L’AQUILA – È ripreso il processo a carico di tre persone che il 7 luglio 2010 parteciparono, a Roma, al corteo per chiedere fondi certi per la ricostruzione e sostegno all’economia messa in ginocchio dal sisma del 2009.
Ieri si è tenuta la seconda udienza per i tre imputati che dovranno rispondere delle accuse, mosse a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata perché in concorso e violazione delle leggi sulla pubblica sicurezza: si tratta dell’aquilano, Francesco Camizzi, 25 anni, e due romani, Gabriele Contenti e Giovanna Cavallo.
“Visto che quel giorno di luglio a difendere i nostri diritti in piazza, con dignità e determinazione, c’eravamo tutti – scive in una nota il comitato 3e32 – ieri siamo stati presenti in aula per essere vicini ai tre ragazzi accusati ingiustamente”.
“Purtroppo il processo – prosegue il comitato – non è iniziato nel migliore dei modi perché degli oltre quaranta testimoni indicati nella nostra lista la V Sezione Collegiale del Tribunale di Roma ne ha ammessi solamente a 6 (da individuarsi a scelta della difesa). Una decisione che ci sorprende soprattutto se si considera che gli 8 testimoni indicati dalla Procura sono stati tutti ammessi”.
“Siamo comunque convinti – sottolinea il 3e32 – che l’infondatezza dell’accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale emergerà chiaramente sin dalla visione dei numerosi video della manifestazione prodotti dalla difesa e tutti acquisiti dal Tribunale; tali documenti dimostrano con chiarezza che quel giorno siamo stati aggrediti dalle forze dell’ordine solo perché abbiamo manifestato, per sostenere le ragioni della nostra protesta, fin sotto i palazzi del Governo”.
“La prossima udienza – conclude la nota – è stata fissata per il 25 marzo 2013; proprio il giorno prima del processo per l’occupazione di CaseMatte a Collemaggio che si terrà all’Aquila. Lanciamo fin da ora un appello di solidarietà e di presenza per far sentire la nostra vicinanza a chi viene accusato perché non si è lasciato prendere in giro dalla favola del ‘miracolo della ricostruzione’ e ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso ritenendo di avere il diritto di difendere il futuro proprio e quello della sua città. Ma la repressione non ci fermerà”.



