TERAMO – “Non avrei mai pensato di scriverti in questa situazione …L’ho tradita ma non l’ho ammazzata. In termini di legge il tradimento non costituisce nessun reato, allora non mi spiego il motivo della mia permanenza qui, in carcere …”.

È destinata alla giornalista di Quarto Grado Ilaria Mura e a suo marito questa lettera scritta da Salvatore Parolisi, di cui il Tgcom pubblica in esclusiva sul sito alcuni passaggi.

Dal carcere di Teramo, dove è rinchiuso con l’accusa di aver commesso l’omicidio della moglie, Melania Rea, trucidata con 35 coltellate e trovata morta nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo) il 20 aprile scorso, Salvatore affida pensieri e sensazioni in queste righe parlando del suo matrimonio, dichiarando la sua innocenza e la sensazione di solitudine che sta vivendo.

Nei giorni scorsi era emerso come la principale attività di Parolisi in carcere sia quella di leggere il dispositivo della Procura che lo ritiene l’assassino di Melania e scrivere lettere: ai familiari, alla piccola figlia Vittoria ma anche alla sua amante, L.P.

Ecco alcuni passaggi della lettera inviata alla Mura: “Ho bisogno di tutti voi per acquisire sempre più fiducia in me … per uscire da questa ingiustizia. Sono sempre stati gli affetti più cari che ci danno la carica per andare avanti e superare le difficoltà, sempre con l’aiuto del Signore. Le mie lunghe e interminabili giornate le trascorro, leggendo scrivendo e pregando con quella poca fede ancora rimastami e con l’aiuto di persone estranee che mi inviano lettere per offrirmi la loro solidarietà”.

“Non tutti mi hanno già condannato… – prosegue la lettera – dirvi come sto io adesso solo Dio lo sa, ma sono un combattente non mollo facilmente e combatterò fino a quando dimostrerò la mia innocenza, per la memoria di mia moglie e per mia figlia. L’impatto che ho avuto con questa terribile esperienza mi lascerà un segno indelebile nel cuore che non andrà mai più via, ho trascorso moltissime notti in bianco…”.

“A volte chiudo gli occhi e rivedo tutta la mia vita – aggiunge Parolisi – partendo da quelle immagini del mio matrimonio che voi avete trasmesso in tv (a Quarto Grado), Be’ cosa vedo io? L’immagine di un ragazzo con lo sguardo smarrito che con un sì segna il suo destino. Quel ragazzo, volontario in Kosovo, in Afghanistan, con una grande e sana voglia di vivere, di sperimentare nuovi orizzonti, di sognare … Perdo la linfa della vita, mi vengono tarpate le ali. Quell’anima gentile non esiste più”.

“Tutti coloro che mi hanno distrutto la vita frantumando i miei sogni non troveranno mai pace finché io sarò in vita. Adesso sono un ragazzo sommerso dall’odio – spiega il caporal maggiore – frustrato, debole, che affonda nel suo sgomento il suo dolore … Nel cuore una grande voglia di vita e speranzoso di poter al più presto ridere e stringere forte al mio petto ma mia piccola Vittoria … Mi sta mancando la voglia di vivere, penso che forse sarebbe stato meglio che avessero ammazzato me quel giorno”.

“Mi mancate tutti – conclude nella lettera – Melania, Vittoria, la mia famiglia, gli amici, la mia vita. Vi abbraccio fortemente e vi saluto”.

ATTESA ALL’AQUILA PER L’ISTANZA DEL RIESAME

L’AQUILA – L’istanza al Tribunale del Riesame dell’Aquila presentata a Perugia venerdì scorso dai legali di Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore, in carcere a Teramo accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea, non è ancora arrivata alla cancelleria del tribunale abruzzese.

La richiesta è sprovvista della parte documentale: anche se dovesse arrivare dopo ferragosto, l’udienza potrebbe svolgersi comunque entro il mese di agosto. Il Riesame dell’Aquila, dalla data del deposito, ha cinque giorni di tempo per richiedere gli atti al tribunale di Teramo e dieci giorni per fissare l’udienza. I legali hanno presentato l’istanza a Perugia, sede del loro studio, perché in situazioni del genere si può consegnare la richiesta in tutti i tribunali d’Italia.