloqui con i dirigenti. Solo che non mi portavo il fotografo dietro”.
Dopo l’ultima stretta di mano Chiodi si è dileguato, salutando i dipendenti della Regione, quelli del bar e quelli della portineria, e si è congedato da palazzo Silone, sede della presidenza, dopo un’ultima sigaretta all’esterno. “Ci vedremo presto? Non tanto presto, ho voglia di staccare un po’”, ha confessato prima di ripartire per Teramo.
Finito lo scambio cavalleresco con il predecessore nonché avversario battuto alle elezioni, D’Alfonso si è preso tutto il proscenio. “Mi siedo perché mi serviranno dieci minuti”, ha detto, prendendosi poi mezz’ora per esporre tutte le priorità del suo programma, alcune delle quali già anticipate e ripetute in campagna elettorale.
A colpire l’intenzione di una Giunta “open”, trasmessa in streaming su Internet alla moda dei grillini, e “convocata alle 18” mentre Chiodi incontrava gli assessori alle 11. Ma anche il coinvolgimento più puntuale dei dirigenti, “sarò implacabile con la pretesa di lavoro, anche con me stesso”, perché l’intenzione è quella di “rispondere alla chiamata che ci arriva per ridare ambizione all’Abruzzo”. E molti dirigenti ed esponenti dello staff sono già in fibrillazione, o almeno questa è l’aria che tira negli uffici.
Dopo il monologo, niente domande per i cronisti ma subito passaggio in sala stampa, dove in una lunga intervista alle telecamere sono stati replicati i punti principali.
D’Alfonso era circondato da alcuni degli eletti, vicinissimo a lui il segretario regionale del Partito democratico Silvio Paolucci, “Dov’è Silvio?” ha chiesto a un certo punto il governatore mentre transitava per i corridoi di quella che sarà la sua nuova residenza di lavoro.
”IN DUE GIORNI LA GIUNTA, CON LOLLI FIDUCIA E ARMONIA”
“Sono molto sereno, credo che nell’arco dei prossimi due giorni preciseremo qual è la squadra di governo”.
Così, a margine della cerimonia di insediamento come presidente della Regione, Luciano D’Alfonso ha ufficializzato la deadline per la definizione della sua nuova Giunta.
“Sto facendo un doppio lavoro – ha spiegato – sulla squadra della Giunta e delle commissioni da un lato e sulle priorità programmatiche dall’altro, che sono in via di affinamento definitivo”.
Quanto alle contestazioni di una parte del Partito democratico teramano contro il vice presidente in pectore Giovanni Lolli, oggi assente giustificato alla cerimonia per partecipare a quella del 70° della liberazione dell’Aquila, per D’Alfonso “rappresentano i segni filiformi di un dibattito politico che comunque fa bene. Con Lolli vado oltre la fiducia, ho una condizione di armonia”, ha concluso, blindando comunque la nomina.
“RAFFICA DI RICORSI? SE NON CI FOSSERO MI STUPIREI”
“Se ci fosse un’elezione senza ricorsi mi meraviglierei”.
Così D’Alfonso ha spiegato il suo atteggiamento sereno rispetto all’ipotesi di una raffica di ricorsi giudiziari di candidati esclusi che potrebbero cambiare volto al Consiglio regionale.
“Non conosco elezione, locale, regionale, nazionale o europea, che non sia accompagnata da quel lavoro innocente che sono gli avvocati dei ricorsi elettorali”, ha rimarcato.
“Un’elezione senza ricorsi potrebbe accadere nella frazione di Paduli del Comune di Lettomanoppello – ha aggiunto con una battuta sul suo comune di nascita – dove nessuno più ritiene di candidarsi competitivamente perché c’è una specie di pensiero unico”.
“Ma dove non c’è il pensiero unico ci sono sia la competizione elettorale e poi quella giudiziaria successiva”, ha concluso.
Numerosi i neo consiglieri regionali presenti alla ‘prima’ di Luciano D’Alfonso come governatore dell’Abruzzo.
Oltre al più votato del centrosinistra, Silvio Paolucci, c’erano anche Dino Pepe, Pierpaolo Pietrucci, Donato Monticelli, Alberto Balducci, Sandro Mariani, Lucrezio Paolini, Mario Mazzocca e Maurizio Di Nicola. Assenti, invece, i ‘ribelli’ di Abruzzo civico.
