L’AQUILA – “Tra le conseguenze dello spopolamento dell’Abruzzo Interno, fenomeno noto ai più ad eccezione di Marsilio, che ci invita a votarlo ‘per continuare a crescere’, vi è l’abbandono del patrimonio agricolo e forestale, i cui terreni che lo compongono hanno oramai un valore infimo. Detta circostanza, combinata con l’esigenza indifferibile di produrre energia elettrica con l’eolico ed il fotovoltaico, espone le aree montane e pedemontane alla speculazione dei grandi gruppi, interessati ad acquisire vaste aree di territorio da destinare a parchi eolici e campi fotovoltaici”.

A lanciare l’allarme è Daniele Di Bartolo, avvocato di Raiano, candidato nel collegio provinciale dell’Aquila con Riformisti e civici, nella coalizione che sostiene la candidatura a presidente della Regione del professor Luciano D’Amico.

“Ribadito che il contesto internazionale impone alle nazione UE di raggiungere l’indipendenza energetica, non va dimenticato che il Decreto Energie (D.L.vo 199/21 art. 20) consente alle Regioni di localizzare le aree idonee per l’installazione di dette infrastrutture ma il Governo Marsilio è rimasto completamente inadempiente sul punto, consentendo così ai privati di individuare ovunque l’ubicazione di vasti parchi eolici e campi fotovoltaici, con il concreto pericolo di pregiudizio per il paesaggio, oltrechè del patrimonio agricolo e forestale”.

A questo punto Di Bartolo si chiede: “che senso ha parlare nelle nostre zone di turismo ambientale e culturale se nei prossimi anni corriamo il rischio concreto di vedere larghe fette del nostro territorio completamente modificate dalla destinazione a produzione energetica ambientale.
Mi chiedo, inoltre, che senso ha impedire, con la nuova legge Regionale sul governo del territorio (L.R. 58/2023), a chi ha terreni di estensione inferiore a 6.000 mq, di edificare, ancorchè con regole stringenti sul materiale da utilizzare, piccole rimesse per mezzi agricoli, al fine di tutelare il territorio, se poi si consente ai grandi gruppi che operano nel settore energetico di alterare definitivamente la destinazione di importanti fette del nostro territorio”.

Prosegue il candidato: “del resto che la legge Regionale sul governo del territorio sia stata solo un’operazione di facciata lo si intuisce dal fatto che se da un lato si proclama l’obiettivo del consumo zero di territorio, dall’altro la Regione non adotta gli strumenti urbanistici necessari a dettare ai Comuni le linee guida per perseguire detto obiettivo, indicando quale stella polare degli adottandi PUC (ex PRG) il Quadro di Riferimento Regionale risalente al 2000, redatto con criteri espansionistici, ed autorizzando, inoltre, l’edificazione in verticale sul litorale”.

A seguire le conclusione dell’avvocato Di Bartolo: “ritengo che le infrastrutture di ogni natura siano uno strumento essenziale per bloccare lo spopolamento delle aree interne: qualunque esse siano, ma questo non può comportare l’abdicazione di ogni potere di gestione del territorio da parte della Regione Abruzzo, che deve intervenire immediatamente con una legge Regionale al fine di contemperare la necessità di produrre energia elettrica, cui non ci possiamo sottrarre, con l’esigenza di tutelare sia il paesaggio, per consentire di parlare ancora di turismo ambientale, che il patrimonio agricolo e forestale, per consentire alle numerose famiglie che ancora oggi lavorano e producono reddito con l’agricoltura e l’allevamento, di sperare ancora in un futuro per le loro attività, che, non bisogna dimenticarlo, rappresentano le nostre radici. Per nostra fortuna l’Abruzzo interno ha territorio per tutti ma va consumato con intelligenza ed in maniera da contemperare gli interessi di tutti: l’assenza di regole premia i più forti”.