L’AQUILA – “Gli appartamenti del progetto C.a.s.e. potrebbero essere in parte utilizzati come dimora temporanea per i cittadini di tutta la provincia che faranno domanda del Sisma bonus, durante i lavori di messa in sicurezza e miglioramento energetico della loro abitazione”.
La proposta, è stata rivolta al Comune dell’Aquila, dal presidente dell’Ance Ettore Barattelli, ne corso della conferenza stampa di in cui è stato illustrato il progetto di “Bosco urbano” che intende riqualificare un’ampia porzione di territorio aquilano lungo i viadotti dell’autostrada A24.
Proposta che cade nel bel mezzo delle polemiche relative agli alloggi post sismici del progetto C.a.s.e., che comportano pesanti costi di gestione e manutenzione, aggravati da un alto tasso di morosità di utenze e canoni di compartecipazione. Tutti sul groppone del Comune, mentre però Molti appartamenti oltre 600 alloggi sono vuoti, a seguito sopratutto del “congelamento” del bando pubblico sulle fragilità sociali del dicembre 2016, da parte della nuova amministrazione del sindaco di Fratelli d’Italia Pierluigi Biondi, in quanto in esso non sono stati previsti canali privilegiati per i cittadini aquilani, con la conseguenza che sono entrati in graduatoria un numero di stranieri, ritenuto eccessivo dalla maggioranza di centrodestra, con il prevedibile strascico di veementi polemiche politiche.
Ora la proposta dell’Ance potrebbe rappresentare almeno un parziale lenimento a questa difficile situazione, facendo leva sul sisma bonus, entrato in vigore a gennaio 2018 e che consente ai cittadini contribuenti di ottenere una detrazione fiscale per le spese sostenute per lavori edilizi antisismici e anche migliramento termico ed energetico, che per i condomini possono arrivare all’85 per cento. Il condominio, in sostanza, paga solo il 15 per cento dell’intervento per ottenere un immobile più sicuro, più confortevole e dai consumi contenuti, aumentando il suo valore di mercato.
“I primi progetti sono stati avviati – spiega Barattelli – soprattutto nei territori di Avezzano e Sulmona, in aree a rischio sismico, non ricadenti però nel cratere del 2009, e dunque esclusi da altri canali di finanziamento. Molte imprese nostre associate hanno però spiegato che il problema maggiore è rappresentato dal fatto che soprattutto nel caso di condomìni, che possono essere anche abbattuti e ricostruiti ex novo, gli abitanti non hanno soluzioni abitative alternative dove alloggiare nel periodo dei lavori, che possono durare anche un anno”.
Da qui l’idea di lavorare ad un protocollo d’intesa con il Comune dell’Aquila.
“Si potrebbe pensare ad un accordo, da definire ovviamente nei minimi dettagli, tra amministrazione ed imprese, che preveda che le seconde paghino un adeguato canone di locazione per appartamenti ora vuoti del progetto C.a.s.e., da inserire nel pacchetto bonus sisma, come sistemazione alternativo”.
Preziosi soldi in cassa per il Comune da una parte, insomma, e la possibilità di far decollare il bonus sisma che non solo consentirà la messa in sicurezza delle case, priorità italiana, ma contribuirà il settore edilizio a superare una difficile congiuntura, e senza consumo di suolo, ma intervenendo sulla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
“Quello che proponiamo è un possibile utilizzo concreto , senza controindicazioni, dell’immenso patrimonio edilizio del progetto C.a.s.e., che come noto, con i suoi costi di gestione, il dilemma del suo utilizzo futuro, rappresenta oggi un problema”.



