L’AQUILA – Si affilano le armi in casa del Popolo della libertà abruzzese in vista delle primarie di partito.

Ai nastri di partenza ci sono dieci candidati: si tratta del segretario nazionale, Angelino Alfano, degli ex ministri Giorgia Meloni e Giancarlo Galan, degli ex sottosegretari Daniela Santanchè e Guido Crosetto, della deputata bolzanina Michaela Biancofiore, del sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, del ricco avvocato modenese Gianpiero Samorì, del critico d’arte Vittorio Sgarbi, del cassazionista Alfonso Luigi Marra, conosciuto per lo spot contro il signoraggio bancario in cui appariva Sara Tommasi nuda, e dell’immobiliarista Alessandro Proto.

Doveva essere in campo anche l’onorevole Alessandra Mussolini, ma ha fatto un passo indietro.

Ma è soprattutto sui primi due che si concentrano le preferenze degli attivisti pidiellini di casa nostra.

Con Alfano sono schierati i big del partito: a cominciare dal coordinatore abruzzese, il senatore Filippo Piccone, il suo numero due e collega a Palazzo Madama, Fabrizio Di Stefano, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, alcuni assessori regionali e vari segretari provinciali.

Così come a Roma i “colonnelli” hanno stretto un patto di ferro che vede insieme Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa (della corrente “Destra protagonista”), Altero Matteoli (“Libertà per il bene comune”), Gianni Alemanno (“Destra sociale”), Gaetano Quagliariello (“L’Occidentale”), i seguaci locali hanno deciso di fare fronte comune su Alfano.

Anche Chiodi, che ha come referente nazionale l’ex sottosegretario Gianni Letta, ha deciso, sostanzialmente, di accodarsi: nonostante il padre-padrone del Pdl, Silvio Berlusconi, non nasconda la sua contrarietà alla decisione di fare le primarie e abbia iniziato a scaricare Alfano.

Nell’Aquilano, oltre a Piccone e ai suoi fedelissimi, dovrebbe scendere in pista l’assessore regionale Gianfranco Giuliante, un “matteoliano” doc, e il consigliere marsicano all’Emiciclo Emilio Iampieri, uomo di fiducia di Di Stefano.

A Pescara Alfano potrà contare probabilmente sui due consiglieri regionali Federica e Riccardo Chiavaroli, sull’assessore Carlo Masci, dato molto vicino a Quagliariello, e sulla “gasparriana” Alessandra Petri.

Vicino al duo Gasparri-La Russa è anche il consigliere regionale e della città adriatica Lorenzo Sospiri che, però, ha un’amicizia di lungo corso con la Meloni dai tempi della stessa comune militanza tra i giovani di An.

Nel Chietino Alfano è garantito dall’adesione convinta di Di Stefano, dell’assessore regionale Mauro Febbo e di alcuni sindaci del territorio.

Molto più “naif” e meno blasonato, ma decisamente giovanile e agguerrito, il gruppo che sta lavorando alla raccolta firme (l’obiettivo in Abruzzo è quota 1.500) per la Meloni, considerata un po’ il Matteo Renzi del centrodestra.

Con lei dovrebbe esserci l’assessore regionale plurivotato Paolo Gatti, che ha lanciato un mini-sondaggio sul suo profilo Facebook, postando un articolo con l’annuncio della candidatura della giovane ex An con il commento “così, per sapere cosa ne pensate”.

Chi invece ha fatto già professione di fede è il giovane consigliere comunale di Pescara Vincenzo D’Incecco: “Giorgia Meloni, per la sua storia e trasparenza, per le sue qualità personali e politiche può cementare quell’entusiasmo e quella partecipazione necessari per vincere le prossime sfide”, ha detto in un comunicato stampa.

A Chieti e provincia si sta dando da fare il vastese Etelwardo Sigismondi, consigliere comunale e provinciale.

Sul territorio del capoluogo spingono per la Meloni l’assessore al Comune di Sulmona Mauro Tirabassi, il dirigente Pdl Antonio Santacroce, il sindaco di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi, e vari amministratori locali.

Con Cattaneo dovrebbero schierarsi i colleghi in fascia tricolore Umberto Di Primio (Chieti), Luigi Albore Mascia (Pescara) e Maurizio Brucchi (Teramo), che in tempi non sospetti hanno aderito al movimento dei “sindaci formattatori” del primo cittadino di Pavia.

Resta tutto da verificare l’appeal di Samorì, ultimamente molto presente sulle tv, che ha dichiarato di voler investire molti soldi sulle consultazioni, e ritenuto una “spina nel fianco” indicata sottobanco da Berlusconi in persona.

Qualche chanche in Abruzzo potrebbe averla pure Sgarbi, assiduo frequentatore del borgo aquilano di Santo Stefano di Sessanio e con qualche entratura tra gli uomini di cultura della regione.

Appaiono fuori dai giochi, anche per ragioni geografiche, gli altri.

Ma la partita è solo agli inizi, un quadro più definito della situazione si avrà quando saranno consegnate i moduli con le sottoscrizioni. La scadenza è fissata a domenica: per ogni aspirante saranno necessarie 10 mila firme, con il limite massimo di 2 mila per ogni regione.

Dopodiché partirà la corsa agli schieramenti, in attesa di conoscere il giorno esatto in cui verranno aperti i seggi. Inizialmente per l’Abruzzo si parlava della data del 3 febbraio, ma il probabile election day con politiche e regionali (in Lombardia, Lazio e Molise) di fine inverno potrebbe convincere l’ufficio di presidenza nazionale del Pdl ad anticipare il momento verità in cui si deciderà chi correrà da premier per il centrodestra.