L’AQUILA – “Sono fermamente convinto del fatto che il forte appello di monsignor Bruno Forte rivolto agli elettori cattolici non sia suscettibile di interpretazioni o adattamenti e nulla ha a che vedere con riferimenti all’unità politica dei cattolici”.

Lo afferma in una nota Alfonso D’Alfonso, già segretario provinciale dell’Aquila della Democrazia cristiana, imprenditore, candidato nella lista Centristi per l’Europa-Solidali e popolari a sostegno di Giovanni Legnini.

“Ho già avuto modo di affermare in diverse occasioni che quella fase storica si è chiusa nel 1993 ma i valori, che ne erano alla base e dai quali Don Luigi Sturzo, De Gasperi e il nostro corregionale Spataro hanno fondato la loro azione politica, rimangono più che mai vivi e forti nei cuori di chi si è nutrito e formato ai loro insegnamenti”, aggiunge.

“Io ho grande rispetto per le tradizioni politiche che hanno caratterizzato la storia passata e recente del nostro Paese ma, per carità, ognuno professi la propria! Non ci si vergogni di essersi formati sugli insegnamenti di Almirante, Rauti e Buontempo ma che non si arrivi oggi a rivendicare i principi della dottrina sociale della Chiesa ai quali solo i cattolici impegnati in politica si sono da sempre ispirati – è il monito di D’Alfonso – Gli appelli di Papa Francesco così come di monsignor Forte non lasciano spazio a pretestuose interpretazioni di mera circostanza”.

“L’Abruzzo è sempre stata terra di migranti che hanno sofferto sulla propria pelle l’emarginazione, la discriminazione e lo sfruttamento pagando spesso con la vita la necessità di lasciare la propria terra per consentire la sopravvivenza alle proprie famiglie. La tragedia di Marcinelle così come innumerevoli sciagure patite dai nostri conterranei emigrati ci devono far riflettere e comprendere appieno il messaggio dell’eminente vescovo Forte. E i martiri di Marcinelle non erano esuli politici ma migranti economici costretti ad espatriare per mancanza di prospettive nella propria terra d’origine. Anche a loro si urlava in faccia che prima venivano i diritti dei belgi, svizzeri, inglesi e così via. Oggi come allora l’appello di monsignor Forte doveva e deve essere il Vangelo dei governanti: ‘Innanzi tutto il rispetto della dignità di ogni persona umana’, ‘Da un tale rispetto conseguono i doveri di solidarietà verso i più deboli e di accoglienza verso chi bussa alle nostre porte, fuggendo spesso da fame o violenza alla ricerca di un futuro migliore per sé ed i propri cari’. Che differenza c’è tra i nostri martiri di allora e chi muore in mare o sfruttato in terra straniera oggi?”, si domanda D’Alfonso.

“Il valore della solidarietà urlato più volte da Papa Francesco e dalla gran parte dei vescovi non va interpretato ma applicato per gli Italiani, gli abruzzesi e tutti i bisognosi. Come si può plaudire a chi fa appello ai blocchi navali o a chi, vestendo i simboli del nostro Stato, ordina la chiusura dei porti arrivando a mettere a rischio la vita di bambini innocenti? Come si fa a credere a chi fino all’altro giorno pubblicamente e senza ritegno metteva sullo stesso piano dei migranti noi abruzzesi ‘terroni’ e ancora oggi continua a pensarlo e affermarlo nelle manifestazioni che si tengono al Nord? Come non sentirsi profondamente offesi da frasi come: ‘l’Abruzzo è peso morto per noi come tutto il Sud. Il comportamento di molte zone terremotate dell’Abruzzo è stato singolare, abbiamo assistito per mesi a lamentele e sceneggiate’? E ora si vuole accomunare la dottrina sociale della Chiesa ai pensieri deliranti e pericolosi di questi ‘nobili’ padri fondatori!”.

“Se la comunità cattolica ha riavviato un percorso per l’impegno politico diretto ispirato ai propri valori”, fa osservare D’Alfonso, “è proprio per il dilagare di messaggi basati sull’odio e sulla paura che nulla hanno a che vedere con la fratellanza e la solidarietà. Noi non siamo e non vogliamo essere il partito unico dei cattolici, ci ritroviamo naturalmente nei valori contenuti nell’appello del Papa e del nostro Vescovo senza forzature o strumentalizzazioni”.

“Altri ne professino l’appartenenza quando sulle piazze abruzzesi cercano di ottenere consensi coprendo le proprie lacerazioni e contraddizioni non con valori e programmi concreti ma con i messaggi demagogici e populisti dei loro leader nazionali. Noi continuiamo sulla strada della solidarietà e della comunanza”, conclude Alfonso D’Alfonso.