L’AQUILA – Tra indecisi e sostenitori del sì o del no, anche all’Aquila, la partita del referendum è ancora tutta da giocare.
Girando per la città, tra il traffico ingolfato dai lavori e i primi giri nei centri commerciali per gli acquisti natalizi, il referendum è uno degli argomenti clou degli ultimi mesi.
Gabriella Bozza, imprenditrice nel settore dell’abbigliamento, all’interno del centro commerciale Amiternum, ha le idee ben chiare “io voto no e per un semplice motivo – spiega con decisione ad AbruzzoWeb – il governo Renzi non mi piace, le spiegazioni sul perché votare sì sono molto lacunose, ci vorrebbe un costituzionalista esperto ma che lo spieghi in maniera elementare, come si fa con i bambini”.
“Si parla, per esempio di abolizione del Cnel – aggiunge – voluta da tanti, ma sta messa lì, secondo me, come una specie di contentino, trasforma le 9 parole dell’articolo 70 in uno sproloquio in cui non si capiscono le funzioni e il ruolo del nuovo Senato”.
Marina Dundee è una storica commerciante aquilana, che aveva il suo banco in piazza Duomo e ora ha spostato la sua attività presso il mercato di piazza D’Armi. “Io vado a votare – spiega – è un dovere e un diritto fondamentale, ma non voglio palesare la mia decisione. Sto cercando però, nel mio piccolo, di convincere anche i clienti indecisi con cui se ne parla, dobbiamo andare, che sia sì o no, non dobbiamo permettere ad altri di scegliere per noi”.
In giro per il mercato c’è anche Luigi, un pensionato che viene tutti i giorni con il suo cane “io voto no – afferma con fierezza – a prescindere dal governo che non approvo, che non abbiamo votato, ci mettono a credere che aboliranno il Ssenato ma non è vero, ci saranno sempre e ovviamente noi non li avremo nemmeno votati”.
Sempre nel contesto del mercato, un’altra con le idee ben chiare è Giovanna, un’impiegata statale in pensione “No, deciso e studiato, ho letto la riforma,con attenzione, una motivazione? Questa riforma è ispirata da questo governo, che io non ho scelto, e votata da un Parlamento diviso e condizionato dal voto di fiducia”.
David, pure ha le idee molto chiare. “Voto no, la riforma me la sono letta bene e non mi piace, un esempio? L’articolo 18 e il jobs act o ancora la presunta semplificazione del processo di produzione delle leggi, le norme che regolerebbero il nuovo Senato, andrebbero a produrre almeno 7 procedimenti legislativi differenti”.




