L’AQUILA – “Tante persone sono state attratte dalla mia candidatura per costruire un partito diverso, sono il candidato che affronta il tema della delusione del Partito democratico. Il Pd è la cosa che abbiamo costruito in questi dieci anni e impiegherò tutte le mie forze per andare avanti e realizzare quello che avevamo sognato”.
Sulle note della Canzone popolare di Ivano Fossati, vecchia colonna sonora delle campagne elettorali dei Democratici di sinistra, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha aperto così dall’Aquila la propria campagna in vista delle primarie dem, nelle quali il prossimo 30 aprile si contenderà la segreteria con l’ex premier Matteo Renzi e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
Intanto, fuori, maretta tra i lavoratori in bilico dei call center del capoluogo, che, nonostante le richieste, non sono stati ricevuti dal ministro pur avendogli consegnato una lettera.
“L’uguaglianza, perché in una società divisa anche un sistema democratico scricchiola”, è tra i temi ispiratori della sua candidatura, perché “per una democrazia più forte serve una società più coesa”.
Per Orlando, che è arrivato in Abruzzo poche ore dopo il drammatico crollo di un ponte sull’autostrada A14, che ha causato due morti e due feriti, le priorità dell’agenda politica non sono tuttavia da rivedere, perché in essa già “c’è il tema della ricostruzione e del ripensamento dell’assetto territoriale del Paese – ha detto – Il problema è quanto mettiamo i territori nelle condizioni di poter vincere questa sfida”.
“Oggi i Comuni che sono i luoghi dove si deve far fronte all’emergenza e sono in grandissima difficoltà – ha aggiunto – se non diamo loro una mano a uscire da questa difficoltà anche il Paese non riuscirà ad affrontare questi temi”.
In prima fila, nella gremita sala assemblee dell’Ance, il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, tra i possibili candidati alle primarie per la scelta del candidato sindaco dell’Aquila, l’unico, tra i contendenti, a essere da tempo schierato con la corrente Rifare l’Italia che fa riferimento proprio al guardasigilli.
Orlando non si è, però, apertamente schierato a suo favore a domanda precisa: “Io sono qui per spiegare a tutti gli aderenti al Partito democratico il mio progetto, poi discuteremo di come ci muoveremo sul territorio”, ha detto.
“Fassino si è distratto – ha detto replicando a distanza all’ex sindaco di Torino che ha affermato che nel resto d’Europa chi fa il segretario fa il premier – in questo momento sono pochissimi i leader di partito che sono anche leader della coalizione di governo, tuttavia se vogliamo discutere della situazione italiana bisogna prendere atto che siamo in un passaggio in cui dal maggioritario ci si orienta al proporzionale, da un sistema bipolare si sta ormai andando verso un sistema di carattere tripolare. È difficile che si possa governare senza fare una coalizione e costruire un sistema di alleanze, e in un sistema del genere non è detto che chi guida il primo partito sia anche gradito alle altre forze”.
“Io ho lanciato alcune proposte per introdurre un premio di maggioranza – ha aggiunto – Proviamo a discutere di come si riesce a modificare la legge elettorale. Vorrei costruirne una che consenta al centrosinistra di governare perché credo che l’esigenza delle larghe intese abbia messo in evidenza come sia difficile avendo programmi diversi dare delle risposte compiute al Paese”.
A proposito del partito, Orlando immagina “un partito che non subisca scissioni e che sia in grado di richiamare le persone che sono state alla finestra. Non mi preoccupano tanto i singoli leader politici che sono andati via, ma i milioni di italiani che si sono orientati da un’altra parte. Il rapporto con Renzi? È quello di un leale competitore e come sono stato un leale sostenitore di un governo di cui non rinnego l’esperienza, in un partito si deve e si può stare con idee diverse, ognuno deve far prevalere la propria ma poi si deve lavorare insieme”.
In sala, insieme all’ex assessore provinciale Michele Fina, consigliere politico del ministro, tanti orlandiani, come il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, la parlamentare vastese Maria Amato, il segretario del Pd aquilano, Stefano Albano, il sindaco uscente, Massimo Cialente, gli assessori comunali Pietro Di Stefano ed Emanuela Di Giovambattista, la segretaria provinciale del Pd pescarese Francesca Ciafardini, ma anche il centrista Pierluigi Mancini, i consiglieri comunali dem Alì Salem, Stefano Palumbo, Antonio Nardantonio, e molti osservatori, compresi gli scissionisti che hanno seguito Pierluigi Bersani nel Movimento democratici e progressisti, a partire da Fabio Ranieri e Giorgio Spacca. Avvistato persino il consigliere dell’Udc Raffaele Daniele.
Defilato, ma non troppo, anche il “padrone di casa”, il presidente dell’Ance Ettore Barattelli.





