L’AQUILA – “Il governo che fa bene all’Abruzzo, l’Abruzzo che fa bene al governo”. Ruota intorno al commento del riconfermato governatore d’Abruzzo, Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, nella conferenza di palazzo Silone, la lettura dei big del centrodestra della storica vittoria alle regionali del 10 marzo, con la riconferma di un presidente uscente, come mai accaduto, contro il centrosinistra guidato dal professor Luciano D’Amico. Ma di successo possono parlare i leader di Fdi e Fi, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, un po’ meno Matteo Salvini, che dopo essere stato dieci volte in Abruzzo, mettendoci la faccia, con il 7,5% rimediato, è costretto ora a minimizzare, e a guardare il bicchiere mezzo pieno.
Nel centrosinistra si apre invece il dibattito sul campo largo, e ad avere motivi di soddisfazione, nonostante la sconfitta, è il solo Partito democratico, che ha preso oltre il 20% e portato in consiglio 6 consiglieri, mentre M5s ha subito un tracollo. In assenza di alternative, però, il campo largo andrà in ogni modo riproposto anche nelle prossime elezioni regionali, a cominciare dalla Basilicata, perché alle regionali non ci sono ballottaggi, e si vince al primo turno anche con un solo voto in più. Tranchant il commento dell’ex premier Romano Prodi, “per coltivare un campo largo ci vogliono tanti contadini”.
“Non importa quanto un campo sia largo, quello che conta e quanto quel campo sia coeso, quanto abbia un’idea chiara da raccontare e da costruire per i cittadini. E noi faremo tutto quello che possiamo per non deludere le aspettative dell’Abruzzo, che ripone grande fiducia in noi. Grazie Abruzzo”, questo il messaggio della premier di Giorgia Meloni, che dopo la sconfitta sarda temeva, in caso di passo falso anche in Abruzzo, per di più nella regione dove è stata eletta alle politiche del 2022, ripercussioni per il governo, e incassa anche il 24% di Fratelli d’Italia, risultato che sommato al 5,7% della lista personale di Marsilio, a trazione Fdi, rappresenta la conferma dello stato di salute del primo partito d’Italia e della coalizione.
Il voto abruzzese però è stato caratterizzato anche dal sorpasso di Forza Italia, al 13,4% rispetto alla lega, che nel 2019 era al 27,5%, con 120.000 voti persi, oggi al 7,5%, mentre alle politiche del 2022 in Abruzzo aveva preso l’8,3%.
Tace per ora il sottosegretario all’Agricoltura e segretario del partito Luigi D’Eramo, mentre il leader Matteo Salvini ricorda che “dacché gli italiani hanno scelto il nuovo governo ci sono state sette elezioni regionali, ne abbiamo vinte sei su sette È la riprova che Lega è un partito seguito e scelto da Nord a Sud”.
E per l’Abruzzo parla di “bella vittoria del centrodestra con un buon risultato per la Lega che supera i 5 stelle e sinistra malamente sconfitta a dispetto dei profeti di sventura”, aggiungendo che “siamo stati determinati per la vittoria in Abruzzo Marsilio vince anche coi nostri 43.000 voti”.
Ad esultare e a ragione è invece forza Italia, che arriva al 13,4% che porta in consiglio quattro consiglieri.
Raggiante il commento del ministro Antonio Tajani, segretario nazionale “Il successo di Forza Italia in Abruzzo conferma definitivamente la centralità di un movimento che sta occupando lo spazio politico tra Giorgia Meloni e il Partito Democratico. L’Italia ha bisogno di una forza seria, credibile, affidabile e responsabile che dia tranquillità ai cittadini. L’ottimo risultato di Forza Italia è la vera novità del voto in Abruzzo”.
A sinistra tutti i commenti ruotano intorno alla metafora politica de campo largo, ovvero all’esperimento della grande alleanza che tiene tutti dentro, da Sinistra italiana ai moderati di azione e Italia viva, passando per Pd e M5s.
