ROMA – “Io c’ero, so come è andata. Le persone coinvolte non hanno responsabilità, c’eravamo anche noi istituzioni e vogliamo essere chiamati a testimoniare. Abbiamo prove e video che dimostrano come piuttosto siamo stati aggrediti. Altro che aggredire!”.

Battagliero il parlamentare del Partito democratico Giovanni Lolli, tra gli esponenti politici presenti questa mattina all’udienza presso il tribunale di Roma sui fatti avvenuti nella Capitale il 7 luglio 2010.

Udienza lampo, in verità, rinviata subito subito per vizi di notifica.

“Trovo odioso aver messo alla sbarra anche due ragazzi romani che ci hanno dato la loro solidarietà – sbotta – Infine c’è un eccessivo squilibrio tra il reato presunto e la pena, che sarebbe pesantissima. La manifestazione, ribadiamo, era civilissima”.

“Siamo qui perché è una grande ingiustizia, perpetrata, per di più, ai danni di una popolazione in difficoltà. Si vuole far passare la protesta per una cosa criminale, ma così non è – aggiunge Anna Barile, aquilana dei movimenti cittadini – Non si può manganellare, bloccare la manifestazione pacifica di persone che sono venute a manifestare a chilometri di distanza, magari senza una casa, senza un lavoro”.

“Ci hanno dettto che il 7 luglio siamo stati strumentalizzati dal Partito democratico – sbotta la Barile – Semmai chi ci ha strumentalizzato e usato come passerella sono stati Silvio Berlusconi e la Protezione civile. I tre imputati sono stati presi a caso, si sono comportati come tutti gli altri 5.000. Conosco Francesco (l’aquilano processato, ndr), non farebbe mai male a una mosca. Potevano prendere chiunque!”.

“Io ho presentato due ordini del giorno in Consiglio comunale, approvati all’unanimità – rivendica Ettore Di Cesare, consigliere di Appello per L’Aquila – Il primo a giugno, in cui l’assemblea ha espresso solidarietà ai processati e sostegno alle spese legali. Il secondo, che fa partecipare ufficialmente il Consiglio al processo”.

Secondo Di Cesare “è un bel segnale di responsabilità che danno le istituzioni e in particolare il Comune. Tutta la cittadinanza sa come è andata il 7 luglio perché c’era – ricorda – Si è presa la responsabilità di essere a Roma e oggi si è presa la responsabilità di non lasciare soli tre processati pescati a caso”.

“Non ci sono solo i tre indagati, oggi c’è tutta la città – commenta soddisfatto l’assessore all’Assistenza Fabio Pelini – Oltre al Comune, che ci mette la faccia e dice ‘siamo qui’. L’aspetto più incredibile è che quando si è scesi in piazza il 7 luglio non si sapeva nulla: della ricostruzione, delle tempistiche, delle tasse, dell’economia, del tessuto sociale. E adesso essere processati per aver manifestato in quella situazione è davvero incredibile”.

“È un disegno più complesso di fermare, sul nascere, ogni tipo di protesta – insinua l’assessore – La protesta dell’Aquila, due anni fa, usciva da quello schema di democrazia commissariata imposta dall’alto”.

“Il rinvio al 26 novembre lo prendiamo male – rincara Stefano Frezza, pure dei comitati – Non è stato fatto un passo avanti in questi mesi,da quando sono stati rinviati a giudizio. Ci aspettavamo passi avanti, comunque torneremo a novembre. È importante ribadire che i tre sono solo capri espiatori. I 5.000 manifestanti del 7 luglio parteciparono tutti alla stessa maniera: le lotte sociali non si processano, mai”.

Le prospettive per le prossime udienze? “Non la vedo rosea, si rischiano fino a 12 anni per un reato che non è stato commesso”, ammette preoccupato.