SULMONA – Il suo secondo bambino dovrebbe nascere tra cinque giorni, ma i medici del reparto di Ostetricia dell’ospedale di Sulmona (L’Aquila) la invitano a partorire altrove, a Pescara, Chieti o L’Aquila, “perché la chiusura del punto nascita di Sulmona è imminente”.

Lo ha raccontato su Facebook una donna residente nel capoluogo peligno, dando il La a una marea di polemiche.

Giunta mercoledì mattina in ospedale per il monitoraggio, si è sentita rivolgere un chiaro invito a scegliere un nosocomio diverso.

“Ditemi come vi sentireste a dover affrontare un secondo cesareo in un ospedale dove non conoscete nessuno e dove nessuno conosce voi e la vostra storia clinica?”.

Sull’episodio il manager della Asl Avezzano L’Aquila Sulmona, Giancarlo Silveri, ha disposto l’apertura di un’indagine interna, annunciando provvedimenti disciplinari per gli eventuali responsabili.

Nel mirino sarebbero i medici che, visitata la donna, le hanno anche consegnato una fotocopia della cartella clinica.

“Il Punto Nascita di Sulmona è e resta aperto fino a quando non ci sarà una direttiva precisa della direzione”, ha dichiarato il manager in tal senso.

Il piano del decreto commissariale firmato dal governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che prevede la chiusura di altri tre punti nascita oltre a quello di Sulmona, comprende infatti la stesura di un cronoprogramma entro 2 mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso e la sua messa in opera entro 2 anni.

I MEDICI: “ABBIAMO PENSATO SOLO ALLA SUA SALUTE”

“La signora è un soggetto considerato a rischio con una patologia che consiglia il taglio cesareo in un ospedale di secondo livello, dove può essere garantita un’assistenza migliore in caso di complicanze”.

Così hanno spiegato i medici di Ginecologia dell’ospedale di Sulmona dopo lo sfogo su Facebook di una donna che non accettava di partorire in un ospedale fuori dalla sua città.

I medici, in pieno accordo con la paziente che l’indomani è andata a chiarire, hanno preso accordi con altra struttura ospedaliera di secondo livello che la prenderà in carico e le assicurerà l’assistenza ostetrica necessaria.

“È bene precisare – hanno aggiunto i sanitari – che tutto è stato deciso solo ed esclusivamente per la salute della paziente e del bambino e non perché il reparto sta chiudendo. Il nostro reparto è perfettamente funzionante e lo sarà fino a quando non arriveranno direttive diverse”.

La donna ha riferito ai medici che non si aspettava che le sue affermazioni sul social network potessero suscitare polemiche.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Tribunale del Malato. Il responsabile regionale, Edoardo Facchini, ha spiegato che la signora è stata invitata a raggiungere “una struttura di secondo grado che avrebbe potuto garantire maggiore sicurezza nel suo caso specifico. Le dottoresse del reparto di Ostetricia – ha proseguito – mi hanno assicurato che nessuno ha vietato alla signora di poter dare alla luce il suo secondo figlio a Sulmona”.

“Le è stato detto di andare via solo per maggiore sicurezza. Un consiglio che i medici le avrebbero suggerito anche prima di oggi, probabilmente per scongiurare eventuali rischi, non di certo perché il reparto chiude”, ha evidenziato.

“Ci stiamo battendo per dire che il reparto è aperto e funziona bene – precisa il responsabile del Tribunale del malato – Abbiamo difficoltà a far comprendere alle persone che le battaglie non sono concluse e che, nonostante la firma del decreto, per il punto nascita dell’ospedale sulmonese non è scritta la parola fine”.