“Fino a qualche settimana fa l’Abruzzo era dato per perso senza discussioni, il presidente uscente di Fratelli d’Italia partiva con un vantaggio di 20 punti nei sondaggi. E invece unendo le nostre forze attorno a una visione comune abbiamo riaperto la partita e ridotto quello scarto in modo significativo, ma non ancora sufficiente. Questo ci sprona a continuare a batterci con ancora più determinazione per costruire un’alternativa solida in grado di competere con la coalizione delle destre”, ha affermato la segreteria Elly Schlein.
“Continueremo a seminare, sappiamo che sarà un lavoro di costruzione paziente – sottolinea Schlein -. A volte si vince e a volte si perde, ma noi non perdiamo né la speranza né la determinazione e rilanceremo la sfida in vista delle prossime tornate e delle elezioni europee”. In merito al risultato della lista la segretaria ha ringraziato le candidate e i candidati “per l’ottimo risultato ottenuto dal Pd, che ha quasi raddoppiato il suo consenso arrivando oltre il 20%, rispetto all’11% delle ultime regionali, e crescendo di quasi 4 punti anche rispetto alle politiche dell’anno scorso”.
Ma per il Movimento 5 stelle le luci sono poche, le ombre moltissime e a dirlo sono i numeri: dal 19,7 del 2019 e dal 18,4% delle politiche del 2022 al 7% di domenica.
Commenta il leader Giuseppe Conte: “registriamo il risultato modesto del M5s, e questo ci spinge a lavorare con sempre più forza sul nostro progetto di radicamento nei territori, per convincere a impegnarsi e a partecipare soprattutto i troppi cittadini che non votano più. Dobbiamo farlo sulla scia della vittoria ottenuta in Sardegna, che ci ha portato qualche giorno fa ad eleggere la prima Presidente di Regione M5S della storia, Alessandra Todde. Un segnale da cui ripartire”.
Cresce invece l’insofferenza del leader di Azione Carlo Calenda: “Le elezioni abruzzesi dimostrano in primo luogo quanto sia sbagliato parlare di ‘vento che cambia’ a livello nazionale per un’elezione vinta in Sardegna per 1.600 voti, grazie al voto disgiunto nel centro destra. Purtroppo sappiamo che questa è una tentazione irresistibile per politici e media. Tralascio ogni commento relativo ai fantomatici campi larghi che non esistevano prima e non sarebbero esistiti neppure nel caso di una vittoria in Abruzzo. Ogni elezione regionale fa storia a sé ed è influenzata da dinamiche locali. Provo a sintetizzare cosa ci racconta l’esito dell’Abruzzo”.
E aggiunge: “l’affluenza bassa delle regionali – vicina ad un elettore su due – premia il voto organizzato. Il voto di opinione continua a rimanere ai margini di questo tipo di elezione. Ne abbiamo una prova anche guardando i dati di Azione. Dove abbiamo un parlamentare presente sul territorio, Giulio Sottanelli, prendiamo il 7% (Teramo), dove non abbiamo parlamentari o consiglieri regionali prendiamo il 3%”.
Frecciatina anche a Renzi: “si conferma il fatto che siamo l’unico partito dell’area liberale ad esistere sui territori e ad avere una prospettiva di crescita. Adesso pensiamo alle europee”.
Infine, anche l’ex premier Romano Prodi commenta il voto in Abruzzo, utilizzando la metafora del campo da coltivare.
“Per coltivare un campo largo ci vogliono tanti contadini, sono aumentati, parecchio, i nostri, ma non sono ancora abbastanza. Il campo largo, va coltivato ancora ed è importantissimo che cresca come sta crescendo adesso, è una buona seminagione”. E conclude, “il voto in Abruzzo poteva andare meglio, ma l’Abruzzo è l’Abruzzo, poi se vogliamo guardare dentro al campo largo nel Pd le cose sono andate molto bene, ma non basta, certamente non basta”.





