PESCARA – Dopo 8 giorni di sciopero della fame contro la riforma della pubblica amministrazione e della scuola pubblica, il docente pescarese Giovanni Dursi dice “basta” per motivi di salute, rimandando la sua protesta ai primi giorni di settembre, quando in concomitanza dell’arrivo del presidente Matteo Renzi a Pescara, si incatenerà ai cancelli della sua scuola, il Liceo statale “G.Marconi”.
Lo comunica in una nota lo stesso professore di Filosofia e Scienze sociali che una settimana fa ha iniziato il digiuno contro “il provvedimento strutturale sulla scuola che si annuncia e che non contempla affatto, in modo obiettivo, la condizione professionale dei docenti, assunti a tempo indeterminato o cosiddetti precari”.
Lo scorso 6 agosto Dursi ha inviato, inoltre, una lettera all’ufficio stampa del ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca annunciando la sua protesta e rimarcando la “retribuzione insufficiente che non corrispondente al qualificato percorso formativo ed alla delicata funzione tecnico-sociale svolta, la perdita di dignità e il depauperamento delle competenze”.
“L’inadeguatezza ministeriale è un fatto acclarato da decenni vista la distruzione della scuola pubblica che sistematicamente nell’ambito dello smantellamento del Welfare le diverse responsabilità politiche avvicendate sulle poltrone ministeriali hanno uniformemente condotto – sottolinea Durso nella lettera – Il silenzio sugli scatti d’anzianità, ad esempio, complici tutti i sindacati incapaci di superare l’indecente stagione della concertazione, dimostra la truce indifferenza alla condizione esistenziale e professionale degli insegnanti che lavorano nella scuola pubblica.
Cancellando il dettato costituzionale, inoltre, i docenti hanno subito anche la spoliazione di risorse, decretata da Governi e Regioni, indotta dal finanziamento diretto ed indiretto alle scuole private, prevalentemente cattoliche”.
Lo sciopero di Dursi ha come obbiettivi “il ripristino immediato degli scatti, lo sblocco del contratto (fermo al salario del 2008) prioritaria inevitabile azione di ridistribuzione reale e socialmente equa per la restituzione immediata degli introiti maturati per la vacanza contrattuale attualmente rubati dai Governi, un livellamento retributivo europeo degli stipendi degli insegnanti di ogni ordine, grado ed inquadramento giuridico (la retribuzione degli insegnanti, in altri Paesi europei, è oltre che doppia: Danimarca 70.097, Austria 57.779, Finlandia 49.200, Belgio 48.955, Germania 45.000-64.000, Regno Unito 44.937, Svezia 35.948, Spagna 33.000-46.000), una progressione di carriera e conseguimento di massimi stipendiali adeguati a personale laureato (spesso perfezionato e specializzato) e professionalmente abilitato”.
“Tutto ciò – conclude Dursi – A salvaguardia dello status umano e professionale di tutti i colleghi insegnanti che versano ormai nell’indigenza, superando una passività mortificante che attanaglia le risorse umane nell’ambito della pubblica amministrazione”. (m.gal)



