PESCARA – Nessun abuso d’ufficio e molestie: è stata archiviata l’inchiesta a carico dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ora senatore, e dell’ex segretario regionale Partito democratico, Marco Rapino, per la propaganda elettorale in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.
Nell’ordinanza, firmata dal giudice Antonella De Carlo, la richiesta di archiviazione viene accolta per infondatezza di qualsiasi ipotesi di reato, rispetto alle accuse mosse da Augusto de Sanctis, noto attivista ambientalista abruzzese, e oggi portavoce del Forum H20.
Due le vicende al centro dell’inchiesta: il ricevimento da parte di De Sanctis, il 2 dicembre 2016, di una lettera prestampata, dal contenuto propagandistico a favore del referendum costituzionale del 4 dicembre, a firma dell’allora presidente D’Alfonso.
E ancor prima, il ricevimento, sempre da parte di De Sanctis, di due messaggi sms e di una telefonata, che segnalavano che il 17 ottobre a Pescara ci sarebbe stato un incontro promosso dai sostenitori del Sì al referendum.
Per De Sanctis, si sarebbe configurato il reato di abuso di ufficio, e dell’illecito utilizzo dei dati personali, per piegarli all’interesse personale di un partito, e per esso di un rappresentante istituzionale, allo scopo di reperire consenso”.
Per quanto riguarda il ricevimento dei messaggi si sarebbe configurato invece il reato di “molestia o disturbo alle persone”.
Il 12 maggio 2017 la Procura di Pescara aveva già disposto l’archiviazione, ma a giugno dello stesso anno è arrivata l’opposizione di De Sanctis.
Dopo ulteriori indagini il pm De Carlo ha confermato l’archiviazione l’11 febbraio scorso.
Nel dispositivo si osserva in primo luogo che non si configura in nessun modo l’ipotesi di abuso di ufficio, in quanto “la missiva è stata si redatta da D’Alfonso nella sua veste di presidente della Regione, ma non nello svolgimento delle funzioni proprie della carica”.
Per quel che riguarda l’illecito utilizzo dei dati personali il gip evidenzia che “difetta del tutto il profilo del ‘nocumento’ che, alla luce della formulazione vigente della norma nell’inciso ‘arrecare danno’, costituisce parte integrante dell’elemento oggettivo del reato”.
Per quanto riguarda poi i tre contatti telefonici, non c’è ombra dell’ipotesi del reato di molestie, ovvero di un attività che “alteri dolosamente o fastidiosamente con le condizioni di lavoro o di riposo di una persona normale”, “interferendo nella sfera della libertà e della quiete”.
Questo perchè De Sanctis, alla luce delle sue esperienze professionali, e di impegno civile anche in ruoli apicali, è “soggetto conosciuto in seno alle compagini amministrative no solo locali conoscibile dalle rappresentazioni politiche, che di quelle compagini sono organiche”. Filippo Tronca
Non si fa attendere il commento di De Sanctis.
“In relazione al caso della lettera e delle telefonate di propaganda che avevo ricevuto, voglio ricordare che avevo mandato gli esposti anche al Garante della Privacy, la cui istruttoria si è conclusa con la censura delle iniziative a causa del trattamento errato dei miei dati personali. Inoltre, come sappiamo, l’Agcom ha ritenuto scorretto l’invio della lettera da parte della Regione”.
”Rimaneva da valutare l’eventuale sussistenza di questioni di carattere penale che ora sono state escluse dal giudice in questa seconda udienza dopo l’accoglimento della mia prima opposizione per far svolgere ulteriori indagini. Certo rimane il mio sconcerto per il fatto che i miei dati personali siano stati utilizzati da schede telefoniche una riconducibile a A.M, un pakistano all’epoca di 21 anni, che secondo gli inquirenti potrebbe aver dato false generalità, e addirittura un’altra ad una persona neanche identificabile. Un quadro piuttosto particolare, unito anche ad una serie di incongruenze che avevamo segnalato circa le risultanze analitiche dell’indagine. In ogni caso la vicenda si chiude con due censure almeno dal punto di vista amministrativo e un’archiviazione dal punto di vista penale”.