Vicino a D’Alfonso anche Claudio Ruffini, consigliere democrat uscente che non si è voluto ricandidare ma ora, da quanto si apprende, avrà un incarico a strettissimo contatto con D’Alfonso, nella dirigenza della presidenza.
C’era anche Vincenzo Rivera, possibile ritorno nel ruolo di capo della segreteria del presidente, dopo averlo già svolto con Ottaviano Del Turco, mentre si è visto anche il suo successore con Chiodi, Antonio Morgante, che ha mancato l’elezione a consigliere.
Erano presenti anche numerosi dirigenti regionali, tirati in ballo dai discorsi sulla ‘revolution’ dalfonsiana.
Molti hanno aspettato l’arrivo di Chiodi prima di entrare all’Auditorium per la cerimonia, tranne Antonio Sorgi, uno dei più stretti collaboratori a capo della direzione Affari della presidenza.
“Non faccio l’usciere” ha risposto a chi gli chiedeva come mai.
Presente Alfredo Moroni, assessore comunale aquilano, candidato sconfitto alle primarie da Pietrucci, per il quale si profila all’orizzonte un incarico da direttore regionale, oltretutto con un settore importante.
Non c’era Giovanni Lolli, vice presidente in pectore. “Per me il 70° della liberazione dell’Aquila era prioritario ma D’Alfonso ne era informato”, ha spiegato a questo giornale.
“LA REGIONE PARLERA’ DIRETTAMENTE AI CITTADINI”
Una Regione “che darà la giusta importanza ai valori e che parlerà direttamente ai cittadini”.
Nel suo primo discorso da presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha tracciato per grandi linee quella che sarà l’amministrazione regione nei prossimi anni.
“Una Regione – ha detto – che porrà la centralità del territorio come valore irrinunciabile e la trasparenza come elemento di confronto con i cittadini: l’Abruzzo delle famiglie, delle imprese, del volontariato, dell’associazionismo dovrà apprezzare il valore dell’Abruzzo come ente regionale, come capacità di dare risposte certe e convincenti”.
In questo senso, ha aggiunto il presidente della Regione, “verranno fatte Giunte regionali tematiche che saranno aperte all’ascolto diretto dei cittadini con collegamenti via Internet; così come studieremo una misura di modifica dello Statuto regionale che permetta di svolgere i Consigli regionali anche al di fuori delle sedi istituzionali di L’Aquila e Pescara. Al pari delle sedute della Giunta regionali che, per stare sul territorio, potranno essere svolte fuori dalle sedi istituzionali”.
Sugli aspetti strettamente di gestione amministrativa, Luciano D’Alfonso ha annunciato che “in futuro non ci saranno delibere fuori sacco. E le eccezioni, se vi saranno, saranno solo di ‘natura presidenziale’. Ogni delibera fuori sacco – ha aggiunto – è un calcio alla programmazione. Le sedute si terranno una volta alla settimana, il lunedì alle ore 18”.
Sui criteri di trasparenza e confronto con gli abruzzesi, temi sui quali si è mosso gran parte del discorso inaugurale di D’Alfonso, il presidente ha annunciato che “almeno per quanto riguarda i consiglieri di maggioranza verrà istituita un’anagrafe pubblica patrimoniale degli eletti, a conferma del rafforzamento del rapporto di fiducia con gli elettori. Saremo rigorosi con noi stessi, ma allo stesso modo lo saremo nei confronti dell’ente e delle società partecipate”.
Il presidente della Regione ha inoltre affrontato i temi economici, con la volontà di “far tornare a sperare le nostre giovani generazioni” e con l’invito rivolto agli imprenditori “di tornare a investire con la Regione, di co-progettare e affidarsi all’ente regionale. Nei prossimi sette anni avremo la possibilità di impiegare in termini di investimenti 2 miliardi di euro. Lo faremo nel pieno rispetto della trasparenza e della legalità, con bandi e regole certi fatti per tempo”.
“Vogliamo che la città dell’Aquila torni a correre e faremo di tutto per realizzare questo impegno – ha aggiunto sulla ricostruzione – così come dovrà diventare certezza la digitalizzazione dei documenti amministrativi, e cioè la dematerializzazione del processo decisionale della pubblica amministrazione”.
“Ma per fare questo – ha concluso nel suo intervento il presidente D’Alfonso – è necessaria la massima collaborazione di tutti i dipendenti, funzionari e dirigenti della Regione Abruzzo”.




