L’AQUILA  – In un futuro prossimo la creazione di un sistema innovativo di prevenzione incendi, per monitorare il territorio attraverso la fitta rete già esistente delle antenne di telefonia, con sensori capaci di lanciare l’alert in caso di focolai, recuperando prezioso tempo per spegnerli. La necessità di mandare a regime l’agenzia, a corto di personale, e consolidare la sinergia con Comuni e territori.

Questo l’ambito di azione che individua, nell’intervista ad Abruzzoweb, Maurizio Scelli, avvocato civilista sulmonese classe 1961,  direttore a luglio scorso, nominato dal presidente Marco Marsilio, di Fdi, a direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile, dopo che il predecessore, Mauro Casinghini è andato a ricoprire un incarico di vertice al Dipartimento nazionale.

Scelli è stato in precedenza commissario straordinario della Croce Rossa Italiana dal 2002 al 2005, poi deputato del Popolo della libertà 2008 al 2013, membro della commissione Giustizia. Salito alla ribalta delle cronache, da capo della Croce Rossa, per la mediazione in Iraq, sul sequestro di cittadini italiani, tra i quali le volontarie Simona Pari e Simona Torretta, liberate nel 2004.

“Il bilancio dal punto di vista  personale è estremamente positivo. Ho ritrovato emozioni, ho ritrovato entusiasmi, ho ritrovato un mondo dal quale mi ero allontanato dopo l’esperienza parlamentare, dopo la quale ho fatto l’avvocato civilista”, assicura Scelli.

Prova del fuoco, è il caso di dire, gli incendi estivi che Scelli si è trovato da subito ad affrontare.

“L’estate è stata durissima, ma per fortuna abbiamo personale molto capace ed esperto che è stata in grado di far fronte all’emergenza. E per me è stato subito chiaro che dobbiamo nei prossimi anni lavorare sempre di più sul fronte della prevenzione”.

Ed ecco dunque il progetto già messo in campo: “un incendio va individuato prima che esso possa divampare, nella sua fase iniziale e quindi fare in modo che si possa intervenire tempestivamente con le associazioni di volontariato, con i vigili del fuoco, nei casi più critici con il Canadair o l’elicottero Ericsson, estremamente efficaci, ma che ci mettono parecchio tempo a decollare e arrivare in loco”.

Dunque, rivela Scelli, “abbiamo in corso la realizzazione di un programma di sinergia con Inwit, una società molto importante che ha la gestione di venticinquemila torri da cui partono i segnali telefonici disseminati in tutta Italia. Sulle torri sarà montata una telecamera termica, per un monitoraggio in tempo reale e al primo rivolo di di fumo, potrà partire immediatamente un drone che andrà a verificare qual è realmente la situazione per cui stiamo lavorando. Quindi se la situazione è minima intervengono i vigili del fuoco e le associazioni di volontariato via terra. Se la situazione è più grave saremo in grado di allertare i mezzi aerei con qualche ora di vantaggio rispetto al passato”.

La sperimentazione partirà nelle aree più colpite da incendi l’estate scorsa, e “ci consentirà di capire quanto è opportuno affidare, anche a tutela del paesaggio, ai sindaci di tutti i comuni interessati questa questa nuova strategia di prevenzione, che contiamo possa anche diventare un modello per le altre regioni”.

Poi altro banco di prova le grandi piogge delle ultime settimane, con i fiumi abruzzesi vicino all’esondazione.

“E’ stata l’occasione per saggiare un’intesa straordinaria con il Genio civile, nel liberare i ponti che potevano creare un un tappo e provocare esondazioni. Fondamentale è stata anche la sinergia con i sindaci. Sin dal mio insediamento ho detto che sarei stato accanto al loro fianco, essendo del resto loro i primi ad essere esposti in materia di di protezione civile. Da primavera in poi sarà nostra cura sempre in sinergia con il genio civile,  quella di liberare gli alvei dei fiumi per evitare  evitare che l’anno prossimo si verifichino le stesse criticità”.

Per quanto riguarda il personale, spiega poi Scelli “paghiamo lo scotto della della primogenitura, nel senso che l’Agenzia regionale di protezione civile è stata costituita di recente e ha naturalmente ancora delle criticità da risolvere. Una per tutta quella del personale, che non è ancora sufficiente: a fronte di una dotazione di 75 persone ne abbiamo operative 52, e in caso di assenze per malattia e ferie, rischiamo di andare sotto il livello di guardia”.

Del resto osserva Scelli, “tutte le altre regioni hanno tre o quattro volte il personale che ha la nostra protezione civile che mentre prima era inglobata alla Regione Abruzzo, quindi poteva anche godere anche di sinergie professionali e competenze interne all’ente, ora invece gode di autonomia, ma questo impone di strutturarsi in modo più solido”.

Spiega poi Scelli, “io mi sono insediato sei mesi fa, e non è che uno arriva con la bacchetta magica come un mago. Grande merito per la prima parte del percorso va a Casinghini, ma io mi sono ritrovato ad esempio il problema degli straordinari, perché un conto è fare il dipendente della Regione, un conto è fare il dipendente dell’agenzia, che ha orari molto più flessibili, in caso ad esempio di emergenze, e si deve restare qui senza limiti di tempo. Questo comporta una serie di riconoscimenti che sono dovuti, e che stiamo lentamente cercando di ottenere”.