L’AQUILA – Un gruppo di lavoratori dei call center dell’Aquila ha manifestato davanti a palazzo Fibbioni, sede del Comune, dove è arrivato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, ospite del Festival della Partecipazione.
I lavoratori, poi ricevuti dal ministro, chiedono certezze occupazionali e di commesse. I manifestanti hanno esposto cartelli con slogna come “Save call center” e “ora basta”.
Manifestano in rappresentanza dei call center globe network, E-care e consorzio Lavorabile.
In città si stima che siano circa 1.500 gli occupati. In particolare, a Globe network è stata revocata a fine giugno una comnessa da partte di H3G per cui i lavoratori sono in ferie forzata fino al 18 luglio. A E-Care la Vodafone vorrebbe portare commesse in Croazia.
Secondo quanto riferito dai rappresentanti di Lavorabile, ci sarebbero timori per le incheste giudiziarie nazionali che coinvolgono i vertici delle società consorziate.
“Serve una evoluzione qualitativa. I call center devono diventare compact center con più capacità e conoscenze di merito”, ha detto Poletti dopo aver incontrato una delegazione dei lavoratori.
“Fanno assistenza al cliente, se fai cose più difficili è anche più difficile spostarti in India piuttosto che in Albania – ha spiegato ancora -. Poi bisogna costruire una regolazione di questa attività lavorando sul tema della clausola sociale, quando si cambia un appalto prima devono venire i diritti dei lavoratori”.
“Ci stiamo lavorando – ha aggiunto – nella consapevolezza che questo è un settore strategico e coinvolge un numero rilevante di cittadini italiani e che se abbabonato a sè stesso rischia di subire colpi pesanti”.
In riferimento all’incontro con la delegazione, Poletti ha sottolineato che “ho parlato con i lavoratori che sono qui. Il problema è generale e riguarda il comparto del call center, c’e una sede di confronto aperta al Ministero dello Sviluppo economico, il Ministero del Lavoro partecipa a questo confronto, abbiamo bisogno di ricollocare in settori strategici questo mestiere perché se rimane l’ultimo anello della catena ed è tenologicamente facile delocalizzare in qualsiasi parte del mondo dove il costo del lavoro e molto piu basso, il mercato italiano rischia di essere decapitato”, ha concluso.
“È una vertenza aperta nel Paese, abbiamo un confronto aperto al Ministero del Lavoro con al centro il tema della clausola sociale”, ha detto anche la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso, prima di partecipare ad un pranzo con i lavoratori nell’ambito del Festival.
“Servono anche ammortizzatori e soprattutto una strategia per frenare le delocalizzazioni, quello del call center non è più un lavoro transitorio, è un settore importante della nostra economia che coinvolge professionalità e carriere”, ha concluso.



