ROSETO – “L’inserimento del porto di Roseto nel Masterplan per il Sud è un segno di attenzione da parte della Regione, il cui valore va al di là del braccio a mare che sarà realizzato”.

A parlare è Fabrizio De Gregoriis, presidente del Circolo nautico Carlo Vallonchini Srl,  che ha realizzato e gestisce da quasi sessant’anni Portorose, il porto di Roseto degli Abruzzi. E che si batte da tempo per far comprendere alla politica locale e regionale il valore strategico di un scalo a vocazione turistica, che può incrementare le sue potenzialità a vantaggio di tutta l’economia del territorio. Anche con pochi e mirati interventi.

La risposta tanto attesa da parte della Regione si è concretizzata con lo stanziamento di 1,7 milioni di euro inserito nel Masterplan per il Sud per realizzare il cosiddetto “braccio a mare”, ovvero una scogliera di 360 metri fatta di massi naturali prelevati a filiera corta da cave vicine, senza uso di cemento che, migliorando il deflusso dello sbocco del fiume Vomano a mare, anche per quel che riguarda le interazioni con il litorale a sud del fiume stesso, così come accertato dagli studi specialistici di idraulica marittima e fluviale effettuati, al contempo proteggerà finalmente lo scalo dall’inesorabile erosione marina e potenzierà la fruizione di aree del porto ad ora precluse all’attracco, perché troppo esposte ai  marosi.

Sul porto insiste anche un seconda opera, da parte della Provincia di Teramo, per la messa in sicurezza questa volta dell’argine del fiume Vomano, con conseguente riduzione della darsena. L’intervento sottrarrà 60 posti barca, un terzo di quelli disponibili. Una prospettiva che ha provoca le forti preoccupazioni di molti fruitori dello scalo, a cominciare dai pescatori. 

“L’attuale scogliera prospiciente il porto esiste sin dal 1974 – spiega De Gregoriis – ed ha perduto il suo potere di resistenza al moto ondoso. Infatti negli ultimi due anni sono stati effettuati da Comune, società concessionaria, Protezione civile e Regione, ben quattro interventi di alta urgenza, dal valore complessivo di circa 200 mila euro, per tamponare le falle che man mano si aprivano a causa dei marosi. Che però sono palliativi, è un metterci una pezza, non risolvono il problema”.

E sarà, a ben vedere, molto più di una banale scogliera, aggiunge De Gregoriis, perché l’intervento è dallo stesso letto come un riconoscimento del “valore sociale di un porto che non produce profitti, ma stipendi per chi ci lavora, ed è un importante indotto per l’intera filiera nautica, turistica e marinara”.

“I nostri posti barca non sono venduti – spiega De Gregoriis –, ma sono affittati anche per brevi periodi e così possono essere messi a disposizione anche dei turisti temporanei o occasionali, consentendo il ricircolo e il moltiplicarsi delle presenze turistiche annuali. Non solo: praticando prezzi accessibili e assegnando i posti barca per periodi a scelta dell’utente, quest’ultimo ha modo di ottimizzare le sue spese e trova possibilità di praticare la nautica anche a costi ridotti. Senza dimenticare, infine, l’ospitalità completamente gratuita che la società concessionaria offre, da oltre quarant’anni, all’intera marineria territoriale. Il tutto senza contributo alcuno da parte di qualche Ente”.

L’auspicio di De Gregoriis è ovviamente che le tempistiche di realizzazione del braccio a mare per la sicurezza del porto siano brevi.

“Da questo punto di vista sono ottimista – sottolinea De Gregoriis – , il progetto definitivo è in fase autorizzativa molto avanzata e, trattandosi di opera di messa in sicurezza assolutamente compatibile dal punto di vista ambientale, non dovrebbero esserci problemi. Inoltre è lo stesso governo che fissa entro il 2017 il tempo massimo per la realizzazione delle opere finanziate con il Masterplan. A tal proposito constato l’operato del Presidente della Regione Luciano D’Alfonso che sta moltiplicando gli incontri con i sindaci e gli enti locali per sensibilizzare i beneficiari del Masterplan sulle strette tempistiche a disposizione e per assicurarsi che i lavori non avranno intoppi”.

Sulla zona come detto insiste anche un secondo finanziamento per la realizzazione di un’opera finalizzata alla messa in sicurezza delle aree antropizzate limitrofe al fiume Vomano, e, quindi, anche del lato Sud del porto, il cui ente attuatore è la Provincia di Teramo.

Tale intervento comporterà la riduzione dello specchio acqueo portuale con l’eliminazione di una darsena, precisamente quella Sud ove insistono circa 60 posti barca destinati al diporto nautico, oltre agli attracchi che ospitano l’intera marineria.

Praticamente un colpo mortale all’intera struttura portuale, denunciano in molti, se tali lavori a cura della Provincia di Teramo non  garantiranno l’effettiva sicurezza dei luoghi, sia, contestualmente, i presupposti per recuperare altri spazi del porto.

“Premesso che le preoccupazioni sinora manifestate derivano dal ‘sentito dire’ – commenta De Gregoriis –  in mancanza ad oggi di comunicazioni e di documenti ufficiali forniti dall’ente attuatore ai diretti interessati alle opere, auspico che l’intervento della Provincia non contraddica la sensibilità e l’interesse dimostrati dalla Regione alla vitale problematica che investe l’intera comunità nautica, turistica e marinara di Roseto e del suo circostante territorio”.