L’AQUILA – Nome, cognome  e anno di nascita: sono circa venti le persone che compaiono in una lista, diffusa su Whatsapp, dei probabili contagi di Coronavirus a L’Aquila.

Un elenco ingiustificato e che, al momento, non è possibile sapere da chi sia stato messo in rete e che pure circola liberamente sulle chat.

Sui social in tanti, indignati, hanno denunciato la situazione.

Un’ennesima manifestazione del panico che sta dilagando in città in questi giorni a causa dell’aumento dei contagi che ha spinto i cittadini a file interminabili per effettuare i tamponi.

“Un’immotivata ondata di panico – come è stata definita dalla Asl – che sta determinando, nella popolazione, una corsa alla ricerca dell’effettuazione del test molecolare (tampone naso-faringeo), senza preventiva consultazione dei sanitari di riferimento”.

A tal proposito, Dante Labs, multinazionale specializzata nel sequenziamento del Dna e nei test e tamponi covid che ha il suo centro produttivo proprio nel Tecnopolo d’Abruzzo, a seguito delle comunicazioni della Asl aquilana, “al fine di prioritizzare le persone in bisogno e ottimizzare l’utilizzo delle risorse scarse destinate ai test SARS-COV2 per il COVID-19, e dopo consultazione con le autorità sanitarie”, ha comunicato “che sarà possibile effettuare tamponi in sede solamente a persone munite di prescrizione medica o ospedaliera”.

In serata, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, al termine della riunione dell’unità di crisi ha spiegato: “La situazione nel nostro territorio è complessa ma deve essere affrontata secondo principi di coerenza, responsabilità e razionalità”.

“Comportamenti e atteggiamenti frenetici possono sovraccaricare e far collassare il sistema sanitario territoriale e le strutture deputate alla somministrazione di tamponi e test che devono essere effettuati dietro prescrizione medica”.

“Invito a confidare nelle regole che abbiamo imparato e che devono accompagnare il nostro stile di vita in ogni contesto. Ho chiesto che siano rafforzati il servizio di igiene, epidemiologia e salute pubblica, e si avvii un confronto serrato con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta”.