L’AQUILA – Nuove polemiche nella vertenza legata al personale precario della Regione Abruzzo.
Il Consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini ha scritto una lettera all’assessore regionale al Personale Federica Carpineta per chiedere dei chiarimenti sul bando regionale con il quale il servizio speciale informatico ha deciso di procedere alla selezione di venti co.co.co. per effettuare il censimento delle aziende agricole mentre, al contempo, vengono licenziati quaranta lavoratori precari dello stesso settore.
Acque agitate anche tra i lavoratori dell’ufficio Bura, il Bollettino ufficiale della Regione Abruzzo, che minacciano di sospendere i servizi dal prossimo mese di dicembre e di ricorrere alla magistratura se non verranno attuati i percorsi di stabilizzazione attesi da anni. Dal primo gennaio, inoltre, rischiano di rimanere a casa se non verranno prorogati i contratti.
Queste le due posizioni sulle situazioni relative ai precari
RUFFINI: “SI LICENZIANO 40 PRECARI E SI ASSUMONO 20 CO.CO.CO.”
Il Consigliere regionale del PD, Claudio Ruffini, ha scritto una lettera all’assessore regionale al personale, Federica Carpineta, per chiedere dei chiarimenti sul bando regionale con il quale il Servizio Speciale Informatico ha deciso di procedere alla selezione di 20 collaboratori coordinati e continuativi per effettuare il censimento delle aziende agricole. Una decisione che ha spinto Ruffini a formulare alcune riflessioni in ordine alla politica del personale che, in questi mesi, sta perseguendo l’ Amministrazione regionale.
Al riguardo è opportuno ricordare che, proprio in questi mesi, si è reso manifesto il disagio espresso dai numerosi lavoratori come i 40 precari del Servizio Informatico, che cesseranno di lavorare il prossimo 30 novembre.
“L’Assessore Carpineta licenzia 40 precari del Servizio Informatico ma poi assume altri 20 precari per un anno con posizioni e funzioni simili. Non si capisce quale sia la ratio di questa decisione. L’unica cosa certa è che con la Carpineta assessore al personale, nessuno tranne lei, ha un posto al sicuro, nonostante non ne azzecca una di decisone.”
Secondo Ruffini la vicenda della selezione per 20 collaboratori, potrebbe non essere del tutto legittima. Dalla semplice lettura del bando, sulla cui fattura tecnica si può sollevare più di una obiezione, emerge infatti che i collaboratori così selezionati dal Bando regionale andranno a sostituire senz’altro i precari tuttora in servizio presso la medesima struttura.
“Quello che sorprende in particolar modo è la circostanza che detto bando sia sottoscritto da chi ha fatto della impossibilità di utilizzare co.co.co. una propria battaglia personale, e che ha di fatto impedito la proroga proprio di quei rapporti di lavoro che detto bando va a sostituire” dice Ruffini.
Le politiche di reclutamento perseguite dall’Assessore non vanno certo nel segno tracciato dalle ultime leggi in materia, specialmente la riforma Brunetta, nella quale si ribadisce con forza l’obbligo per gli enti pubblici, già espresso nel Testo Unico del Pubblico Impiego, di assumere il proprio personale con contratto a tempo indeterminato. La prevista assunzione di 20 persone nel settore informatico perpetua una sciagurata e costosa politica dell’Ente tesa a coprire carenze ordinarie di personale in organico con contratti cosiddetti flessibili.
La gravità della situazione e l’assoluta estemporaneità delle soluzioni attualmente in campo rendono indispensabile un rapido chiarimento politico ed amministrativo sulla gestione del personale, essendo evidentemente intollerabile che l’Amministrazione, in spregio a qualunque norma di legge sia il datore di lavoro che, in Abruzzo, utilizza più lavoratori precari, privando gli stessi dei più elementari diritti (trattamento previdenziale, ferie, malattia, maternità, etc).
“Ho chiesto all’assessore la cortesia di rispondere alle mie osservazioni, – aggiunge Ruffini- al fine di fare chiarezza sul destino dei 40 lavoratori precari del Servizio Informatico, che presto saranno disoccupati. Inoltre vorrei che venissero spiegatele motivazioni che hanno portato all’indizione di un bando per il censimento dell’Agricoltura, che prevede ulteriori 20 figure precarie, in un contesto in cui la Regione Abruzzo tra pochi giorni resterà di fatto priva di personale con qualifiche ed esperienze professionali equivalenti a quelle bandite dall’Assessorato della Carpineta”.
