CHIETI – Igor Campedelli (Cesena), Walter Mazzarri (Napoli) e Antonio Di Natale (Udinese) sono i vincitori, nelle rispettive categorie, della IX edizione del Premio Nazionale “Giuseppe Prisco” alla lealtà, alla correttezza e alla simpatia sportiva.

Il Premio Speciale di Giornalismo “Nando Martellini”, quest’anno alla sua VII edizione, è stato invece attribuito al giornalista Roberto Beccantini.

Lo ha stabilito l’apposita giuria, unica per entrambi i premi, presieduta da Sergio Zavoli e composta da Italo Cucci, Gianni Mura, Gian Paolo Ormezzano e Corinto Zocchi, generale di Corpo d’Armata, nella riserva, dell’Arma dei Carabinieri nonchè promotore e presidente del Comitato “Giuseppe Prisco”.

La stessa giuria, accogliendo la proposta dell’Ussi – Gruppo Abruzzese Giornalisti Sportivi, ha altresì conferito un riconoscimento al giornalista Federico De Carolis, originario di Silvi, in provincia di Teramo.

La cerimonia di premiazione si svolgerà al Teatro Marrucino di Chieti nel pomeriggio di lunedì 16 maggio 2011 e sarà condotta, come da consolidata tradizione, da Stanislao Liberatore.

LE REAZIONI

“Onorato ed emozionato”. Si sente così Igor Campedelli, presidente del Cesena, insignito, oltre all’allenatore del Napoli, Walter Mazzarri, e all’attaccante dell’Udinese “Totò” Di Natale, del premio nazionale ‘Giuseppe Prisco’ alla lealtà, alla correttezza e alla simpatia sportiva.

“Provo immenso onore ed emozione per questo premio – osserva il numero uno bianconero in una nota – sapere che c’è qualcuno che apprezza il modo in cui lavori fa un enorme piacere”.

“Esserne riconosciuto da una giuria di giornalisti così qualificata e vedere lo storico delle precedenti edizioni – aggiunge – non può che inorgoglirmi, come deve inorgoglire ogni buon cesenate”.

D’altronde, commenta ancora Campedelli, “se riavvolgo il nastro è penso a quale girandola di emozioni sono e siamo stati sottoposti in questi ultimi tre anni mi vengono i brividi”.

 La mia speranza ora è quella di continuare questa scalata – conclude – che per noi vuol dire mantenere lo status quo, rispettando le regole, il lavoro altrui e mantenendo, pur nella fermezza, quella innata simpatia che contraddistingue il popolo dei romagnoli”.