L’AQUILA – “Si parla di spopolamento da 25 anni e quindi evidentemente le ricette utilizzate finora non sono state efficaci. La risposta che nel territorio del Parco è stata ora messa in campo è quella di moltiplicare gli sforzi per garantire servizi efficaci e favorire attività economiche, in primis nell’agricoltura, far crescere il turismo, destagionalizzandolo, garantire l’internet veloce per il lavoro a distanza”.
A tracciare un bilancio, e illustrare strategie di sviluppo, dopo cinque anni alla guida del Parco regionale Sirente Velino, che tutela uno dei territori, in provincia dell’Aquila ricchi di natura e storia d’Abruzzo e non solo, è il 59enne Francesco D’Amore, sindaco dal 2015 e appena riconfermato di Fagnano Alto, consigliere nazionale di Federparchi, e consigliere nazionale Anci dal novembre 2024, componente delle commissioni Sicurezza e Turismo.
Francesco D’Amore, entriamo subito in argomento: quali sono i fronti caldi in cui siete concentrati?
Come Parco abbiamo tutta una serie di progettualità in itinere, alcune si stanno concludendo come l’importante ciclovia di 303 chilometri che attraversa tutti e 22 i comuni del parco, abbiamo infrastrutturato sia il percorso con la riqualificazione delle vecchie carrarecce e con aree bike nei vari paesi. Sta poi per partire un progetto di sei rifugi in quota che andremo a riqualificare su altre parti del nostro parco, stiamo facendo gli ultimi lavori di arredo e di sistemazione esterna di un rifugio di media montagna.
Per quello che riguarda invece la rete sentieristica?
È in corso il controllo della percorribilità della rete sentieristica perché noi riteniamo che tutte queste infrastrutture servono a creare economia sul territorio tenendo in sicurezza i turisti e anche l’habitat, e quindi stiamo lavorando insieme con gli operatori turistici, alla luce della Carta per il turismo sostenibile, per dare un’accoglienza, una qualità della promozione di un certo livello con una sinergia tra tutti gli operatori del territorio.
Uno dei problemi di cui si deve occupare il Parco è chiaramente la giusta tutela del nostro straordinario patrimonio di fauna e flora, però ci sono anche i danni causati agli agricoltori.
L’equilibrio dell’ecosistema è uno dei compiti primari dell’ente: noi ci siamo mossi da subito facendo in tre anni un monitoraggio attento, anche con sistemi innovativi, con l’utilizzo di droni, dopodiché per esempio sui cinghiali abbiamo acquisito i dati, redatto un piano di gestione, approvato dall’Ispra, abbiamo formato i sele-controllori e stiamo procedendo da un paio d’anni al selecontrollo dei cinghiali. Quando c’è una specie che cresce in modo esponenziale bisogna ristabilire l’equilibrio, per la tutela delle altre specie e dell’intero habitat.
Fa male leggere però, in Abruzzo, regione verde dei Parchi, di orsi uccisi, di lupi avvelenati…
Fortunatamente non è accaduto nel nostro territorio, questo porta però ad una riflessione: per lo spopolamento delle aree interne occorre di invertire il trend, favorendo economia e servizi e oggi un’economia importante come nel passato è quella dell’agricoltura. Quello del Parco è un territorio antropizzato, non amministriamo lo Yellowstone, ci abitano circa 33mila a fronte dei 50mila di solo 15 anni fa. Occorre dunque, ripeto, garantire l’equilibrio dell’ecosistema, far sì che i raccolti dei nostri agricoltori non vadano distrutti, e intanto occorre pagare i danni da fauna selvatica con i ristori al 100%, tenuto conto che abbiamo abolito anche la soglia che penalizzava molti di loro del de minimis.
A proposito di agricoltura altro progetto che sta per avviare è quello di “Sapori e Benessere del Velino Sirente”, che prevede una pluralità di azioni finalizzate alla valorizzazione e al potenziamento delle filiere agroalimentari locali, in primis quelle del miele e del tartufo, del turismo esperienziale, dell’offerta di benessere e sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica applicata alla commercializzazione dei prodotti territoriali
Un progetto che sta per muovere i primi passi, e su cui puntiamo molto, che prevede una pluralità di azioni finalizzate alla valorizzazione e al potenziamento delle filiere agroalimentari locali, in primis quelle del miele e del tartufo, del turismo esperienziale, dell’offerta di benessere e sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica applicata alla commercializzazione dei prodotti territoriali. Uno strumento che sarà in particolare importante per certificare l’alta qualità dei nostri prodotti.
A questo proposito, come stiamo messi con il turismo?
I numeri sono in crescita e sono molto positivi, Da dopo la pandemia del covid c’è stata un’esplosione e noi abbiamo fatto di tutto per farci trovare pronti, ci siamo organizzati con le infrastrutture e soprattutto con gli operatori perché i nostri turisti sono esigenti, occorre saperli accogliere nel miglior modo. Sul turismo va creata una un’economia che abbia ricadute su territorio, altrimenti lo subiamo e basta. Stiamo lavorando anche sul turismo destagionalizzato perché è facile fare turismo a luglio e in agosto o a dicembre e gennaio con gli impianti di sci sull’altopiano delle Rocche. L‘offerta turistica in realtà può arrivare ad almeno dieci mesi l’anno viste anche le temperature sempre più miti.
E poi un tema che riguarda tutte le aree interne montane d’Italia: trovare il modo di favorire anche l’arrivo di nuovi abitanti perché il trend demografico, che è una scienza, dice che con l’attale età media della popolazione e con il bassissimo tasso di fertilità, tra qualche decennio lo spopolamento, senza nuovi arrivi, sarà irreversibile e definitivo.
Questo è un tema che sto affrontato sia da sindaco di un piccolo comune che da presidente del Parco. Si parla di spopolamento da 25 anni e quindi evidentemente le ricette utilizzate non sono state efficaci. La risposta che noi abbiamo provato a mettere in campo è quella di moltiplicare gli sforzi per garantire servizi efficaci e favorire attività economiche, che possano dare lavoro. Le persone possono anche scegliere di venire a vivere nei nostri paesi che rispetto a tutti quelli dell’Appennino oggi hanno un valore in più, centri abitati perfettamente ricostruiti, case sicure sismicamente, ma la battaglia vera dei sindaci è sui servizi, cioè sulla mobilità, la medicina di prossimità, la rete internet, tutti quei servizi che accorciano le distanze dai grossi centri e possono far scegliere di vivere da noi senza avere disagi.
In molti scelgono di venire a vivere qui anche perché il costo delle case è basso e in molti posso ora lavorare in smart working.
Confermo, il covid ha sdoganato il lavoro a distanza anche nella pubblica amministrazione, e infatti uno degli interventi che come sindaci stiamo facendo è cercare di rendere capillare proprio la fibra, che è quello che ci dà l’opportunità di far scegliere di poter lavorare anche da Fagnano o da qualunque altro comune.
Parliamo di vil denaro: come sta messo in termini di budget al parco regionale Sirente Velino?
Dopo il taglio dell’anno scorso per far fronte al debito della sanità quest’anno abbiamo riottenuto il nostro budget. Certo, il nostro bilancio rispetto a quello dei parchi nazionali è sempre più basso diciamo di media un quinto però noi siamo stati bravi a far tornare i conti.
E se il Sirente Velino diventasse Parco nazionale?
Penso di aver dimostrato che è un Parco regionale, se ben gestito, con un po’ di lungimiranza è anche molto più snello dei Parchi nazionali. Oggi ad esempio stiamo gestendo 16 milioni di euro di finanziamenti che siamo riusciti a ottenere.






