L’AQUILA – L’obiettivo di mettere in sicurezza il risultato da ogni possibilità di errori nella raccolta, ritardi della Pubblica amministrazione e difficoltà nelle operazioni di rientro dei moduli, è stato raggiunto: sono più di 750.000 le persone che ad oggi hanno firmato il referendum per la legalizzazione dell’eutanasia. Oltre 500.000 firme sono state raccolte ai tavoli mentre quelle digitali hanno superato le 250.000.
A questi numeri si aggiunge un numero ancora imprecisato di firme raccolte nei Comuni, nei consolati e negli studi degli avvocati e da alcuni gruppi che si sono aggiunti alla mobilitazione nelle scorse settimane.
In Abruzzo, secondo gli ultimi dati disponibili, sono oltre 10.000 le firme raccolte presso i tavolini tenuti in ogni parte della regione da luglio fino a oggi. Oltre 300 volontari tra autenticatori, volontari e organizzatori. Un tema che ha mosso tutte le coscienze, dai più giovani, spesso trattati come “gioventù bruciata”, ai più anziani.
Il tema del “Fine vita” è stato oggetto di dibattito in Abruzzo, animando il confronto tra magistratura, referendari, politici e chiesa. Tante le personalità che hanno partecipato agli incontri-dibattito, importante il contributo del libro “Soli nel fine vita. Il caso Cappato e la necessità di una legge”, a firma del giudice del Tribunale dell’Aquila Marco Billi edito da Edizioni Mondo Nuovo di Pescara, nel quale il magistrato denuncia il vuoto legislativo su questo delicato tema etico.
L’Abruzzo ha risposto presente sul tema dei diritti civili, sulla libertà individuale “nonostante molte resistenze vi siano ancora. Dico sempre, non può esistere una posizione contro: si può essere contro per se stessi, non si può essere contro le scelte che altri individui fanno sul proprio corpo. Sembrerà controintuitivo, ma la battaglia per l’eutanasia legale è una battaglia per la vita: dignitosa, fino alla fine”, ha affermato Riccardo Varveri, coordinatore regionale per la raccolta firme.
Tra le ultime firme raccolte, anche quelle di Roberto Saviano, Pif e Francesco Guccini.
“Ho firmato perché oggi, senza una legge che la regolamenti – afferma Saviano- l’eutanasia non è un diritto accessibile a tutti. Ho firmato perché sia libero di scegliere anche chi non può permettersi di raggiungere paesi dove l’eutanasia è legale. Firmare per promuovere questo referendum, comunque la si pensi, è un atto di rispetto per la vita e per il prossimo”.
Ad oggi, le firme fisicamente già rientrate al Comitato sono 184.292, di cui 86.209 già certificate e pronte per la consegna. Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna le prime tre regioni per numero di firme in base al numero di abitanti.
“Il risultato straordinario della raccolta firme dimostra che il referendum affronta e dà risposte a una grande questione sociale rimossa dal Parlamento e dai capi dei grandi partiti: quella della qualità del vivere e della libertà di scelte fino alla fine della vita. La raccolta firme continua, anche per inviare un messaggio ancora più chiaro e forte alle istituzioni e a tutto il Paese. Sono fiduciosa che supereremo il milione di firme”, ha dichiarato Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni.
“I tavolini per strada e gli altri punti di raccolta firme saranno aperti per tutto il mese di settembre, trasformandosi nelle nostre “sedi da marciapiede”, cioè luoghi di informazione ai cittadini su tutti gli strumenti per vivere liberi fino alla fine, inclusi il testamento biologico, le cure palliative e il suicidio assistito, legalizzato dalla Consulta ma boicottato dal Servizio Sanitario Nazionale, come nel caso di Mario, che andremo a trovare giovedì ad Ancona”, ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere Associazione Luca Coscioni.
Dal 1984, quando fu proposta per la prima volta in parlamento una legge per regolamentare l’eutanasia, sono trascorsi 37 anni. L’immobilismo parlamentare ha spinto l’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, Mina Welby, Filomena Gallo, dopo anni di disobbedienza civile e sensibilizzazione sul tema, a proporre un quesito referendario abrogativo.
“L’eutanasia è un diritto civile. Il risultato è incredibile: 500.000 firme in un mese e mezzo. La volontà popolare è chiara: il parlamento non osteggi questa battaglia di civiltà”.