PRECARI DEL BURA: ‘’SOSPENDIAMO SERVIZIO E RICORRIAMO ALLA MAGISTRATURA”
Siamo stanchi. di essere spettatori degli interessi e dello sfruttamento politico ed amministrativo che ruota intorno all’ufficio Bura, da anni terra di conquista per Dirigenze Responsabilità d’ufficio prossime alla pensione, meta ambita di quanti aspirano al saltino di categoria; stanchi di un sistema conclamato di ingiustizie che da anni ci vede ai margini, se non totalmente esclusi, dalla possibilità di una giusta e legittima soluzione del nostro annoso e sofferto precariato. Ora basta! Siamo stanchi di essere lasciati in balia di una scadenza ormai prossima (a differenza di molti “recenti colleghi” che si vedranno tranquillamente prorogare i loro contratti di collaborazione) e di subire l’umiliazione di sentirci dire che l’unica soluzione è un terzo e fantomatico concorso nuovamente da precario.
E questo fa ancora più rabbia sapendo che alla necessità di un ufficio sprovvisto di personale a tempo indeterminato (e che finora è stato portato avanti interamente da undici precari) l’Amministrazione risponde con l’affidamento della gestione e della redazione del Bura ad una società esterna., comportando così un ulteriore aggravio sui conti del bilancio regionale di gran lunga superiore alla somma dei nostri compensi. Basti pensare che attualmente i costi del bollettino, tramite un processo di razionalizzazione intrapreso autonomamente ed esclusivamente dal personale precario denominato “Bollettino Telematico”, andrebbero da un Passivo di 50.000 euro annui ad un Attivo di 73.000 euro annui.
Noi non siamo portaborse; non siamo personale di nomina politica. Non rientriamo nelle forze lavoro tutelate dal Decreto Abruzzo 2009 ma rappresentiamo il lavoro quotidiano di un ufficio che costituisce lo strumento legale della Regione Abruzzo.
Entrati a tempo determinato con la Giunta Pace nel 2002, dopo il superamento di un concorso pubblico per titoli ed esami , benché il progetto dell’informatizzazione del Bura non fosse terminato ma le scadenze politiche imponevano nuovi ed appetibili posti di lavoro, si videro costretti a partecipare ad un altro concorso pubblico per titoli ed esami per ricoprire lo stesso posto con le stesse mansioni solo che con un contratto di collaborazione. Il tutto, mentre altri precari a tempo determinato vedevano i loro contratti prorogati ad oltranza
Da qui il loro calvario lavorativo: 8 mesi di disoccupazione, nessun riconoscimento dei due anni di lavoro e un nuovo concorso per un contratto di collaborazione; contratto che gli ha precluso l’inserimento nella graduatoria dei beneficiari della stabilizzazione (che ha riguardato 73 persone alcune delle quali senza i requisiti della finanziaria nazionale che prevedeva i 3 anni alla data del 29 settembre 2007 e reclutati attraverso graduatorie a scorrimento), avvenuta a giugno 2009 all’insaputa dello stesso presidente Chiodi che in quel momento era impegnato ad accogliere i premier per il G8 mentre noi sgombravamo le nostre case inagibili con l’ausilio dei vigile del fuoco.
A tal proposito i precari del Bura si riservano e, intendono agire nelle sedi opportune tramite esposto alla Procura della Repubblica per far chiarezza su questa vicenda, qualora l’attuale Amministrazione non tenesse in debita considerazione i loro diritti. Diritti più volte calpestati basti pensare alla sfrontatezza avuta nell’aprile 2009 quando aveva ben pensato di decurtare loro lo stipendio del mese per mancata prestazione lavorativa mentre il 14 aprile usciva in condizione disagiate il primo bollettino post-sisma necessario al recepimento dei Decreti di Urgenza relativi al Sisma.
Il nostro lavoro non è, e non è mai stato, un lavoro assimilabile ad un Progetto; la nostra presenza, dedizione e professionalità è stata impiegata quotidianamente come se avessimo un contratto a tempo indeterminato, quindi si conclude in 6 parole: doveri da impiegato, diritti da precario.
Ormai la dignità ci è stata sottratta con un decennio di prevaricazioni e di umiliazioni, ma l’orgoglio non ci permette di tacere oltre.
11 precari attendono una soluzione concreta a salvaguardia del loro lavoro altrimenti, il Bura e le sue pubblicazioni cartacee e on – line sono da ritenersi sospese nel mese di dicembre.
Ciò detto ci scusiamo con gli utenti soltanto per gli inevitabili disagi certi della loro comprensione e solidarietà dimostrataci in questi anni di lavoro.





