ROMA – Dopo 6 anni di udienze, e a 8 dai fatti, si è chiuso con 10 assoluzioni per altrettanti imputati il maxi processo davanti al tribunale di Teramo, epilogo dell’inchiesta aperta nel 2017 quando scoppiò l’emergenza legata a un problema di potabilità dell’acqua del Gran Sasso, il cui
uso venne bloccato per diversi giorni in 32 comuni del Teramano.
Il giudice monocratico Claudia Di Valerio ha assolto tutti gli imputati, tra cui gli ex vertici dell’Istituto di fisica nucleare del Gran Sasso, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti.
Ai dirigenti veniva contestata una serie di reati, che sintetizzavano l’inerzia nelle azioni necessarie a mettere in sicurezza le acque del Gran Sasso, nei pressi delle cui sorgenti convivono in un ‘condominio impossibile’ – come definito da molti tecnici -, sia i Laboratori dell’Infn che l’autostrada e la società acquedottistica Ruzzo che rifornisce il Teramano.
Prosciolti “perché il fatto non sussiste” tre dirigenti di Strada dei Parchi, società concessionaria delle autostrade A24 e A25: si tratta di Lelio Scopa, all’epoca dei fatti presidente del consiglio di amministrazione della Strada dei Parchi; Cesare Ramadori, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Strada dei Parchi dal 30 maggio del 2011; Igino Lai, all’epoca direttore generale di esercizio di Strada dei Parchi con compiti in materia di tutela dell’ambiente dal 2011.
Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni.
In una nota Strada dei Parchi, della holding dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto, tornata alla gestione di A24 e A25 con l’annullamento della revoca avvenuta nell’estate del 2022, accoglie con “viva soddisfazione la sentenza emessa”.
Il processo, nato dall’inchiesta aperta nel 2017 quando scoppiò l’emergenza legata a una problema di potabilità dell’acqua il cui uso venne bloccato per giorni in 32 Comuni del Teramano, riguardava il pericolo di compromissione o deterioramento delle acque. Un contesto, quello ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Teramo, rappresentata dai sostituti Greta Aloisi e Davide Rosati, in cui si sarebbe riscontrato un pericolo permanente per la salubrità delle acque a causa di un inadeguato isolamento delle opere di captazione e convogliamento di quelle destinate a uso potabile.
“La sentenza odierna, di cui si attendono le motivazioni – si legge ancora nella nota di Strada dei Parchi -, è coerente con l’assunto che Strada dei Parchi, pur avendo messo in atto nel corso degli anni tutti i possibili controlli e gli interventi per mitigare il rischio di incidenti, non ha mai avuto il potere di intervenire sulla sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso con opere di impermeabilizzazione. Si tratta infatti di un’attività estranea alla convenzione con il Ministero concedente che non è mai rientrata nel perimetro delle sue responsabilità, come già chiarito al tempo della costruzione delle gallerie da un parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e ribadito in più occasioni, anche nel corso del procedimento giudiziario, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”.
La Procura della Repubblica di Teramo aveva chiesto condanne a un anno e 8 mesi e 40mila euro di multa ciascuno per i dieci imputati, tra cui gli ex vertici, oltre di Strada dei Parchi, dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti, tra cui Fernando Ferroni, all’epoca dei fatti presidente dell’Istituto di fisica nucleare; Stefano Ragazzi, all’epoca dei fatti direttore dei laboratori nazionali dell’Istituto di fisica nucleare; Raffaele Adinolfi Falcone, all’epoca dei fatti responsabile del servizio ambiente dei laboratori dall’ottobre del 2005; Antonio Forlini, ex presidente di Ruzzo Reti; Domenico Giambuzzi, all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica della Ruzzo Reti; Ezio Napolitani, all’epoca responsabile dell’unità operativa di esercizio della Ruzzo Reti; e Maurizio Faragalli, responsabile del Servizio acquedotto della Ruzzo Reti dal 17 gennaio 2014.
Per strada dei Parchi si tratta di “una sentenza netta, che sgombra definitivamente il campo dalle gravi accuse di aver sottovalutato il pericolo di inquinamento e riafferma che la concessionaria Strada dei Parchi e i suoi manager hanno sempre operato, nell’espletamento delle attività oggetto della concessione, nel più scrupoloso rispetto delle prescrizioni e della normativa in materia ambientale”.
“Si tratta anche dell’ennesima assoluzione per i manager di Strada dei Parchi – viene evidenziato -, aggiungendosi alle sette assoluzioni con formula piena emesse nell’ambito dei processi per la manutenzione dei viadotti, che pone fine ad anni di inchieste e processi che hanno avuto l’effetto di gettare un ingiusto discredito sull’attività della concessionaria autostradale e dei suoi vertici. Ennesima assoluzione che consente oggi a Strada dei Parchi di proseguire con rinnovata serenità nella propria missione aziendale al servizio del territorio”.





