CHIETI – Tantissimi sindaci e amministratori provinciali e regionali, ma un solo parlamentare, hanno preso parte alla giornata di mobilitazione lanciata dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, sullo stato delle strade del circondario.
Peccato per la penuria di onorevoli, perché il problema della mancanza di fondi per la viabilità è dovuto in gran parte ai pesanti tagli dello Stato. Non è mancata, però, la presenza del presidente della Regione, Gianni Chiodi, che, se non ha potuto assicurare soldi, ha almeno ipotizzato come poter uscire dal problema.
Chiodi ha indicato tre possibili soluzioni: un intervento del governo nazionale, a iniziare dalla legge di stabilità fino alle altre leggi in materia, la necessità di destinare i fondi Fas alle manutenzioni stradali (e non solo alle realizzazioni di nuove strade) già a partire dalla prossima programmazione 2014-2020 e, infine, la necessità di destinare a tale scopo i finanziamenti europei.
Per quanto riguarda la legge di stabilità, l’onorevole Maria Amato (Partito democratico), l’unico intervenuto, ha sgomberato il campo da false speranze, spiegando che è ormai troppo tardi per agire con emendamenti.
L’onorevole Amato ha potuto garantire, però, il proprio impegno, insieme a quello del sottosegretario Giovanni Legnini, chietino, per “chiamare a raccolta i parlamentari del territorio, invitarli a un’azione unitaria su un problema che è trasversale” e redigere una interrogazione da presentare in commissione Viabilità e trasporti.
Il presidente Chiodi, da parte sua, ha potuto soltanto annunciare che dal 2015 l’Abruzzo avrà a disposizione 60 milioni di euro in più da poter destinare anche alla viabilità. Nel 2015, infatti, la Regione cesserà di pagare il mutuo relativo alla seconda cartolarizzazione.
Per il momento, dunque, i residenti della provincia di Chieti dovranno tenersi le strade dissestate che si ritrovano. E non sono poche. Circa 1.800 chilometri pieni di buche, frane e problemi vari, che servono i 104 comuni del territorio, un bacino di circa 400 mila abitanti e di una delle aree industriali più importanti del Centro-sud, la Val di Sangro.
Le emergenze sono soprattutto all’interno, dall’alto vastese all’alto Aventino. Problemi anche per le aree industriali del Sangro e del Sinello. Arterie molto trafficate come la provinciale Sangritana, che serve Atessa e l’intera zona industriale sangrina, si trovano in condizione di grave dissesto. Situazione anche peggiore per strade meno trafficate ma di grande valore dal punto di vista turistico, come per esempio la Palena-Pizzoferrato che attraversa i boschi dei parco della Maiella.
Per quanto riguarda in particolare l’alto Vastese, le maggiori criticità si riscontrano sulla Gissi-Carpineto e sulla Castiglione-Montazzoli. Ad aggravare la situazione del comprensorio c’è la chiusura della galleria Civita che collega l’Abruzzo con il Molise. L’ospedale più vicino della zona si trova ad Agnone, per arrivarci ora c’è un’unica strada, che però è quasi una mulattiera.
Anche la costa non se la passa bene. Un esempio è la provinciale 70 che collega San Vito all’entroterra, chiusa da due anni, per la quale i residenti hanno smesso perfino di protestare.
Di Giuseppantonio ha lamentato i tagli dei trasferimenti statali, ridotti da 14 milioni del 2009 a 4 milioni del 2013, a cui si aggiunge l’ultimo colpo di forbice che ha tagliato altri 7,7 milioni di euro.
“Si pensi che con le risorse avute nell’ultimo quadriennio – ha detto il presidente – se si volesse ipotizzare un piano di interventi sul manto stradale occorrerebbero 207 anni per portarlo a termine”.




