L’AQUILA – Prosegue la caccia alle protesi all’anca dannose in Abruzzo e nell’Italia tutta.
Dopo la denuncia su Striscia la notizia dello scorso 12 gennaio del medico teramano, Francesco Bizzarri, ormai aquilano di adozione, si moltiplicano nello stivale i casi di pazienti alle prese con le protesi “difettose” delle aziende farmaceutiche DePuy e Johnson & Johnson.
Nonostante le varie ordinanze, sono sempre dietro l’angolo i “furbetti” e incominciano a prendere il via le prime cause legali.
Contattato da AbruzzoWeb per tastare con mano l’evolversi della situazione, il dottor Bizzarri effettua un’analisi ad ampio raggio. “Per fortuna localmente – spiega – non si usano questo tipo di protesi. La mia denuncia ha avuto una grossa risonanza in tutta Italia e sono al momento in contatto con pazienti in Sicilia, a Roma e a Milano”.
“Il caso è scoppiato nel 2010 in America – aggiunge – dopo l’outing di consapevolezza di una società farmaceutica multinazionale, che si è resa disponibile a pagare tutte le spese per la rimozione delle protesi e ha affermato di aver pagato 800 milioni di dollari di tangenti ai medici. Inoltre le società sono state multate per i riscontri in Grecia e Romania”.
Il 17 novembre dello scorso anno in Italia c’è stata la prima ordinanza del Ministero che ha scritto a tutte le Asl e ai medici, poi il 25 gennaio scorso, pochi giorni prima del servizio del Tg1 andato in onda il 29 gennaio, c’è stata un’altra missiva destinata a tutti gli organi di competenza.
“L’ordinanza – afferma Bizzarri – prescrive il richiamo di tutti i pazienti e ordina ai medici di attenersi in toto al protocollo. Oltre alla radiografia e all’ecografia dell’anca, bisogna poi effettuare le analisi ed, eventualmente, la tac”.
“Le protesi metallo-metallo – aggiunge sulla composizione dei dispositivi artificiali – presentano cobalto e cromo, delle sostanze neurotossiche che potrebbero essere associate alle allergie. Alcune potrebbero presentare degli effetti addirittura cancerogeni”.
Impegnato a seguire alcuni casi, Bizzarri continua a far luce sulla vicenda e a fornire indicazioni misconosciute dai pazienti. “Sto seguendo 22 casi in tutta Italia – afferma – dalla Sicilia, a Roma, all’Aquila. Alcuni pazienti aquilani fanno parte dei 230 operati a Teramo. La prossima settimana incontrerò due pazienti umbri”.
“Purtroppo – aggiunge – nonostante l’ordinanza del 25 gennaio 2012 alcuni ospedali negano l’assistenza ai pazienti. I furbi sono sempre dietro l’angolo: la DePuy deve coprire le spese. A Cosenza già sono partite due cause. In Sicilia a un paziente è stata negata l’assistenza, mentre in un ospedale romano una persona è stata rimandata a casa. Così gli ho detto di ripresentarsi in ospedale con la propria cartella e far valere i propri diritti”.





