L’AQUILA – “La prevenzione del tumore del seno è regolarmente attiva ed è assicurata, come previsto dalle indicazioni regionali, dalla senologia radiologica che ha compiti ben distinti da quella chirurgica”

Lo precisa la Direzione strategica della Asl 1 Abruzzo, con riferimento all’articolo di oggi su Abruzzoweb: “Senologia, stop screening, paziente scrive al Dg Asl Costanfi”, dove si riporta una lettera inviata tramite Pec dall’aquilana Rosella Signori al direttore generale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila Paolo Costanzi, in sella dal primo settembre. Lettera che è stata inoltrata nei giorni scorsi per conoscenza anche questo giornale e, in copia, alla Regione Abruzzo e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì.

“Ciò che, nel caso specifico, viene percepito erroneamente dall’utente”, aggiunge la direzione Asl, “non è altro che l’attuazione del Pdta (Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale) del 2017 della Regione che prevede la suddivisione dei compiti tra senologia radiologica, che si occupa di prevenzione e screening, e la senologia chirurgica, a cui spetta di trattare il tumore al seno per prime visite in pazienti con patologie già accertate, fare controllo in pazienti operate e ad alto rischio nonché assicurare la sorveglianza nei casi di recidive o carcinomi avanzati”.

“La chiara ripartizione delle attività ha quindi l’obiettivo di permettere al reparto di senologia chirurgica di trattare tempestivamente le pazienti con patologia accertata e ridurre per le stesse le liste di attesa, attualmente occupate da doppi e persino tripli controlli per pazienti sane, con inutile spreco di risorse”

“Peraltro, come stabilisce il documento Gisma (gruppo Italiano screening Mammografico) per le donne tra 50-69 anni, cioè la popolazione target, “non è possibile prescrivere prestazioni su ricetta del Servizio sanitario nazionale in assenza di sintomatologia specifica”.

“A ciò va aggiunto il divieto, sancito dal Bura (bollettino regione Abruzzo)speciale del 2016, di chiedere sul ricettario regionale prestazioni eseguite per la prevenzione al di fuori delle fasce d’età e dei tempi del programma, per evitare duplicazioni con il programma di screening”

“L’attuale programma screening mammografico, regolarmente assicurato dall’azienda”, prosegue la Direzione Asl, “consiste in un test di primo livello, eseguito ogni due anni in caso di negatività. In caso di mammografia positiva, il medico Radiologo prescrive ulteriori esami diagnostici di approfondimento (secondo livello) con procedure invasive e non. Se il riscontro è positivo agli esami di secondo livello, è prevista la presa in carico della paziente da parte del Gruppo Interdisciplinare di Cure Oncologiche Aziendale (GICO), come previsto dalPdta”