L’AQUILA – Ma sarà davvero Marco Marsilio il candidato del centrodestra alle elezioni della primavera 2024 in Abruzzo?

Ad oggi sembrerebbe certo, con Fratelli d’Italia con il vento in poppa e dominus della coalizione che fa quadrato intorno al presidente uscente, il quale è di fatto in campagna elettorale permanente, battendo il territorio palmo dopo palmo.

Si rischia però di fare i conti senza l’oste, o meglio senza il tavolo nazionale, che dovrà decidere la candidatura in Abruzzo in una ottica ben più ampia e di coalizione, prendendo in considerazione le tante sfide elettorali del 2024, come quella delle regionali in Piemonte, Umbria, Sardegna e Basilicata, in numerosi grandi comuni, per non parlare poi delle elezioni europee.

E in ambienti politici del centrodestra, romani e abruzzesi, c’è chi ipotizza un colpo di scena che metterebbe clamorosamente Marsilio fuori gioco, e forse candidato per le Europee, mentre in Abruzzo la candidatura sarebbe assegnata a Forza Italia, con in pole position il presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri.

Entrando nel merito. accade che in Piemonte, Fratelli d’Italia già mette in discussione la ricandidatura del presidente uscente Alberto Cirio, espressione di Forza Italia, e rivendica per sé l’importantissima regione del Nord. Già si fanno i nomi di possibili candidati, come l’assessore Elena Chiorino, pupilla della premier Giorgia Meloni o anche del segretario regionale Fabrizio Combo. A volere fortemente il Piemonte assegnato Fdi, è del resto un pezzo da novanta come il cuneese Guido Crosetto, ministro della Difesa, tra i fondatori del partito, al quale difficilmente Meloni potrebbe dire di no.

E questo significherebbe, a caduta, che l’Abruzzo potrebbe essere sacrificato, con buona pace di Marsilio, amico di lunga data e militanza di Meloni, assegnato ad un candidato espressione di Forza Italia, costretta a fare un passo indietro in Piemonte sul Cirio bis.

Molto meno probabile in ogni caso che la candidatura in Abruzzo tocchi, come alternativa a Fdi, alla Lega, ormai lontana dal trionfi del 2019, quando veleggiava al 30%, con i consiglieri eletti in consiglio dimezzati da 10 a 5 a causa delle numerose e laceranti defezioni.

E se questa filiera di evenienze dovesse verificarsi, in pole position per gli azzurri ci sarebbe senz’altro Lorenzo Sospiri, pescarese, presidente del consiglio regionale, uomo forte nel partito, che ha avuto un ruolo determinante per incrementare il contingente all’Emiciclo degli azzurri, scottato dalla mancata elezione a deputato alle politiche del 25 settembre, e tenuto conto che non ha avuto seguito nemmeno il patto con il rieletto parlamentare, questa volta alla Camera, Nazario Pagano, per un cambio della guardia al coordinamento regionale.

Per il presidente Marsilio, si potrebbe a quel punto aprire ipotesi di una candidatura alle elezioni europee che si terranno a giugno 2024, e per il resto ci sarebbe poco da discutere visto che l’eventuale ripartizione delle candidature alle regionali, non potrà che avere il consenso di Giorgia Meloni, e rispetto all’occhio di riguardo per l’Abruzzo, essendo stata eletta deputata il 25 settembre nel collegio L’Aquila Teramo, alla fine logica vuole che prevarrà la realpolitik, per garantire la compattezza del centrodestra alla guida del Paese, e con davanti sfide da far tremare i polsi.

Indizio che potrebbe rafforzare queste indiscrezioni, è il fatto che Sospiri ultimamente stia mantenendo un basso profilo, nonostante il suo carattere notoriamente grintoso e risoluto. Potrebbe a buon diritto rivendicare a gran voce la segreteria regionale, in virtù  del patto sottoscritto con Pagano. Ma preferisce tacere, rassicurando anzi che con Pagano il rapporto è ottimo.

Del resto una sua candidatura presidente della Regione sarebbe una compensazione a dir poco abbondante e appagante, per la mancata finalizzazione dell’accordo della segreteria, ed anzi l’appoggio di Pagano risulterebbe per Sospiri determinante, essendo riuscito il deputato, con il talento politico che lo contraddistingue, ad allontanarsi a tempo debito dall’area della senatrice Licia Ronzulli, caduta in disgrazia, e a riposizionarsi al fianco del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e della deputata Marta Fascina, la compagna del leader Silvio Berlusconi, che hanno preso il controllo del partito per gestire il post-Berlusconi.

Sospiri non ha poi ha condiviso la decisione, anche di Forza Italia, di candidare il civico Carlo Antonetti alle comunali di Teramo, perse poi al primo turno contro il sindaco uscente del centro-sinistra Gianguido D’Alberto, ma anche in questo caso si è fatto da parte, per non alimentare polemiche e scontri interni.

Può invece piuttosto rivendicare buona parte del merito della crescita in Abruzzo di Forza Italia alle politiche del 25 settembre, con il 12%, che ha rappresentato il terzo miglior risultato nazionale. E del potenziamento in consiglio regionale del gruppo degli azzurri, visto che nel corso della legislatura, allo stesso Sospiri e al capogruppo Mauro Febbo, eletti nel 2019, si sono aggiunti come “federati”, i tre di Valore Abruzzo, Manuele Marcovecchio, Simone Angelosante e Tony Di Gianvittorio, andati via dalla Lega, e  il vice presidente del Consiglio regionale, Roberto Santangelo, eletto con la civica Azione politica. E probabili sono ora gli ingressi dei consiglieri regionali Luca De Renzis, uscito anche anche lui dalla Lega, e di Sara Marcozzi, ex M5s, entrambi ora al gruppo misto. Il che farebbe di Fi il primo partito all’Emiciclo, scalzando la Lega che ha dimezzato i 10 consiglieri eletti nel 2019.

In questa ottica si possono leggere anche gli attacchi della Lega, che non vuole essere messa all’angolo nella partita delle regionali, a Sara Marcozzi, e indirettamente a Sospiri, che pur senza essere mai citato, viene considerato il regista dell’ingresso della ex M5s nel centrodestra,  appoggiandola, questa l’insinuazione dei salviniani, per la presidenza della nuova commissione permanente sulla gestione del ciclo idrico.