L’AQUILA – Giovani dei paesi dell’entroterra abruzzese, finalmente uniti in una rete, oltre gli ostacoli dell’orografica e quelli, cerebrali, dell’autoreferenziale campanilismo, per ragionare su una sede diffusa della Scuola di comunità per la transizione ecologica ed anche su una scuola di formazione per l’amministrazione pubblica, che offra gli strumenti per tornare alla politica attiva, prendendo in mano il proprio destino, oltre il solipsismo dei social e le cataratte dell’indifferenza, la frivolezza delle movide. Puntare con decisione sulle cooperative di comunità e sulle comunità energetiche. In una parola su una comunità viva e giovane.

Tante le idee e le proposte, gemmate ai piedi bronzei di una statua, quella dell’emigrante con la valigia in mano e un bambino aggrappato alla sua gamba, che dal dolore per una partenza, ha assunto il significato del festeggiamento di un ritorno.

E’ la statua che campeggia davanti al bar e parco giochi di Gagliano Aterno, in provincia dell’Aquila, nella valle Subequana,  che ha ospitato la prima assemblea pubblica del comitato abruzzese Officina Giovani Aree Interne, nell’ambito dell’omonimo progetto europeo, attivato in Italia dal Ministero del Sud e della Coesione territoriale, e che prevede il coinvolgimento di associazioni, attivisti, operatori economici e dei servizi e ricercatori under 40 che operano nelle aree interne.

Ed erano oltre cinquanta gli under 40 arrivati a Gagliano, in rappresentanza di associazioni, amministrazioni e imprese, accomunate dalla volontà di non essere costretti ad emigrare, ma di prendere finalmente le redini del destino della loro terra, attraverso un generalizzato rinnovamento generazionale, anche delle decisioni, unica possibilità per frenare uno spopolamento fin qui inesorabile.

A fare gli onori di casa Luca Santilli, 38 anni, sindaco di Gagliano Aterno, Raffaele Spadano, 28 anni, dell’Università della Valle d’Aosta, e promotore del gruppo di ricerca Montagne in Movimento, con cui sta coordinando, dallo scorso aprile 2021, una serie di progetti a Gagliano, dove si è trasferito a vivere, Federico Acconciamessa, 25 anni,  coordinatore Anci Giovani di Pescara,  Mario Puglielli, 27 anni, referente regionale per Officina Giovani Aree Interne in Abruzzo, e ancora di giovani amministratori e non, in rappresentanza di altri giovani sindaci abruzzesi e associazioni.

Ad esprimere il senso profondo dell’iniziativa Acconciamessa: “Viviamo col mito della ‘metrofilia’, ovvero per noi giovani andare in città è l’obiettivo della vita, fuggendo dai paesi, che non offrono    servizi, divertimento e prospettive di carriera. Questa la sfida: far comprendere che anche qui è possibile un presente e un futuro. Ma a determinate condizioni. Conviene a tutti: le città sono congestionate dobbiamo farle respirare, ne va anche della loro qualità della vita”.

Passando alle proposte concrete, c’è dunque quella di una scuola amministrativa rivolta ai giovani nei piccoli paesi per creare le nuove classi dirigenti, introdotta da un giovane di Loreto Aprutino, durante il dibattito e recepita con convinzione.

“C’è una questione generazionale, nelle classi dirigenti dei piccoli paesi dell’entroterra, l’età media è ancora troppo elevata, abbiamo troppi amministratori con i capelli bianchi, con altre visioni e altri interessi non al passo dei tempi. Tanti giovani si disinteressano, non partecipano e dunque occorre partire da una scuola di formazione politica, per dare gli strumenti per la gestione amministrativa di un comune, senza la quale non ci può essere un rinnovamento”, la sua riflessione.

Emblematico il caso di Castelguidone in provincia di Chieti, comune di 250 abitanti salito alla ribalta delle cronache, dopo che il sindaco per 10 anni e uscente, Donato Sabatino, ha deciso di ritirarsi, e si è presentata alle elezioni comunali del 12 giugno una sola lista di sconosciuti pugliesi con il risultato che una sola persona è andata a votare, mettendo la scheda bianca nell’urna. Voto nullo, e conseguente commissariamento dell’ente, il triste epilogo.

“Ciò che deve far interrogare tutti – ha spiegato il ragazzo – non è che si è presentata una lista di stranieri che mai avevano frequentato Castelguidone, ma che nessuno ha sentito l’esigenza di candidarsi, a cominciare dai giovani del posto, a conferma di quanto ampia sia oggi la distanza tra la politica e le nuove generazioni. Decisive a maggior ragione, per superare questa impasse,  sono le persone che tornano in paese, dopo aver studiato fuori, che portano nuove idee, nuove prospettive, nuove competenze”.

Osserva Mario Puglielli: “In Abruzzo ci si occupa di aree interne, un po’ più seriamente da una decina d’anni, ma non bastano i bandi regionali,  che finanziano questo o quell’intervento. Non ci si può però limitare ad amministrare l’esistente”.

E’ la volta di Raffaele Spadano, tra i fautori della costituzione a Gagliano della comunità energetica, una delle prime in Abruzzo, di cui fanno parte, per ora, il Comune e una ventina di famiglie residenti. Già istallati 19 kw di pannelli fotovoltaici,  a cui si aggiungeranno a breve altri pannelli, sopra l’edificio che ospita la scuola e il bar nel centro del paese, con tanto di batterie di accumulo, per 25 kw, e ad inizio 2023 la comunità energetica comincerà a guadagnare 10.000 euro l’anno, per 20 anni, e si deciderà a maggioranza come utilizzarli. L’obiettivo è arrivare a 300 kw di pannelli fotovoltaici, facendo leva sui fondi del Pnrr, per guadagnare in incentivi ben 50.000 euro l’anno, sempre per venti anni.

Spadano lavora proprio all’aspetto antropologico e sociale, perché sarà decisivo che poi le comunità energetiche, detto con crudezza, non siano distrutte da conflitti allorché si tratterà di decidere come usare tutti insieme e a maggioranza  le risorse economiche incassate, o per altri aspetti gestionali e organizzativi.

“Le comunità energetiche rappresentano un banco di prova, per una comunità e la sua effettiva coesione – spiega l’antropologo -. Si pongono all’opposto del modello economico estrattivo, che succhia risorse da un territorio senza lasciare nulla o quasi: qui i protagonisti e i beneficiari dell’investimento sono gli stessi cittadini, che consumano in loco l’energia prodotta. Una comunità energetica può creare anche posti di lavoro, e anch’essi devono essere creati in loco, con percorsi di formazione professionale, ad esempio per  elettricisti e manutentori”.

Ha poi aggiunto, “la condizione è creare una comunità coesa, e collaborativa, non lacerata da conflitti. Il fenomeno dello spopolamento, a ben vedere, e relativamente recente, e oggi ci sono finalmente segnali di controtendenza. La vera risorsa di un paese, paradossalmente, è quello di rappresentare un ‘vuoto relativo’. Il mondo altrove è diventato troppo pieno, un piccolo paese può essere riempito di simboli condivisi, di creatività, di progetti innovativi e rivoluzionari. Di soddisfacenti e appaganti percorsi di vita”.

Infine il sindaco Santilli:  “invito i giovani a vivere realmente i paesi, di cercare gli spazi anche quando non ci sono e partire dall’ascolto dei territori e di chi li abita. Noi sindaci lo saremo solo  pro tempore, per una decina d’anni. La sfida che abbiamo davanti avrà però un arco temporale molto più ampio, e serve già ora chi sarà in grado e avrà voglia di raccogliere il testimone”.