L’AQUILA – Sarà il Comune dell’Aquila a pagare il progetto, per una cifra da quantificare ma che potrebbe essere nell’ordine dei 100 mila euro, se i cittadini del civico 207 di via Roma accetteranno di ricostruire la loro abitazione spostata di 10 metri per liberare l’area del sito archeologico di Porta Barete.
È quanto emerso ieri nel corso della riunione con i cittadini presso gli uffici del settore Ricostruzione: un tentativo di conciliazione di una vicenda che ormai si trascina da tempo.
La ricostruzione post-sisma dell’edificio cozza con il progetto di recupero di ciò che resta dell’antico accesso Ovest alla città, un “pallino” dell’amministrazione, incoraggiata dagli studi del nunzio apostolico Orlando Antonini, esperto di architettura antica cittadina.
Un’area che si è provato a sottoporre a vincolo da parte degli uffici dei Beni culturali ma senza mai perfezionare appieno la procedura.
Eppure i primi scavi furtivi condotti in zona hanno mostrato scenari molto promettenti, con la scoperta di un meraviglioso leone in pietra di epoca romana, del tutto simile a quelli che si trovano nel Getty Museum di Los Angeles e della chiesa aquilana di San Pietro.
Anche se sulle procedure che hanno portato a queste indagini archeologiche è stata aperta un’inchiesta con due indagati accusati di falso.
I render predisposti dal Comune, ma anche da cittadini volenterosi innamorati del progetto, ipotizzano una futura area con verde pubblico e servizi godibile per gli aquilani, sostenuta anche da 11 mila firme raccolte online.
Ma questo non sarà realizzabile se gli inquilini del palazzo continueranno ad avere una posizione oltranzista, difendendo il loro (peraltro garantito dalla legge) diritto alla ricostruzione “dov’era e com’era”. Perciò si continua a trattare per ammorbidire la situazione.
Il progettista dei lavori è Antonello Salvatori, ingegnere che ha collaborato strettamente con la procura dell’Aquila in tante indagini della maxi inchiesta sui crolli del terremoto ed è anche consulente in questa vicenda del movimento civico L’Aquila che vogliamo, che ha bocciato il progetto di riscoperta.
All’incontro di ieri era assente l’assessore Pietro Di Stefano che, però, è stato relazionato a dovere dalla dirigente Chiara Santoro.
“Sono state due riunioni separate – spiega ad AbruzzoWeb – una con i condòmini del civico 207, che hanno una loro obiettiva specificità, l’altra con i rimanenti cittadini le cui abitazioni insistono in quell’area”.
“Abbiamo spiegato tutto, se ci sarà l’accettazione del nostro piano non si ritarderà in nulla perché utilizzeremo lo strumento previsto dal decreto ‘Sblocca Italia’ della concessione edilizia convenzionata, senza bisogno di varianti. In alternativa è sempre valida l’offerta di abitazioni equivalenti, senza ‘deportare’ nessuno. Mi hanno riferito di una riunione molto distesa, ora aspettiamo gli esiti”.
A ingolosire, l’ipotesi del progetto pagato dall’amministrazione. “Speriamo che accettino la proposta e comincino subito a riprogettare nello spazio destinato loro dal nostro piano, così da liberare la porta. Il progetto a spese del Comune l’Avvocatura ci dice che si può fare, in nome dell’interesse pubblico”.



