L’AQUILA – Il presidente della società idrica dell’Aquilano, Americo Di Benedetto, in viaggio in Israele assieme al governatore, Luciano D’Alfonso, per parlare di acqua e incontrare interlocutori istituzionali importanti come l’ex presidente Shimon Peres, in “zona Cesarini”, ovvero a soli tre giorni dalla scadenza del suo mandato da presidente, poi prorogato per un anno.
Chi paga? Ed è corretto sul piano dell’opportunità politica? È una benedizione alle sue ambizioni politiche da parte del presidente della Regione? Interrogativi a cui risponde direttamente l’interessato in un’intervista ad AbruzzoWeb.
Dove Di Benedetto spiega che ha pagato tutto di tasca sua, come d’altronde fa da sempre, mentre inciampa nel politichese parlando delle finalità e dell’opportunità.
Nei giorni precedente alla partenza, D’Alfonso aveva chiarito in pubblico come della delegazione italiana in visita in Israele facessero parte anche il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, appunto il presidente Gsa Di Benedetto e il managing director di Water Tosto Spa, Luca Tosto.
Le spese della missione in Israele a carico della Regione Abruzzo sono state di 395 euro. Di Benedetto ha pagato di tasca sua una somma simile per il biglietto aereo, in più l’albergo.
“Faccio attività amministrativa da una vita, nel mio percorso non esiste un rimborso spese per nessun tipo di attività che abbia fatto in rappresentanza dell’istituzione che rappresentavo, nemmeno di un caffè – premette – Non dico che quelli che lo fanno facciano delle cose illegittime, ma è una mia scelta personale”.
Secondo Di Benedetto, “nell’attività che svolgo e nell’indennità che percepisco c’è dentro tutto quello che sono chiamato a fare. Non è una cosa estemporanea, ma una mia filosofia di vita amministrativa. Mi auguro sia così anche per altri”.
“Non ho carta di credito aziendale, non ho mai fatto una colazione di lavoro, non sono mai andato a una cena di rappresentanza che, se fatto in maniera opportuna e non spropositata, pure sono cose che si fanno – continua – Non ho il telefono aziendale ma quello personale. Se analizzate i bilanci, non c’è un capitolo su queste cose”.
“Per estremizzare sarei un grillino da tempi non sospetti, la differenza è che io mi sono trovato nella condizione di poter fare atti amministrativi, quindi nei fatti io sono così, altri sono così nelle dichiarazioni”, ribadisce ancora.
Le dichiarazioni sono anche confermate dal direttore amministrativo, Raffaele Giannone: “Il presidente si paga tutto da solo”.
E si arriva al tema dell’opportunità politica. Dopo dieci anni in Gsa, due mandati da vice e altrettanti da presidente, Di Benedetto è arrivato alla fine di un percorso.
Ha ottenuto all’unanimità dai 36 sindaci soci un mandato a tempo di un ulteriore anno assieme al resto della governance, è vero, ma solo per attendere gli effetti concreti della riforma Madia che razionalizzerà le società pubbliche e partecipate.
In questo quadro, è opportuno visitare Israele come vertice di un’azienda a soli tre giorni dal termine della propria presidenza? “Opportunità politica? E che c’entra? È una cosa che ho fatto a titolo personale nonostante rappresentassi l’azienda – prova a spiegare – È stata un’opportunità contestualizzata in funzione delle esigenze”.
“Siamo andati lì, abbiamo seguito le due aziende che gestiscono il ciclo idrico integrato e prospettato un’evoluzione tecnologica del nostro sistema perché il Pescarese ha disfuzioni da un punto di vista depurativo mentre io sono stato indicato come la persona che, stando in un sistema da molti anni, poteva dare una mano procedurale e amministrativa”, aggiunge ancora.
“È stato più un sacrificio che mi è stato chiesto”, esagera alla fine Di Benedetto.
Quanto all’immagine di una “benedizione politica” dalfonsiana, la risposta è “assolutamente no, gli unti dal Signore per quanto mi riguarda è una cosa che non accade. L’apprezzamento per il mio lavoro è una parte di un percorso, ma ci vuole condivisione – ribadisce poi – Se c’è una prospettiva per me è perché metto il lavoro nel bagaglio di esperienze, poi potrà accadere tutto oppure niente”.






