L’AQUILA – Pare facile in Italia fare un referendum cittadino. Se ne sono resi conto quelli del comitato che all’Aquila da un anno lavorano alla consultazione popolare per la rimodulazione dei confini del Parco nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga e dei Sic, i siti di interesse comunitario.

Constatato il rischio di dover far slittare il referendum addirittura a fine 2018, a causa della concomitanza con altre scadenze elettorali, si è infatti dovuto ripiegare su una più semplice petizione popolare, e la raccolta firme inizierà già da sabato prossimo.

A rivelarlo ad Abruzzoweb è uno dei più strenui attivisti del fronte pro referendum, il maestro di sci Luigi Faccia.

“Il problema – spiega Faccia – è che le leggi dello Stato e il regolamento del Comune dell’Aquila non prevedono la possibilità di fare referendum locali, in concomitanza dei periodi elettorali di altre consultazioni. E quindi in autunno ci sarà come tutti sanno il referendum elettorale. Poi a primavera ci saranno le elezioni comunali, e il regolamento dice non si potranno fare referendum nello stesso anno, nel 2017. Si arriverebbe così al 2018, con le concreta possibilità di elezioni politiche nazionali nei primi mesi dell’anno”.

Da qui la decisione di gettare la spugna, anche perché l’obiettivo dei referendari era quello di indurre da subito il Consiglio comunale a fare pressione a Regione e Governo, al fine di riperimetrare, il prima possibile e non nel 2018, i confini del Parco nazionale, facendo arretrare i suoi confini nelle aree più antropizzate dei comuni pedemontani del versante aquilano, e soprattutto di eliminare quei Sic che prevedono la massima tutela ambientale e l’inedificabilità assoluta, nelle aree degli impianti sciistici di Campo Imperatore, nelle aree antropizzate della valle del Chiarino e in altre aree di uso civico nel versante Aquilano, come Assergi, Aragno e Arischia.

Quei vincoli, sostengono infatti i referendari, sono non solo inutili in termini di tutela ambientale, ma impediscono lo sviluppo economico e turistico, e sono invisi in primis dai residienti delle aree montane.

Il comitato referendario, che era ancora in attesa da agosto del responso del Comitato dei garanti del Comune sulla legittimità dei quesiti, ha così tagliato la testa al toro: ha costituito un’associazione e un comitato per la presentazione delle firme, di cui fanno parte lo stesso Faccia, il maestro di sci e operatore turistico Fausto Tatone, gli avvocati Gianluca Museo e Gianfranco Massimi, l’albergatore Roberto Bellassai, i rappresentanti degli usi civici di Assergi, Camarda, Aragno e Arischia. 

L’obiettivo del tutto agevole è ora raccogliere 100 firme. Ma Faccia tiene a precisare che “noi per dare valenza politica ci siamo prefissati l’obiettivo di raggiungere comunque quota 5 mila, quelle previste dal referendum, e ci riusciremo senza problemi, in pochi giorni, visto che le nostre ragioni sono condivise da tantissimi cittadini”.

Primo appuntamento con i banchetti sabato, al mercato di piazza D’Armi all’Aquila, poi si decideranno le altre postazioni.

Faccia assicura che anche la petizione potrà centrare l’obiettivo, per quanto sia strumento meno potente del referendum.

“Entro 90 giorni dal deposito delle firme – spiega infatti Faccia – il Consiglio comunale o anche la Giunta dovranno recepire l’esito in un apposita delibera. E impegnarsi a fare pressione su Regione e Ministero dell’Ambiente, al fine di ottenere la riperimetrazione dei confini del Parco e la rimodulazione dei Sic”.

Cambia poco insomma, in termini di iter, rispetto a quello che si poteva ottenere con il referendum, al netto del diverso peso e blasone della consultazione. 

“La competenza sulle aree Sic – spiega infatti Faccia – è della Regione Abruzzo, che può proporre al Ministero la modifica, che a sua volta può proporla all’Europa. Se tutti gli enti sono d’accordo, si può senza problemi centrare l’obiettivo, come avvenuto, con il medesimo iter, in altre sei regioni italiane. L’Europa non ha normalmente problemi ad accogliere richieste del genere, tenuto conto che i Sic nel Gran Sasso non saranno ridotti di superficie, ma solo rimodulati geograficamente, per liberare quelle aree dove oggi impediscono lo sviluppo economico, la realizzazione anche di piccole e non impattanti infrastrutture indispensabili però alle attività turistiche e agli impianti sciistici, come appunto a Campo imperatore, dove addirittura è area Sic il territorio intorno all’albergo e addirittura ai parcheggi”.