L’AQUILA – Potrebbe subire uno stop l’appalto da 11 milioni di euro per la ricostruzione dell’immobile che negli ultimi decenni ha ospitato la sede della Provincia dell’Aquila: il palazzo che si trova via Sant’Agostino, in pieno centro cittadino del capoluogo.
Come già annunciato da AbruzzoWeb, il rischio contenzioso si è concretizzato: è stato infatto depositato un ricorso amministrativo con il quale si chiede l’annullamento della determina dirigenziale con cui sono stati assegnati in via definitiva i lavori all’associazione temporanea d’impresa (Ati) tra le venete Coveco e Guerrato.
Una gara, molto ambìta, che aveva avuto un iter velocissimo, tanto che si immaginava di far partire il cantiere già alla fine di questo mese o, al massimo, per febbraio 2014, con tempi stimati di conclusione dell’opera in 20 mesi.
Era stato lo stesso presidente dell’ente, Antonio Del Corvo, lo scorso giugno, a illustrare nel dettaglio l’intera operazione di sostituzione edilizia, che porterà cambiamenti notevoli in una zona molto importante del capoluogo terremotato, con insediamenti di uffici e, tra le altre cose, la costruzione di un parcheggio.
Un ruolino di marcia serrato che, adesso, potrebbe essere vanificato dal ricorso al Tar presentato dall’Ati che si è piazzata alle spalle della vincitrice, quella formata dalla Sac Spa e dall’aquilana Costruzioni Iannini Srl.
Oggetto del contendere, il punteggio attribuito dalla commissione presieduta dal dirigente del settore Edilizia e programmazione della Provincia, Domenico Palumbo, che ha valutato le proposte (14 in tutto) pervenute all’ente con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa: una valutazione mista frutto della somma tra offerta tecnica e ribasso.
L’Ati Coveco-Guerrato, infatti, ha praticamente vinto con la sola offerta tecnica: prendendo il massimo (70 punti) sulla prima parte, si è piazzata in testa alla graduatoria nonostante abbia scritto nell’altra busta un prezzo di 1,6 milioni di euro in più rispetto alla seconda classificata.
La ricorrente, inoltre, ha chiesto la dichiarazione di inefficacia del contratto stipulato con condanna della Provincia al risarcimento del danno in forma specifica con l’aggiudicazione della gara nonché, in subordine, al risarcimento del danno per equivalente da valutare attraverso consulenza tecnica, eventualmente previo esperimento della fase conciliativa prevista dal codice del processo amministrativo.
LE IMPRESE VINCITRICI
L’epilogo del bando aveva creato malcontento tra le imprese che hanno partecipato, non solo tra quelle che hanno deciso di rivolgersi ai giudici amministrativi: tra i temi di dibattito ci sono elementi legati alle due aziende vincitrici.
Il Coveco è un consorzio che recentemente è assurto alle cronache nazionali in quanto il suo presidente, Franco Morbiolo, è stato indagato nell’ambito della faraonica opera pubblica per la realizzazione del Mose, il sistema di difesa di Venezia dall’acqua alta.
Intercettato per mesi dalla Guardia di finanza, Morbiolo dimostrava di essere “uomo di mondo”, come l’ha definito il Corriere della Sera edizione Veneto, che “sa come funzionano gli appalti pubblici e ci mette un secondo a capire che quello ‘pilotato’ per la gara al Porto di Venezia puzza di ‘inciucio’ lontano un miglio”.
La Guerrato, invece, è una vecchia conoscenza del capoluogo. Per oltre 30 anni ha gestito la ricca “torta” della manutenzione degli impianti tecnologici e medicali dell’ospedale San Salvatore, inizialmente come fiduciaria dell’impresa che ha realizzato la struttura sanitaria.
Poi, dal 1991, attraverso una gara che, di proroga in proroga, è arrivata fino a quando l’attuale manager della Asl unica della provincia dell’Aquila, Giancarlo Silveri, non ha stoppato ogni tipo di affidamento promuovendo con un nuovo appalto da cui la Guerrato è uscita sconfitta, mantenendo, però, la parte della generazione dell’energia elettrica.
Non solo: nello stesso settore, la Guerrato ha rapporti molto stretti anche con l’Università dell’Aquila. Elisa Marulli



