L’AQUILA – “Sig. Direttore, in merito all’articolo comparso oggi sul vostro sito, ritengo occorra qualche precisazione per evitare ogni fraintendimento. Nell’articolo mi sono attribuite in virgolettato frasi da me non pronunciate. La cosa, però, più importante di tutte è chiarire che non ci sono state persone che hanno chiesto ‘corsie preferenziali’. Se così fosse accaduto, avrei intrapreso senza indugio le opportune vie giudiziarie. Ribadisco, con l’occasione, il pieno impegno dell’Amministrazione regionale a una gestione in piena trasparenza ed efficiente dei Fondi europei, consapevoli che si tratta di risorse preziose per il rilancio del territorio abruzzese”.
Parole, contenute in una nota ufficiale, di Giovanni Savini, capo dipartimento della Presidenza della Giunta regionale con delega ai Rapporti con l’Europa nonché autorità di gestione dei finanziamenti del Programma operativo regionale – Fondo europeo di sviluppo regionale (Por Fesr).
Nella serata di ieri l’alto dirigente, uomo di fiducia del governatore, Luciano D’Alfonso, ha fatto retromarcia, rimangiandosi la clamorosa intervista di denuncia di un sistema poco trasparente, rilasciata nei giorni scorsi al collega Filippo Tronca.
Ma resta doveroso puntualizzare il fatto che quelle dichiarazioni il dottor Savini le ha realmente, chiaramente e liberamente pronunciate, quindi AbruzzoWeb ha svolto con onestà e trasparenza il suo lavoro.
La smentita, peraltro poco convinta, era prevedibile, vista la gravità delle affermazioni contenute nella sua intervista a questo giornale sulla gestione dei fondi del Por Fesr.
In alcuni punti del colloquio con questo giornale, successivamente alle interviste di rito di un evento che pubblicizzava il Por-Fesr 2014-2020, ci sono vere e proprie potenziali notizie di reato, soprattutto nell’affermazione su possibili richieste di canali privilegiati per accedere ai finanziamenti: “Ci sono ancora persone che bussano alla mia porta e che chiedono corsie preferenziali. Senza prosciutto in mano, certo, ma poco ci manca. È una mentalità che va sradicata definitivamente”, ha dichiarato.
Savini, 42 anni, romano ma originario di Roseto degli Abruzzi (Teramo), è uno degli alti dirigenti provenienti da fuori regione ingaggiati dal governatore, D’Alfonso, con rapporto fiduciario a chiamata diretta per riformare e rendere efficace la macchina amministrativa.
In virtù delle sue precedenti esperienze lavorative nei vertici dell’amministrazione pubblica, vanta amicizie importanti tra politici e funzionari ad alto livello ed è stato anche capo settore legislativo con l’attuale ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, quando quest’ultimo deteneva la delega ai Rapporti con il Parlamento nel precedente governo Letta.
C’è da sottolineare che il “chiarimento” è arrivato ieri sera al termine di una giornata convulsa e tesa, caratterizzata dal forte imbarazzo tra gli uomini più vicini di fiducia del governatore e dall’arrabbiatura di D’Alfonso che, da quanto si è appreso, ha avuto un confronto dai toni molto duri con il ‘suo’ dirigente, siparietti peraltro frequenti tra i due.
Nel pomeriggio di ieri, dopo che per ore l’intervista aveva fatto rumore nei palazzi regionali e non, si era addirittura fatta largo la voce di un’imminente e brusca interruzione del rapporto della Regione con Savini, con il licenziamento deciso da D’Alfonso.
Un epilogo poi smentito dai fatti alla luce di un leggero rasserenamento del governatore.
Anche perché Savini ha un contratto a tempo indeterminato da dirigente del ministero per lo Sviluppo economico ed è distaccato sulla base di un’intesa per 3 anni in Regione: potrebbe essere allontanato solo per inadeguatezza o per sue dimissioni volontarie, quindi la cacciata ipotizzata dall’inferocito D’Alfonso è un percorso decisamente accidentato.
Nei mesi passati i due avevano già avuto uno scontro emerso pubblicamente con un attacco di D’Alfonso nel corso di un importate vertice ministeriale, dopo il quale Savini avrebbe deciso di abbandonare l’incarico, mettendosi in malattia e staccando i telefoni, un’eventualità poi rientrata.
Il divorzio si è definitivamente consumato, invece, con l’altra collaboratrice del governatore presente al vertice ministeriale, Barbara Becchi, componente della segreteria e anche del Consiglio d’amministrazione di Saga, la società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo: una fedelissima di D’Alfonso, che ha deciso di abbandonare il suo posto dopo ripetuti diverbi con il suo capo.
È evidente che, nonostante la smentita, il caso è tutt’altro che chiuso.
Se un dirigente navigato ed esperto, nonostante la giovane età, come il 42 enne romano, figura apicale dello scacchiere del referenziato staff fiduciario di D’Alfonso, si esprime in quei termini ebbene qualche motivo ci sarà ed è auspicabile che fornisca i particolari a chi di competenza.
Crediamo, però, che debbano essere il governatore e la sua maggioranza a spiegare agli abruzzesi che cosa succede a livello di trasparenza nel sistema regionale e i motivi della denuncia da parte di un alto dirigente da lui scelto appena un anno fa “per modernizzare e rendere finalmente efficiente la Regione”, slogan più volte sventolato dalle parti della maggioranza.
A tale proposito, l’uscita di Savini apre una falla in seno al team di D’Alfonso chiamato a gestire la riforma della macchina: sia perché il rapporto di fiducia con il presidente, non informato dell’intervista, è ormai ai minimi termini, sia perché i collaboratori del governatore hanno preso le distanze con nettezza dal Savini-pensiero e la classe dirigente regionale si è sentita offesa da parole così dure. (b.s.)





