L’AQUILA – Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro, ammesso che si voti a novembre.
Scadevano teoricamente ieri, infatti, i 120 giorni prima dei quali si deve dimettere chi ha intenzione di candidarsi alle prossime elezioni regionali, in base ai paletti della “legge antisindaci”, nell’ipotesi in cui il rinnovo del Consiglio venga fissato per la prima data utile in discussione, domenica 17 e lunedì 18 novembre.
La norma incriminata è la legge regionale 51/2004, varata alla vigilia delle Regionali 2005, secondo la vulgata per impedire la candidatura dell’allora lanciatissimo sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso che, ironia della sorte, probabilmente sarà candidato governatore quasi dieci anni dopo.
In particolare, le cause di ineleggibilità indicate dalla legge “non hanno effetto se le funzioni esercitate, la carica o l’ufficio ricoperto, sono cessati per dimissioni, trasferimento, revoca dell’incarico o del comando, collocamento in aspettativa, non oltre 90 giorni antecedenti il giorno fissato per la presentazione delle candidature”.
Presentazione che avviene 30 giorni prima del voto, di qui la somma dei 120 giorni necessari, quattro mesi.
Quella di ieri è comunque una deadline relativa, prima di tutto perché il decreto con la data di indizione delle elezioni ancora non c’è: una balbuzie dei vertici della maggioranza, presidente della Giunta, Gianni Chiodi, e del Consiglio, Nazario Pagano, che sta mandando su tutte le furie un po’ tutto il mondo politico e non è detto che non faccia perdere un calo di consenso, anzi, alcuni consiglieri di centrodestra già ribollono.
Vanno inoltre diversificate le mosse dei tecnici e dei politici, i primi non devono licenziarsi mentre sindaci e presidenti non possono certo mettersi in aspettativa, anche se possono ritirare le dimissioni che sono obbligati a presentare: “I tecnici sono nobili, noi siamo delinquenti”, sintetizza con sarcastica amarezza il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo.
Ancora, considerato che, con estrema probabilità, il voto scalerà al 2014, le (poche) dimissioni o aspettative di cui si è avuta contezza ieri dovranno essere ritirate dai papabili e poi presentate di nuovo a novembre o a gennaio, a seconda che si voti rispettivamente a marzo o a maggio, quest’ultima data che sarebbe in concomitanza con quella delle Europee.
Chi si mette in aspettativa sottrae risorse lavorative agli enti pubblici e, dal canto suo, perde soldi. Inoltre l’incertezza sulla data compromette l’organizzazione della campagna elettorale: sarà a breve o media scadenza? Un giochino che scontenta tutti e che qualcuno maligna possa essere anche tattico.
Certo è che le mosse di oggi dei più prudenti, quelli che nel dubbio si mettono in regola qualora davvero si dovesse votare a novembre, servono a ‘stanare’ chi ha intenzione di candidarsi e costituiscono già di per sé una notizia.
Come è per esempio il caso di Alfredo Moroni, assessore all’Ambiente del Comune dell’Aquila, incarico che non gli crea problemi di incandidabilità, ma anche dirigente del settore Risorse umane della Regione Abruzzo, questo sì da sanare.
Ebbene, da quanto si apprende Moroni si è messo in aspettativa, confermando la sua futura partecipazione alla ‘solita’ (perché già vista nelle tornate precedenti) corsa fratricida del centrosinistra aquilano ad accaparrarsi una candidatura per l’Emiciclo.
Stavolta il duello potrebbe essere con Pietro Di Stefano, assessore alla Ricostruzione, che non ha nascosto le sue ambizioni, così come Pierpaolo Pietrucci, per sette anni capo di gabinetto del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, prima di essere defenestrato all’improvviso.
L’aspettativa di Moroni dal suo incarico, tra l’altro, risolve anche un altro tipo di incompatibilità, quella più nuova spuntata in base alla “legge anticorruzione”, il cui verdetto era sub iudice e ora non ha più importanza.
Sempre all’Aquila nei giorni scorsi si è messo in aspettativa Giampaolo Arduini, già vice sindaco del capoluogo negli ultimi anni, che lavora nell’ufficio stampa del Consiglio regionale.
Coordinatore regionale dei Cattolici democratici, Arduini in una nota polemica ha chiesto “maggiore attenzione e senso di responsabilità sulla data”, forse irritato dal tira e molla sulla data che costringe molti a rischiare le proprie mosse, scoprendosi anche.
Chi non si è mosso, invece, è il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che non ha presentato le dimissioni.
“Abbiamo 90 giorni dalla data delle candidature, che vanno presentate poco più di 30 giorni prima del voto. Ecco spiegato il termine dei 4 mesi. Se mi candiderò? Devo ancora decidere, dipenderà anche da quando si vota”.
Ha le idee più chiare, si candiderà in ogni caso, il presidente della Provincia dell’Aquila Antonio Del Corvo, che consigliere regionale già lo era, prima di essere eletto e dimettersi.
“Se non esce il decreto mica ci si può dimettere per presupposti! Questa è una lacuna della cosiddetta ‘legge antisindaci’ che volevamo modificare e non ci siamo riusciti”, spiega polemico.
Del Corvo evidenzia anche un’altra problematica. “Spero che il decreto abbia un lasso temporale tra la sua data e quella delle elezioni superiore a 120 giorni, perché potrebbe anche non essere così”, e in questo caso a rigore di legge sindaci e presidenti teoricamente non avrebbero alcuna chance di potersi candidare.
“Altrimenti che si fa? Altrimenti ti dimetti il giorno dopo il decreto e speri, nel 2008 il termine era inferiore a 120 giorni e per qualcun altro è andata bene”, guarda caso nel 2008 Chiodi era sindaco di Teramo.
Quanto all’intenzione personale di candidarsi, “assolutamente sì – conclude Del Corvo – anche perché le Province le hanno soppresse e non vorrei che il Parlamento sopprima anche me!”.
C’è anche chi ha cambiato idea in corso. Solo per fare un esempio a Giulianova (Teramo) il sindaco, Francesco Mastromauro, si era dimesso per schierarsi in accordo con il Partito democratico, ma ha fatto retromarcia dopo poche ore, “non abbandono la mia città”.
Intenzioni e tentazioni che, se non si fissano le elezioni a novembre, si riproporranno con l’azzeramento del ‘conto alla rovescia’ in vista delle date successive e dovranno essere superate ancora.





