CHIETI – Antonio Tavani sceglie facebook per far arrivare velocemente e direttamente la sua protesta ai vertici del Pdl. In una lettera inviata al segretario nazionale del partito, Angelino Alfano, attraverso il social network in cui dice di volersi dimettere dal partito spiega le ragioni della sua scelta.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la convocazione del congresso provinciale del partito, indetto per il 18 dicembre e comunicato con una mail l’8 dicembre. L’appuntamento è successivamente slittato al prossimo mese di gennaio.

Solo dieci giorni per preparare l’appuntamento. Troppo pochi per organizzare le forze sul territorio, troppo pochi anche per mettere in piedi un’alternativa credibile alle posizioni dominanti nel partito, ovvero il tandem Mauro FebboFabrizio Di Stefano.

A dire la verità anche l’assessore regionale e coordinatore provinciale Febbo e il senatore Di Stefano sono rimasti spiazzati dalle nuove norme interne sull’incompatibilità che non permettono, ad esempio, a Febbo di candidarsi alla segreteria provinciale, così come programmato da tempo.

La posizione di Tavani deve aver pesato non poco, se il Pdl ha poi deciso di rinviare a gennaio l’appuntamento congressuale. Una vittoria per il vicepresidente della Provincia ed ex sindaco di Fara San Martino che però non sembra vederla così, tanto è vero che dice di non aver intenzione di ritirare le dimissioni dal partito.

“Perché – spiega – l’accelerazione che si è avuta nel convocare il congresso con così pochi giorni d’anticipo non è l’unico motivo del mio dissenso. C’è stata una serie di fattori che ho già avuto modo di criticare apertamente”.

Tavani rimprovera al Pdl locale la poca democrazia interna, la poca possibilità di dialogo, confronto e dibattito: “Il Pdl – dice – ha bisogno di una grande apertura. Soprattutto in questo delicato momento. Il partito è nato nel 2008 e da allora non si è fatto altro che campagne elettorali. Molte delle quali sono state vinte, ma non c’è stato il tempo di riflettere sui problemi interni”.

“In provincia di Chieti – continua l’esponente del direttivo provinciale del Pdl – non c’è stato un esecutivo per analizzare il risultato delle ultime elezioni comunali, non c’è stato un esecutivo sulle prossime competizioni elettorali della primavera. Dalla nascita ad oggi non è mai stato celebrato un congresso e il primo lo si voleva organizzare senza dare a tutti la possibilità di dire la propria”.

Tavani, che ha iniziato il proprio impegno in politica 11 anni fa in An facendo riferimento proprio a Febbo e Di Stefano (allora uno presidente della Provincia e l’altro consigliere regionale), dice anche che non gli sono piaciute alcune dichiarazioni di Febbo all’indomani della chiusura del tesseramento provinciale, a fine ottobre, “quando in una conferenza stampa a Vasto – ricorda – Febbo commentava i dati sul tesseramento prevedendo un’unica candidatura, la sua, al congresso provinciale. Una fuga in avanti che non ho apprezzato”.

Infine, c’è anche il fatto che Tavani nei giorni scorsi dice di aver chiesto informazioni che dovevano essere messe a disposizione in previsione del congresso ma che, nonostante le richieste, non sono state fornite.

Insomma, la posizione del vicepresidente della Provincia non è solo legata al congresso ma attiene a una critica più a largo raggio sulla gestione interna del partito. Anche se, nonostante le sbandierate dimissioni, la posizione di Tavani ci appare più come una forte critica dall’interno che una volontà di lasciare veramente il Pdl.

Anche perché, se così fosse, bisognerebbe anche ricordare al vicepresidente della Provincia che l’ultimo assessore provinciale che ha lasciato il Pdl, Silvio Tavoletta, è stato poi anche defenestrato a forza dalla giunta provinciale.