L’AQUILA – “Se i vertici della Asl 1 di Avezzano-Sulmona-L’Aquila continueranno a nascondersi, chiederemo l’intervento del prefetto”.

Lo annuncia Anthony Pasqualone, segretario Fp Cgil della provincia dell’Aquila, intervenendo sulla questione del lavoro precario alla Asl aquilana, dopo il taglio delle ore e il mancato rinnovo dei contratti a diversi lavoratori delle cooperative e l’assunzione, a un costo maggiore, di lavoratori in somministrazione.

Nelle scorse settimane, la Cgil aquilana aveva chiesto al manager, Roberto Testa, insieme al consigliere regionale del Partito democratico, Pierpaolo Pietrucci, un incontro a breve giro di posta, “ma”, lamenta Pasqualone ad AbruzzoWeb, “siamo stati letteralmente ignorati”.

L’esponente sindacale aveva pure inviato, firmandola insieme al segretario generale della Cgil della provincia dell’Aquila, Francesco Marrelli e al segretario generale Nidil Cigl della provincia dell’Aquila, Andrea Frasca, una lettera al dg Testa, al direttore amministrativo, Stefano Di Rocco, al direttore sanitario, Simonetta Santini e al dirigente della Unità operativa complessa del Personale, Errico D’Amico, al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio e all’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì.

“Per ora ci sono gli ammortizzatori sociali – spiega Pasqualone – ma dureranno ancora qualche altro mese e di sicuro non possono essere la soluzione giusta per risolvere questa situazione”.

“La Asl non comunica, è letteralmente in silenzio, non spiega, non dà prospettive – continua – nonostante i continui disagi soprattutto sui servizi territoriali, alcuni dei quali sono stati tagliati proprio dall’azienda”.

“Un’azienda ‘sorda’ anche alle richieste di incontro della politica, come dimostra il caso del consigliere regionale Pietrucci, ignorato pure lui”, afferma ancora Pasqualone.

“Non vorremmo che la strategia della Asl sia quella dei tagli – conclude – comunque, nel caso in cui il silenzio dei vertici dovesse continuare, saremo costretti ad intraprendere iniziative più dure, come quella di far intervenire il prefetto”.